sabato, 28 Febbraio 2026
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L'intervista a Francesco Marino, segretario regionale dell’associazione Città dell’Olio

Oleoturismo in Sicilia, un settore in crescita: ma c’è ancora molto da fare

La Sicilia si colloca al terzo posto per attrattività nell’oleoturismo con una percentuale che si attesta al 20%. Lo dice l’ultimo rapporto promosso dall’Associazione Città dell’Olio Coldiretti e Unaprol, curato da Roberta Garibaldi. La nostra regione viene dopo la Toscana (29%) e la Puglia (28%) e supera realtà come l’Umbria (18%) e la Liguria (15%).

A livello nazionale, tra il 2021 e il 2024 la partecipazione alle esperienze legate all’olio extravergine di oliva è aumentata del 37,1% e 7 italiani su 10 lo considerano un simbolo del patrimonio culturale e paesaggistico nazionale. E’ un interesse che cresce sia nel mercato interno (il 70% degli italiani vorrebbe fare degustazioni con abbinamenti gastronomici) sia nei mercati esteri e in particolare in Germania, Francia, Austria, Svizzera e Stati Uniti. In Italia si trovano oltre 619 mila imprese olivicole e più di 500 cultivar, espressione di biodiversità e tradizioni millenarie.

Accanto a degustazioni, visite ai frantoi e acquisti in azienda, aumenta la richiesta di esperienze immersive come itinerari tra ulivi secolari, cene in uliveto (scelte dal 71%), percorsi culturali e visite a frantoi storici.
“L’oleoturismo, come evidenzia questo secondo rapporto, non è più una nicchia per appassionati, ma un pilastro della nostra economia rurale – dichiara il presidente di Unaprol e Vicepresidente nazionale Coldiretti David Granieri – Grazie alla spinta sulla multifunzionalità — dagli agriturismi alle fattorie didattiche, fino alla vendita diretta — i nostri olivicoltori non vendono solo un prodotto straordinario come l’olio Evo, ma offrono un’esperienza di civiltà”.

“Ogni bottiglia – prosegue David Granieri – racchiude il lavoro di chi presidia territori spesso difficili, preservando il territorio dall’abbandono garantendo la bellezza di quei borghi che sono il cuore pulsante del nostro Paese. Il turismo dell’olio si conferma uno strumento formidabile per contrastare lo spopolamento delle aree interne e per promuovere un turismo di prossimità, sostenibile e destagionalizzato.

Intervista a Francesco Marino, segretario regionale dell’associazione Città dell’Olio

La Sicilia si colloca al terzo posto tra le regioni più attrattive per l’oleoturismo con il 20% delle preferenze: quali strategie intende mettere in campo l’Associazione Nazionale Città dell’Olio per consolidare e far crescere ulteriormente questo posizionamento?

“La Sicilia nel turismo enogastronomico in generale, e nell’oleoturismo in particolare, gioca a ruolo di primaria importanza a livello internazionale, come confermano i dati recentemente presentati. L’Associazione Nazionale Città dell’Olio agisce come un ente strategico per la valorizzazione del paesaggio olivicolo e la promozione del turismo esperienziale attraverso azioni che mirano alla formazione degli operatori e alla creazione di itinerari ed eventi come la Camminata tra gli Ulivi o la Merenda nell’Oliveta”.

Il Rapporto evidenzia un forte interesse per esperienze immersive come cene in uliveto e visite a frantoi storici: quante aziende siciliane sono oggi strutturate per offrire questo tipo di servizi e quali investimenti sono ancora necessari?

“Questo è un dato su cui ancora bisogna molto lavorare perché ad oggi sono poche le aziende siciliane in grado di offrire servizi qualificati in termini di oleoturismo. Bisogna investire principalmente dal punto di vista strutturale adeguando le aziende a questo genere di attività tramite la creazione di spazi legati alla degustazione e all’ospitalità strettamente connessi però con l’attività agricola principale. Gli investimenti devono sostenere anche attività didattiche e offrire visite guidate nelle aziende e nei frantoi”.

Il Rapporto evidenzia un forte interesse dei mercati esteri — in particolare Germania, Francia, Austria, Svizzera e Stati Uniti — verso i viaggi enogastronomici in Italia: quali azioni di promozione internazionale sta mettendo in campo la Sicilia per posizionarsi come destinazione di riferimento dell’oleoturismo nel Mediterraneo?

“La Sicilia fortunatamente è già un nome che attrae molto dal punto di vista turistico; però quello oleoturistico è un settore relativamente recente e pertanto servono azioni mirate di promozione internazionale che ancora oggi purtroppo non sono al centro delle strategie proposte dalla Regione Siciliana in eventi internazionali come, per esempio, le fiere del turismo. Per noi è fondamentale spingere in questa direzione affinché che si investa su questo tipo di attività promozionale”.

Che ruolo può assumere l’oleoturismo per lo sviluppo delle aree interne in Sicilia? Sono stati avviati progetti in tal senso?

“L’oleoturismo può essere una delle strategie fondamentali per fermare lo spopolamento delle aree interne nell’ottica di quello che il Piano di Sviluppo Rurale regionale definisce multifunzionalità. Una delle criticità fondamentali degli ultimi anni è l’abbandono degli oliveti soprattutto nelle aree interne e marginali. Noi crediamo che queste aree possano resistere allo spopolamento se si attuano azioni legate alla multifunzionalità e all’oleoturismo nello specifico”.

Focalizziamo adesso la nostra attenzione sul capoluogo dell’isola: In che modo la provincia di Palermo può inserirsi nel grande “itinerario dell’olio” delineato dal Rapporto, valorizzando le proprie aree olivicole e i borghi dell’entroterra?

“La provincia di Palermo può giocare un ruolo di primaria importanza sul tema olio legato al turismo, proprio per la grande biodiversità di territori e di varietà olivicole che la caratterizzano. L’area occidentale della provincia è caratterizzata da cultivar come la Cerasuola, l’area interna da cultivar come la Biancolilla e l’area montana delle Madonie. Oltre a presentare olivi secolari di inestimabile valore, presenta anche delle cultivar di nicchia ma molto pregiate come per esempio la cultivar Crastu”.

In che modo la vostra associazione intende sostenere le piccole aziende olivicole del territorio nell’accesso ai servizi digitali, alla promozione online e alla commercializzazione delle esperienze oleoturistiche, così da intercettare i nuovi flussi di turisti interessati a percorsi autentici e di qualità?

“L’Associazione Città dell’Olio lavora in primo luogo sul tema della formazione. Siamo fermamente convinti che solo attraverso operatori adeguatamente formati si possa offrire un servizio di alta qualità. Quindi operatori che conoscano bene le lingue, che sappiano confrontarsi adeguatamente con i turisti, in grado di fornire informazioni adeguate in termini di patrimonio culturale e olivicolo territoriale”.

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