Sono partite dai social, da video e sfide che per settimane hanno infiammato TikTok, trasformando una tradizione popolare in una gara a chi riusciva a fare di più, a spingersi oltre, a conquistare visualizzazioni e consenso tra coetanei. È lì che i giovanissimi dello Zen 2 avevano annunciato quello che sarebbe accaduto: una notte di fuoco per “festeggiare” San Giuseppe, tra provocazioni, promesse e video girati nei giorni precedenti.
Poi, al tramonto, le parole si sono trasformate in realtà. Gruppi di ragazzini, molti con il volto coperto, hanno iniziato a muoversi tra i casermoni accendendo roghi ovunque fosse possibile. Le vampe, da sempre simbolo della festa, sono diventate veri e propri falò fuori controllo: fiamme alte oltre tre metri alimentate da cassonetti, mobili, elettrodomestici e qualsiasi materiale recuperato in strada. In pochi minuti il quartiere è stato avvolto dal fumo, mentre le piazze e le aiuole si trasformavano in bracieri e, in alcuni punti, partivano anche fuochi d’artificio.
Il bilancio della notte è pesante. Almeno cinque automobili sono state distrutte dalle fiamme. Non si esclude, tra l’altro, che alcune vetture siano state scelte deliberatamente, trasformando la copertura della tradizione in un’occasione per colpire obiettivi precisi.
Ad operare allo Zen 2, cordoni di forze dell’ordine. Polizia e carabinieri e un elicottero hanno presidiato le vie di accesso, cercando di contenere una situazione degenerata all’inverosimile. Ma ogni tentativo di intervento è stato ostacolato: sassaiole contro agenti e vigili del fuoco, costretti a operare in condizioni estremamente difficili per spegnere gli incendi. Una vera e propria guerriglia urbana, che ha reso complicato riportare la situazione sotto controllo.
A fare la differenza, quando ormai gran parte dei danni era stata compiuta, è stata la pioggia, arrivata nella notte a spegnere gli ultimi focolai. Ma a quel punto il quartiere era già stato devastato da ore di incendi continui, alimentati da gruppi di ragazzi che si spostavano rapidamente anche su biciclette elettriche, mantenendo vivi i roghi in più punti contemporaneamente.
Le scene sono state documentate dagli uomini della scientifica, che ora analizzeranno le immagini per identificare i responsabili. Un lavoro che si preannuncia complesso ma non inedito: già lo scorso anno episodi simili avevano portato alla denuncia e all’arresto di oltre dieci minori.




