
È in corso, negli spazi espositivi del “Centro d’arte Raffaello” in via Emanuele Notarbartolo 9/E a Palermo, la mostra dedicata a Salvador Dalì e Nicholas Stedman dal titolo “Il tempo immobile”, che ha ufficialmente inaugurato la rassegna “Storie e dialoghi”, concepita per celebrare il quarantesimo anno di attività della galleria fondata da Angelo Di Gesaro.
Inaugurata lo scorso 11 aprile, la bipersonale rappresenta il primo, emblematico capitolo del percorso che il “Centro d’arte Raffaello”, diretto da Sabrina Di Gesaro, ha scelto di intraprendere con lo storico e critico dell’arte Tanino Bonifacio, curatore dell’intera kermesse artistica in programma fino al prossimo 19 dicembre.
“Storie e dialoghi” ha ricevuto il patrocinio della Settimana delle Culture del Comune di Palermo, presieduta da Giorgio Filippone.
Il vernissage de “Il tempo immobile” – che rimarrà fruibile fino al 2 maggio prossimo – ha registrato una fortissima affluenza da parte del pubblico e la partecipazione istituzionale, tra gli altri, del sindaco di Palermo Roberto Lagalla e del consigliere comunale Antonio Rini.
L’ORGOGLIO E L’EMOZIONE DELLA GALLERIA PALERMITANA
“La mostra – dichiara la dottoressa Sabrina Di Gesaro – incarna pienamente lo spirito della rassegna e il percorso della galleria, tra memoria e visione”.
“Per noi – aggiunge – è motivo di grande orgoglio inaugurare la nuova stagione con un progetto che sintetizza il passato e rilancia con decisione il nostro impegno futuro”.
“Un lavoro – osserva – che nasce per suscitare nuove emozioni, rinnovando il nostro intento di offrire uno sguardo sempre più ampio, aperto e consapevole sul panorama artistico del Novecento e contemporaneo”.
“Salvador Dalì e Nicholas Stedman – afferma il direttore artistico della galleria – sono due talenti che, seppur distanti per contesto storico e linguaggio, condividono una tensione verso l’altrove: un tempo dilatato, immobile, che invita lo spettatore a una riflessione più profonda sulla condizione umana e sulla natura stessa dell’immagine”.
L’apertura della mostra ha rappresentato un momento molto significativo, che ha visto la partecipazione della famiglia Di Gesaro, protagonista di una storia imprenditoriale giunta alla seconda generazione capace di unire cultura, impegno e volontà di offrire sempre il massimo al pubblico e ai collezionisti d’arte in termini di qualità.
Lo stesso primo cittadino ha posto in evidenza il ruolo focale che la galleria, con le sue sedi – quella “storica” in via Resuttana 414 e, appunto, gli spazi di via Emanuele Notarbartolo 9/E – svolge nell’ambito culturale cittadino, ma con una forte vocazione cosmopolita ormai consolidata, nella promozione della bellezza e dell’arte.
All’evento era presente uno dei due protagonisti dell’esposizione, l’artista britannico Nicholas Stedman, apprezzato per la peculiarità della sua ricerca esistenziale attraverso la figura umana.

IL COMMENTO DEL CRITICO D’ARTE TANINO BONIFACIO
“Vivere l’opera di Nicholas Stedman – spiega Tanino Bonifacio – vuol dire entrare in un vero spazio della contemplazione sul senso della vita: la sua è una pittura che offre all’osservatore il tempo per riflettere sulla vertigine e gli impeti esistenziali dell’anima che viviamo quotidianamente”.
“Al centro della scena dell’opera pittorica di Nicholas Stedman – prosegue – c’è il corpo umano in movimento che produce danza, caduta e ascesa oppure la figura narrata nel momento intimo, quasi sacrale, che precede lo scatto dell’azione”.
La pittura di Nicholas Stedman è fondata su una lunga ricerca analitica e scientifica del fenomeno del corpo in movimento: danzatori, tuffatori e acrobati sono narrati iconograficamente attraverso il concetto e la poetica della “quiete dell’azione”, come racconta lo storico e critico d’arte.
“Un rinnovato ordine temporale – sottolinea – che prevede solo l’eternità di un’ora, ovvero una porzione di tempo immobile e bloccato nel quale nasce la germinazione dell’opera d’arte”.
Anche nell’opera del Maestro surrealista catalano Salvador Dalì il tempo ordinario, rigido e oggettivo, svanisce trasmutandosi in fenomeno strettamente psicologico, legato alla complessa dimensione umana del sogno.
Così, l’opera “Orologi molli” del 1971 diventa l’esplicita e potente metafora del concetto di tempo quale dimensione soggettiva, senza misura cronologica e generata esclusivamente dal vissuto onirico.
“Nell’universo di Salvador Dalí – conclude Tanino Bonifacio – il tempo smette di essere una cognizione meccanica e fisica per diventare un valore psicologico di derivazione freudiana, l’esplicito prodotto della memoria, dei desideri e delle pulsioni dell’inconscio”.
Il vernissage, impreziosito dall’accompagnamento musicale di Gerardo Vitale al sax e Francesco Amato al pianoforte, è stato ulteriormente allietato da un cocktail a cura di Treska cibo&convivio e da una degustazione vinicola dell’azienda Alessandro di Camporeale.
INFO E DETTAGLI
“Il tempo immobile” è fruibile anche sul sito raffaellogalleria.com; chi volesse visitarla in sede, potrà farlo tutti i giorni nei consueti orari di visita, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:30, con chiusura il lunedì mattina e nei giorni festivi.
Il programma procederà con un omaggio a Gianbecchina, dal 9 al 30 maggio, unico appuntamento fuori sede: la mostra sarà infatti ospitata nella Chiesa dei Santi Crispino e Crispiniano a Casa Professa.
Si proseguirà con Mario Schifano e Dario Schelfi dal 5 al 23 giugno e con Joan Mirò e Navarra dal 24 ottobre al 14 novembre.
L’ultimo appuntamento è previsto dal 21 novembre al 19 dicembre, con Renato Guttuso e Marco Favata.
Tutti gli eventi prevedono un ingresso libero.


