mercoledì, 21 Ottobre 2026
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L'incidente avvenuto il 7 aprile 2025

Morte in minimoto del piccolo Thomas a Palermo, il padre patteggia un anno e due mesi

Un’accelerazione improvvisa, pochi metri percorsi e poi lo schianto contro un muretto. Il 7 aprile 2025, a Boccadifalco, la vita del piccolo Thomas Viviano, appena quattro anni, si interruppe dopo un tragico incidente con una minimoto a benzina.

Il bambino morì quattro giorni dopo il ricovero in ospedale. A distanza di oltre un anno, la vicenda giudiziaria arriva a una conclusione: il padre Antonino Viviano ha patteggiato un anno e due mesi di reclusione per omicidio stradale.

Il giudice per le indagini preliminari Claudia Rosini ha riconosciuto le attenuanti legate alle circostanze della tragedia e al rapporto affettivo tra padre e figlio. La pena concordata dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Gaetano Turrisi, con il consenso del pubblico ministero, ha evitato una condanna più pesante. Viviano non andrà in carcere per questa vicenda.

La tragedia a Boccadifalco e la corsa in ospedale

Quel pomeriggio Thomas si trovava davanti casa, in via Giovanni Bruno, una strada stretta della borgata palermitana. Il padre gli aveva regalato una Dirt Bike Mx10Ho, una minimoto a benzina dotata di rotelle laterali, e lo accompagnava mentre il piccolo provava a guidarla.

Viviano teneva il mezzo dal parafango posteriore quando il bambino accelerò all’improvviso. Il padre non riuscì a trattenerlo e la minimoto si allontanò, fino all’impatto contro un muretto.

«Non ho fatto in tempo a evitare che finisse così – aveva raccontato agli agenti della polizia municipale subito dopo l’incidente -. Ero con lui quando Thomas è finito contro il muretto. Stavo tenendo la minimoto dal parafango posteriore e mi è sfuggita».

Dopo lo schianto, i familiari e i soccorritori avviarono una corsa contro il tempo per salvare il bambino. I medici dell’ospedale Ingrassia lo intubarono e disposero il trasferimento all’ospedale dei Bambini. Qui un’équipe del Civico intervenne per ridurre l’edema cerebrale.

Thomas aveva riportato un gravissimo trauma cranico e diverse fratture al volto. Nonostante gli interventi dei medici, le sue condizioni non migliorarono. Il piccolo rimase quattro giorni in Rianimazione, fino alla morte. Ai funerali, centinaia di persone si strinsero attorno alla famiglia per salutare per l’ultima volta Tommy, condividendo il dolore dei genitori.

Le responsabilità del padre e la minimoto non omologata

Le indagini della sezione Infortunistica della polizia municipale hanno ricostruito la dinamica dell’incidente e approfondito le responsabilità del padre. Gli investigatori hanno accertato che la minimoto non era omologata per la circolazione su strada.

Nella decisione, il Gip ha evidenziato che Viviano aveva permesso al figlio, di appena quattro anni, di guidare il mezzo senza adeguate protezioni, a partire dal casco. Il giudice ha inoltre sottolineato che Thomas non aveva raggiunto l’età minima di 14 anni prevista per la guida.

Anche se il bambino aveva accelerato improvvisamente, sfuggendo al controllo del padre gli elementi raccolti hanno fatto emergere profili di colpa nella condotta di Viviano. La difesa ha chiesto il patteggiamento, ottenendo il consenso del pubblico ministero.

La pena inizialmente quantificata in due anni è scesa a un anno e nove mesi grazie alle attenuanti, per poi arrivare a un anno e due mesi con la riduzione prevista dalla legge per il rito scelto. La minimoto, sequestrata durante le indagini, è stata infine distrutta.

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