giovedì, 26 Febbraio 2026
Il Quotidiano di Palermo - Testata telematica registrata al Tribunale di Palermo n.7/2025 Direttore responsabile: Michele Sardo

Il labirinto che porta al perdono

La Tempesta al teatro Biondo di Palermo: il percorso di redenzione nell’opera di Shakespeare

Si è svolta la prima, nella sala grande del teatro Biondo, l’opera La Tempesta di William Shakespeare. Lo spettacolo della durata di circa 100 minuti senza la pausa, è terminato tra gli applausi del pubblico palermitano e non.

Shakespeare si riallaccia al conflitto avvenuto alla fine del Quattrocento tra gli Aragona di Napoli e gli Sforza di Milano: Prospero, duca deposto, è vittima di una congiura orchestrata dal fratello Antonio. Costretto all’esilio, sull’isola egli sviluppa le sue arti magiche e, dopo oltre un decennio, scatena i marosi per attirare a sé i nemici e chiudere i conti con il passato.

La tempesta però non è soltanto un espediente narrativo, ma la manifestazione simbolica di un tumulto interiore. I superstiti, dispersi nella vegetazione fitta, si incontrano, si perdono e si ritrovano, in un continuo movimento che riflette un processo di conoscenza reciproca e, soprattutto, di scoperta di sé.

La scena si apre con un abito quattrocentesco da uomo sospeso in aria che viene tirato su non appena inizia l’opera quasi a mostrare il duca che Prospero era prima di arrivare sull’isola. Al centro del palco il regista Arias ha collocato un labirinto, evidente richiamo a quello di Minosse: uno spazio tortuoso da cui si può uscire solo seguendo un filo. Non quello di Arianna, bensì il filo della progressiva acquisizione di consapevolezza.

La costruzione, con muretti di diverse altezze, ha restituito con efficacia il senso della profondità e dello spazio, rendendo tangibile la dimensione mentale in cui si muovono i personaggi.

La tempesta di Shakespeare

La recitazione, volutamente impostata, ha valorizzato un uso del fiato e della parola. Graziano Piazza ha dato vita a un Prospero dalla voce suadente e qualche volta quasi soporifera, capace di modulare toni indagatori e pacati, frutto di una saggezza meditata. Il suo Prospero è insieme mago e demiurgo, sovrano dell’isola selvaggia ed ex duca colto e raffinato.

Splendido il Calibano di Rita Fuoco Salonia, selvatico e ferino. Il suo muoversi animale e l’iterazione con il pubblico hanno restituito tutta l’immediatezza shakespeariana del personaggio. Non da meno Guia Jelo nei panni di Ariel, lo spirito evanescente ed etereo. Il suo Ariel ha espresso con grazia la dualità tra il dovere di compiacere il suo padrone e il desiderio di libertà dal sortilegio che lo lega a Prospero. La leggerezza del personaggio accompagna tutta l’opera fino al momento dolce amaro della liberazione.

Miranda, interpretata da Rosaria Salvatico, è apparsa come una fanciulla candida, capace di guardare al mondo con occhi colmi di speranza, amore e curiosità. Sorprendente anche l’interpretazione di tutto l’affiatato cast: Federico Fiorenza, Fabrizio Indagati, Franco Mirabella, Marcello Montalto, Alessandro Romano. A completare l’opera il gioco di luci di Gaetano La Mela e i costumi di Daniele Gelsi, determinanti nella costruzione visiva dei personaggi.

Ma il cuore della vicenda non è la vendetta, è il perdono. La libertà riconquistata coincide con la remissione di ogni obbligo allo spiritello Ariel e con il ritorno in patria dei naufraghi, ormai assolti. Arias ha scelto di concentrare la regia su questo secondo aspetto, inteso non come semplice assoluzione, ma come conquista di una pacificazione interiore.

22.7 C
Palermo

Seguici sui social