Dalla mafia alla droga, i verbali del neo collaboratore di giustizia Alessio D’Agostino aprono uno squarcio sugli equilibri del mandamento di Brancaccio. Finora, le sue dichiarazioni avevano riguardato soprattutto Salvatore Verga, considerato un boss emergente del mandamento di San Lorenzo e indicato come responsabile della serie di attentati ai danni di commercianti e imprenditori.
Ora D’Agostino racconta ai magistrati anche dinamiche, rapporti e affari che riguarderebbero la cosca di Brancaccio. Le sue dichiarazioni chiamano in causa persone già detenute e altri soggetti ancora liberi.
I verbali del neo collaboratore
A giugno D’Agostino parla davanti ai pubblici ministeri Francesca Dessì e Giacomo Brandini. Tra i nomi che emergono c’è quello di Antonino Marino, che, secondo il collaboratore, «aveva ottimi rapporti con Ignazio Cinà», entrambi arrestati lo scorso aprile.
D’Agostino racconta di aver conosciuto Marino nel 2017, durante la detenzione al carcere Pagliarelli, dove lo chiamavano «il parrucchino». Dopo la scarcerazione da Siracusa, i due si sarebbero incontrati nuovamente a Palermo, quando D’Agostino frequentava Francesco Capizzi, anche lui coinvolto nel blitz. «Parlavano di fumo», racconta il collaboratore.
I Sacco, zio e nipote, a Brancaccio
Ignazio Cinà sarebbe entrato nella squadra di Carmelo Sacco, nipote del boss Antonino, dopo gli arresti di Capizzi e Filippo Bruno. Il collaboratore sostiene inoltre che Cinà «aveva il nulla osta da Sacco per vendere cocaina e hashish a qualche piazza di spaccio».
D’Agostino racconta di aver conosciuto Cinà nel 2022, quando l’uomo si presentò a casa sua insieme a Carmelo Sacco. L’abitazione si trovava in corso dei Mille. Prima di quell’incontro, D’Agostino aveva contattato Sacco tramite Facebook chiedendogli di andare a trovarlo.
«La prima volta da solo mi aveva dato 100 euro – racconta – gli avevo detto di voler lavorare, quindi lui s’era reso disponibile anche se in quel periodo non era al comando della zona perché c’erano Arduino e Giancarlo Romano».
Giuseppe Arduino ha ricevuto lo scorso anno una condanna a 18 anni di carcere. Dopo la scarcerazione nel 2020, al termine di nove anni di detenzione, avrebbe assunto la guida del mandamento di Brancaccio. Giancarlo Romano, invece, è stato ucciso nel febbraio 2024 durante uno scontro per il controllo delle scommesse clandestine.
Dopo il primo incontro organizzato attraverso Facebook, Sacco sarebbe tornato a casa di D’Agostino insieme a Cinà e a un altro uomo palermitano di origine africana. Il collaboratore lo descrive come il referente per la fornitura di «fumo», che lui avrebbe poi venduto al dettaglio con l’autorizzazione di Carmelo Sacco.
D’Agostino riferisce di conoscere invece soprattutto per sentito dire Antonino «Nino» Sacco. «Lo zio Nino l’ho conosciuto nel 2013 in carcere ed è considerato da tutti il capo mafioso del quartiere».
Il collaboratore racconta anche di alcuni contatti avuti con Bruno quando si trovava in carcere. «Mi aveva detto che loro avevano la gestione di tutto accompagnando la frase con un gesto della mano», riferisce. Carmelo Sacco «parlava in nome e per conto dello zio».
Come funzionavano le piazze di spaccio
Nei verbali D’Agostino descrive anche il meccanismo attraverso cui, secondo il suo racconto, funzionavano le piazze di spaccio.
«Una piazza di spaccio funziona in questo modo: il capo piazza acquista una fornitura che poi smercia al dettaglio attraverso i pusher che vengono pagati a giornata, dai 30 ai 100 euro, e questi ogni giorno poi consegnano i guadagni al capo piazza».
Il collaboratore spiega che i fornitori consegnavano nuova droga dopo il pagamento delle forniture precedenti. Capizzi, Bruno e Randazzo, secondo il suo racconto, si occupavano invece di raccogliere il denaro dai capi piazza destinato a Carmelo Sacco.
Non tutti, però, avrebbero rispettato gli accordi. «Tutti facevano le corna nel senso che compravano da altre parti… pure da me che io vendevo sottobanco», racconta D’Agostino, spiegando che vendeva a prezzi più bassi rispetto ad altri fornitori.
Cocaina e Telegram
Tra i nomi citati nei verbali compare anche Paolo Filippone, arrestato lo scorso aprile. D’Agostino racconta che Filippone «aveva ottimi rapporti con Carmelo Sacco», che gli avrebbe dato il nulla osta per vendere cocaina in corso dei Mille.
Filippone, secondo il collaboratore, utilizzava anche Telegram per gestire la propria attività. Il suo nickname sarebbe stato «Ferrari», accompagnato dall’immagine della casa automobilistica.
«Aveva un bel giro di cocaina e di ottima qualità con clienti facoltosi», racconta D’Agostino. Sacco, aggiunge, gli avrebbe riservato un trattamento di favore, senza chiedergli denaro né imporgli una fornitura, perché Filippone disponeva di propri fornitori.
D’Agostino parla inoltre di una consistente attività di vendita di hashish, circa 50 chili al mese. Per le consegne Filippone avrebbe utilizzato due ragazzi, uno durante il giorno e uno durante la notte, pagando ciascuno 300 euro a settimana.
Il meccanico e la ricerca delle microspie
Nei racconti del collaboratore compare anche un ruolo più defilato, quello di Ignazio Testa, che D’Agostino descrive come «il meccanico di piazza Scaffa».
Tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025 Testa avrebbe trovato una microspia sull’Honda SH di Carmelo Sacco. La scoperta avrebbe preoccupato gli appartenenti al gruppo. D’Agostino sostiene inoltre che Testa fosse disponibile a controllare i mezzi alla ricerca di eventuali microspie: «Io stesso gli ho portato il mio motorino per farlo controllare».
La barba e l’ingresso nell’organizzazione
Infine, D’Agostino racconta un episodio che riguarda i rapporti interni alla famiglia Sacco. «Con Bruno e Randazzo abbiamo parlato più volte del fatto che è stato Nino Sacco a inserire Carmelo Sacco nell’organizzazione mafiosa».
Bruno gli avrebbe raccontato che Nino Sacco aveva imposto a lui e a Randazzo di tagliarsi la barba per entrare nel sodalizio mafioso, perché non gradiva che la portassero. Dopo l’omicidio di Giancarlo Romano, conclude il racconto, il ritorno di Sacco avrebbe coinciso anche con un cambio di stile all’interno degli equilibri criminali di Brancaccio.


