Sono trascorsi circa tre anni e mezzo da quando non c’è più e manca come se fosse scomparso ieri, ma l’evento che si svolgerà lunedì 12 gennaio non vuole commemorare la memoria di Giulio Zavatteri in quanto giovane vittima della droga, scomparso per un gioco crudele del destino, ma vuole fare in modo che la memoria diventi occasione di riflessione pubblica e di impegno concreto contro una delle emergenze più drammatiche e silenziose del nostro tempo: la dipendenza da sostanze, soprattutto tra i più giovani, troppo spesso anche minori.
S’intitola “Giulio è” il pomeriggio, promosso dall’associazione “La Casa di Giulio”, che, dalle 15 alle 19 di lunedì 12 gennaio, nell’aula magna “Vincenzo Li Donni” del Dipartimento di Scienze Economiche di viale delle Scienze, vedrà alternarsi diversi momenti artistici e musicali che vibreranno insieme su diverse frequenze.
A presentare il pomeriggio sarà Carmen Avellone, che poi ritroveremo a esibirsi con la sua splendida voce nel “Vito Giordano & Carmen Avellone Quartet”, formazione composta anche da Vito Giordano (Flugelhorn), Giuseppe Preiti (piano) e Marco Gaudio (contrabbasso). Altro momento da non perdere sarà quello offerto dal “Mediterranean Ensemble” con il soprano Chiara Lidia Giacopelli, il violino I di Mariangela Lampasona, il violino II di Girolamo Lampasona, la viola di Riccardo Botta e il violoncello di Daniela Santamaura.
Momenti musicali che saranno, però, anticipati da Igor Scalisi Palminteri che racconterà Giulio dal punto di vista artistico, dando poi la parola a Francesco Zavatteri per alcuni cenni biografici sull’artista, la cui opere, più di 109, saranno riunite in una mostra che, dopo essere presentata in occasione di questo evento resteranno esposte sino al 16 gennaio negli spazi vicini all’aula, e si potranno ammirare tutti i giorni dalle 9 alle 19.
”I ragazzi di Ballarò” è, invece il titolo dello spettacolo teatrale, prodotto da “Raizes Teatro” di Alessandro Ienzi, che porterà verso la conclusione del pomeriggio. In scena Federica Lucia Gurrieri e William Caruso.
«Sarà un pomeriggio pieno di tante tessere che comporranno un mosaico di emozioni – afferma Francesco Zavatteri, papà di Giulio, ma anche presidente dell’associazione “La Casa di Giulio” -. Innanzitutto la mostra: una promessa che avevo fatto a Giulio con il quale avevo concordato che, se mi avesse realizzato 100 opere, gli avrei organizzato una mostra. Ovviamente il mio intento era distrarlo dalla seduzione delle sostanze non facendolo annoiare quando era a casa. Lui accolse e vinse la scommessa, quindi dovevo tenere fede a questa promessa. Poi Igor Scalisi, che Giulio ammirava molto e voleva conoscere, ma che non fece in tempo perché non ci fu mai tempo da entrambe le parti. Igor sarà con noi per parlare dell’arte di Giulio».
Un evento, quello di lunedì 12, che vuole servire anche come occasione per stimolare le istituzioni.
«Vogliamo rinnovare l’impegno con le istituzioni affinché si attivino nel modo più veloce possibile per realizzare i servizi che ancora mancano. Quello che non si capisce – aggiunge Zavatteri – è che siamo davanti a un problema di fragilità che va risolto a monte, sia quello dei ragazzi che delle famiglie, da affrontare soprattutto con la prevenzione. Commemorare Giulio, oggi, significa non tacere, non voltarsi dall’altra parte, non accettare che la dipendenza venga considerata un destino inevitabile. Significa affermare che, dietro a ogni ragazzo che, c’è una fragilità da curare, una famiglia da sostenere, una comunità che deve assumersi la propria parte di responsabilità. Perché la memoria, se non è viva, rimane solo dolore. Diversamente, può diventare speranza».



