A oltre undici anni dalla tragica morte di Aldo Naro, il giovane medico palermitano ucciso nella notte del 13 febbraio 2015 all’interno di una discoteca del capoluogo siciliano, emergono le motivazioni della sentenza che ha assolto tre imputati coinvolti nel processo.
La Corte d’Assise di Palermo ha spiegato le ragioni dell’assoluzione di Francesco Troia, Gabriele Citarrella e Pietro Covello, i tre buttafuori accusati di omicidio preterintenzionale e prosciolti nel novembre scorso. Nelle oltre cento pagine di motivazioni, i giudici evidenziano come il lungo dibattimento non abbia consentito di raggiungere una certezza processuale sulla loro responsabilità.
«All’esito del lungo dibattimento – scrivono i magistrati – la corte d’assise ritiene che non possa formularsi un giudizio di colpevolezza degli imputati o anche di solo alcuno di essi». Secondo i giudici, il materiale probatorio raccolto durante il processo ha restituito «un quadro non univoco, confuso», caratterizzato da testimonianze spesso divergenti tra loro e da diverse ipotesi investigative che non hanno trovato un adeguato riscontro probatorio.
La vicenda riguarda una delle pagine più drammatiche della cronaca palermitana degli ultimi anni. Aldo Naro, neolaureato in Medicina e specializzando, venne aggredito durante una serata in discoteca. A causarne la morte fu un violento calcio alla testa sferrato mentre il giovane si trovava già a terra.
Per quell’omicidio è stato condannato in via definitiva Andrea Balsano, reo confesso. Il giovane ha sempre ammesso di avere colpito Naro, sostenendo però di non aver avuto l’intenzione di ucciderlo.
Diversa la posizione dei tre addetti alla sicurezza del locale. Per la Corte, infatti, gli elementi emersi nel corso dell’istruttoria non consentono di attribuire loro alcuna responsabilità penale con il grado di certezza richiesto dall’ordinamento.
I magistrati sottolineano inoltre come il trascorrere del tempo abbia inciso pesantemente sulla ricostruzione dei fatti. «A ostacolare il percorso dell’accusa – si legge nelle motivazioni – anche il lunghissimo tempo trascorso dai fatti, che ha molto diluito i ricordi, già assai confusi nell’immediatezza».
Nelle motivazioni viene affrontato anche uno degli aspetti più controversi dell’inchiesta: il sospetto che alcuni testimoni possano aver omesso o alterato dettagli importanti di quella notte. La Corte richiama l’ipotesi avanzata dall’accusa di un possibile accordo tacito tra alcuni amici della vittima per coprire qualcuno dei presenti o per giustificare il mancato intervento in difesa di Naro durante l’aggressione. Un’ipotesi che, tuttavia, non ha trovato conferme tali da poter essere valorizzata sul piano processuale.
«Al netto di tale supposto, possibile illecito accordo, finalizzato a coprire i veri responsabili dell’omicidio – osservano i giudici – ciò che è emerso al termine dell’istruttoria è che non è possibile ricostruire una unica realtà processuale con assoluta chiarezza».
Una conclusione che ha portato all’assoluzione dei tre imputati, sancendo l’impossibilità di affermarne la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio, principio cardine del processo penale italiano. Resta invece definitiva la condanna di Andrea Balsano, unico responsabile individuato con certezza dalla giustizia per la morte del giovane medico palermitano.

