Più di un’ora di musica intensa, vera, sincera. Questo il concerto di Frida Bollani Magoni (o più semplicemente, Frida) andato in scena a Palazzo Steri nell’ambito della rassegna organizzata dal Brass Group, “Musiche del nostro tempo”.
Da sola (accompagnandosi con pianoforte, sintetizzatori e loopstation) con una vocalità tecnica ed espressiva o in compagnia del vibrafonista britannico Mark Glenworth, la giovane artista si è concessa al pubblico palermitano in un mix tra pezzi propri e reinterpretazioni di successi nazionali ed internazionali. Reinterpretazioni nelle quali Frida non ha soltanto riprodotto delle cover, ma le ha stilizzate pur senza stravolgerle. Ecco, quindi, che sentirle intonare Futura di Lucio Dalla o La cura di Franco Battiato senza che quelle stesse canzoni diventassero un continuo confronto con le versioni originali, è già di per sé un grande successo.
L’errore da non commettere, infatti, è pensare Frida Bollani Magoni come l’estensione artistica naturale dei suoi genitori. Perché, se da un lato è vero che dal padre (Stefano Bollani, n.d.r.) ha ereditato la passione per il pianoforte e dalla madre (Petra Magoni, n.d.r.) quella per il canto, il suo percorso musicale ed il suo stile in continua formazione le stanno permettendo di affrancarsi dalla semplice etichetta di figlia d’arte. Ed il tempo è tutto dalla sua parte.



