La Palermo che siamo abituati a vedere sul grande schermo è quasi sempre quella monumentale del centro storico, ricca di contrasti antichi o segnata da narrazioni stereotipate. Con Ketticè, il suo nuovo lavoro cinematografico, Giovanni Tortorici sceglie invece di deviare radicalmente da questo percorso, portandoci nei quartieri residenziali, nelle periferie, nei campetti di periferia e nelle strade che appartengono alla quotidianità reale di chi questa città la vive ogni giorno.
Sullo sfondo di una Palermo del 2012, la pellicola in cui recita una strepitosa Monica Bellucci reduce dalla conquista del Pardo per la miglior interpretazione al 79° Locarno Film Festival, segue le vicende di Giulio, un sedicenne come tanti, sospeso tra un disinteresse cronico per la scuola, il mito del divertimento immediato e un dialogo con il mondo degli adulti ormai del tutto privo di ponti. Insieme a Ketty, figura imprevedibile e fuori da ogni condizionamento, il protagonista naviga attraverso un intero anno scolastico che appare denso ma al contempo immobile, dove gli eventi si susseguono in una sorta di presente indefinito.
Ciò che emerge con forza non è soltanto il racconto di un’età complessa come l’adolescenza, ma una riflessione profonda sulla qualità delle emozioni e dei punti di riferimento di una generazione. Il film mette in scena una gioventù concentrata sul soddisfacimento dei propri appetiti momentanei, dove le uscite, le serate in discoteca, i primi amori e le trasgressioni quotidiane sembrano appiattirsi in una routine incapace di generare vere svolte interiori.
Il registro narrativo sceglie deliberatamente di non giudicare dall’alto, ma di far emergere questo vuoto esistenziale attraverso scelte stilistiche precise. La colonna sonora, imponente ed esagerata, si contrappone alla banalità dei gesti di tutti i giorni, trasformando una semplice passeggiata o un giro in motorino in un momento quasi barocco. È proprio questo contrasto tra una superficie visiva e sonora così carica e la povertà di contenuti ideali dei personaggi a restituire la cifra interpretativa dell’opera.
Accanto alla freddezza della disillusione, si scorge tuttavia la necessità disperata dei ragazzi di trovare un proprio spazio nel mondo. Quando gli adulti smettono di ascoltare o parlano una lingua incomprensibile, il gruppo dei coetanei e l’affetto esclusivo diventano l’unico rifugio possibile, il solo luogo in cui provare a definirsi.
Grazie all’interpretazione dei giovani attori palermitani e a una regia attenta ai dettagli visivi e formali, l’opera seconda di Tortorici si conferma un esperimento cinematografico rigoroso. Più che cercare risposte o facili consolazioni, il film consegna allo spettatore un’immagine nitida, scomoda e profondamente autentica su cosa significhi crescere tra le contraddizioni della nostra città.
A Palermo il film è visibile al Cine Aurora, al Marconi e all’E-Planet La Torre. Tra i protagonisti, oltre a Monica Bellucci, Salvatore Gallina, Rachele Testagrossa e Tommaso Cristiano Wirz.


