La televisione pubblica dovrebbe essere il luogo del confronto, non quello della resa dei conti. E invece quanto accaduto ieri sera su Far West, il programma del giornalista palermitano Salvo Sottile su Rai 3, non sembra aver rispettato questi canoni.
Il tema era di quelli che impongono misura ed equilibrio: l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, una vicenda che da anni divide l’opinione pubblica e alimenta dibattiti giuridici e mediatici. La trasmissione ha proposto per gran parte della puntata un confronto interessante tra gli avvocati Bocellari e Tizzoni, con opinioni pacate e mirate a comprendere meglio la dinamica dell’omicidio. Poi, nel finale, la brusca virata.
Salvo Sottile annuncia un servizio dedicato alla direttrice del settimanale Giallo, Albina Perri, cambiando registro all’ottima puntata ma anche al tono che non è più pacato. È una vera e propria incursione, prima in un garage poi in un locale pubblico, quella portata avanti da un’inviata del format, costruita su accuse frontali di presunte fake news, con modalità che ricordano più certe dinamiche da tv d’intrattenimento che un programma d’inchiesta della Rai.
La scena dell’inviata che, con microfono alla mano, incalza la Perri, rea di essere la “regina delle fake news” sul caso Garlasco, sembra orchestrata più da un programma in stile “Le Iene” che da un format giornalistico di approfondimento targato Rai. Un’accusa pesante a scapito della direttrice di un giornale che ha generato un reiterato “no comment” e che è apparsa a molti sproporzionata e forzata, se non deliberatamente provocatoria.
Qui non è di certo in discussione il diritto di critica ma il metodo quasi inquisitorio usato. C’è infatti una differenza sostanziale tra il fact checking argomentato e l’agguato mediatico. Tra la confutazione documentata e la gogna televisiva. Quando una redazione attacca un’altra redazione con quel tono, soprattutto quando si è più forti dal punto di vista mediatico (Rai contro la rivista Giallo), il rischio è non solo di incrinare quel principio di colleganza che, seppur di fronte a divergenze, dovrebbe restare cardine della deontologia professionale di ogni giornalista, ma anche di abusare del proprio potere.
Si può ritenere che Albina Perri talvolta scelga titoli forti, si può criticare la linea editoriale di “Giallo”, si può persino contestarne l’impostazione sul caso di Garlasco. Ma il punto non è il merito delle opinioni: è, ribadiamo, il metodo.
Sottile avrebbe potuto invitare la collega in studio, confrontarsi con lei, smontare tesi con documenti alla mano, offrendo un contraddittorio “democratico” e civile. Inseguire e incalzare, con un’imboscata che strizza l’occhio a modelli più da satira d’assalto che da approfondimento giornalistico, è apparso molto discutibile e sa tanto di resa di conti per alcune critiche mosse in passato dalla Perri nei confronti della trasmissione. Un sospetto che più di “Far West” sa di “Far Gossip” e che non può e non deve diventare la regola.




