mercoledì, 18 Febbraio 2026
Il Quotidiano di Palermo - Testata telematica registrata al Tribunale di Palermo n.7/2025 Direttore responsabile: Michele Sardo

Convegno nel capoluogo siciliano

Immagine e benessere a Palermo: tra le priorità c’è la lotta all’abusivismo

2400 imprese attive in Camera di Commercio come Palermo Città Metropolitana con codice Ateco 96 cioè, “Cura alle Persone”: 700 sono parrucchieri per uomo, 120 sono manicure, 45 sono spa, 350 sono centri estetica mentre il resto è costituito da parrucchieri per donna. Sono i numeri di Confesercenti Palermo “Area immagine e benessere” che di recente, come riporta un comunicato, si è riunita insieme alle istituzioni per un convegno nel corso del quale, oltre alle cifre emerse durante l’incontro, si è discusso delle esigenze della categoria.

A presiedere all’importante appuntamento, sono stati Tony Oneto e Salvo Lo Coco, rispettivamente responsabili “Area immagine e benessere” di Confesercenti Palermo per i barbieri e i parrucchieri. Sono intervenuti: l’assessore comunale alle attività produttive Giuliano Forzinetti e Ottavio Zacco, presidente VI Commissione Attività produttive del Comune di Palermo. Presenti anche Vincenzo Noto, responsabile Crias Palermo e i dirigenti di Confesercenti Palermo: la presidente Francesca Costa, il direttore Salvo Basile, il responsabile dell’area formazione Vincenzo Lo Monte che ha illustrato il progetto per i tirocini all’interno delle attività, Francesco Costantino, responsabile area credito Confesercenti Sicilia, e Angelo Capitummino, vicepresidente Nazionale Fipac.
Nunzio Reina, responsabile regionale area attività produttive di Confesercenti e vicepresidente vicario delle Camere di Commercio di Palermo ed Enna, ha avanzato alcune proposte alle istituzioni.
Reina chiede tra le altre cose di regolamentare le nuove aperture, consentire l’accesso alla piattaforma Crias per le agevolazioni di “Più Artigianato”, rendere più agevole il subentro dei figli nelle attività e intensificare i controlli per contrastare l’abusivismo.

Intervista a Nunzio Reina

Avete chiesto al comune di Palermo di regolamentare le nuove aperture: quali criteri proponete per evitare la concentrazione eccessiva di attività nelle stesse zone della città?

“Negli ultimi tempi, con la liberalizzazione che ha riguardato il nostro settore, si stava verificando una cosa sgradevolissima: oltre ai numeri che sono superiori a quelli degli abitanti delle circoscrizioni, abbiamo locali che si trovano uno accanto all’altro. Prima il sistema prevedeva una distanza di 200 metri da un locale all’altro: sarebbe opportuno inserire questa clausola nel regolamento comunale e calcolare il numero degli abitanti delle circoscrizioni in relazione alle esigenze estetiche e sanitarie che per le quali può essere utile un barbiere, un parrucchiere, un centro di bellezza o di servizi alle persone”.

In che modo l’accesso alla piattaforma Crias per le agevolazioni “Più Artigianato” potrebbe concretamente sostenere barbieri e parrucchieri nel territorio?

“Noi come Confesercenti non eravamo accreditati a presentare le pratiche per l’accesso a questi bandi, concessi solo alle associazioni artigianali. Però, siccome Confesercenti, come statuto nazionale ha stabilito di rappresentare anche gli artigiani, riteniamo giusto che anche a noi sia concesso quell’accreditamento che ci permetta di lavorare e utilizzare un ufficio credito a cui possano rivolgersi le attività che hanno necessità di fare parte all’atto”

Il settore conta 2400 imprese nell’area metropolitana di Palermo: quali sono oggi le principali difficoltà economiche e gestionali che stanno affrontando le aziende del comparto?

“Un grosso problema riguarda la mancanza di reperibilità del personale e per questo vorremmo ripristinare la “bottega scuola”, cioè la formazione all’interno dei nostri locali come si faceva prima, perché solo in questo modo possiamo fare nascere l’amore e la passione per il lavoro che abbiamo tramandato nei tempi”.

“Altro grande problema è quello dell’Iva che mentre in tutta Europa è al 10% in Italia è al 22% e ogni 100 euro che incassiamo, concediamo 22 euro come prima tassazione allo Stato. Credo che sarebbe opportuno cominciare a parlare di un abbattimento e metterci a livello europeo al 10% per la tassazione dell’Iva”.

“Oltre a ciò, ci sono una serie di tassazioni pesanti, ma la cosa più complicata che viviamo è l’abusivismo. Molti soggetti lavorano in casa e addirittura, non essendoci controlli, abbiamo ravvisato che ci sono locali totalmente aperti e non fanno richiesta di Scia per mettersi in regola”.

“Su questo, a breve, comunicheremo anche ai giornali quale percorso che abbiamo intrapreso per supportaci a vicenda e denunciare l’abusivismo in questa città”.

A tal proposito, quali azioni chiedete alle istituzioni per tutelare le imprese regolari e garantire maggiore equità nel mercato?

“Al primo punto chiediamo una collaborazione con le forze dell’ordine affinché si cominci a lavorare contro il problema dell’abusivismo appunto, che per noi è una piaga non indifferente e su questo ci impegneremo per dare un supporto alle autorità preposte per intervenire già facendo dei filtri prima e dare nome e cognome di quelle che sono le attività abusive in questa città. Il tutto sarà fatto mantenendo l’anonimato di chi denuncia”.

“Al tempo stesso aiuteremo chi ha delle difficoltà a regolarizzarsi per potere continuare l’attività, ma ci impegneremo contro i furbi e contro chi lavora in nero e non fa niente per mettersi in regola”.

Avete parlato di favorire il subentro dei figli nelle attività: quali interventi normativi o amministrativi ritenete necessari per agevolare il ricambio generazionale?

“Noi abbiamo cercato di mettere in evidenza il ruolo dei negozi storici perché non vorremmo ne venisse meno la tradizione: con le regole attuali, un locale che è adeguato quando è in attività il padre, diventa poi inadeguato quando subentra il figlio. A questo punto, il comune ci ha promesso che interverrà con una forma di regolamento che permetterà la continuità dell’azienda, mantenendo le regole per tutto quello che riguardava la concessione primaria data al genitore. Basterà avere i requisiti morali e professionali per proseguire l’attività”.

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