domenica, 8 Febbraio 2026
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Il tecnico toscano ha comunque salutato i tifosi alla fine della partita

Dionisi fischiato al Barbera: il confine sottile tra contestazione e mancanza di rispetto

Al Barbera, ieri, non è andata in scena soltanto una partita di calcio. Palermo-Empoli è stata anche una resa dei conti emotiva, uno di quei momenti in cui il tifo rosanero, capace come pochi di trascinare e accendere, ha mostrato il suo volto più spigoloso. I fischi, e non solo, indirizzati ad Alessio Dionisi, fatti da una parte dei circa 25 mila presenti, hanno superato il confine della normale contestazione sportiva, lasciando un retrogusto amaro che va oltre il risultato finale.

È indubbio che la stagione passata di Dionisi sulla panchina del Palermo sia stata deludente. Le aspettative erano alte, il progetto ambizioso, e il campo ha spesso raccontato un’altra storia. Errori, limiti, scelte e cambi discutibili: tutto vero e legittimo da analizzare e criticare. Ma il tempo del giudizio, quello vero, dovrebbe coincidere con la fine di un percorso, non trasformarsi in un processo permanente che riaffiora a distanza di mesi, quando il protagonista di turno torna da avversario.

I fischi di ieri di una parte del tifo rosanero non sono sembrati una semplice manifestazione di dissenso, bensì una presa di posizione personale eccessiva, una condanna senza appello che sconfina quasi nel bullismo. E questo stride con ciò che Dionisi ha rappresentato e dichiarato nel suo rapporto con Palermo. Il tecnico toscano non ha mai nascosto la sua ammirazione per il pubblico del Barbera, ribadita anche alla vigilia di questa gara. Parole sembrate sincere che rendono ancora più difficile la spiegazione di una reazione così dura e sproporzionata.

Colpisce, in questo senso, il comportamento dello stesso Dionisi. Al termine della partita, mentre dalla Curva Sud piovevano fischi, l’ex allenatore rosanero uscendo ha comunque salutato il pubblico alzando la mano. Un gesto semplice, forse istintivo, sicuramente non facile. Il volto non era allegro, e sarebbe strano il contrario, ma quel saluto è sembrato il segno di chi, nonostante tutto, riconosce l’importanza di una piazza che ha vissuto e che continua a rispettare. Un dettaglio che avrebbe meritato, se non applausi, quantomeno silenzio.

Siamo sicuri che Alessio Dionisi sia l’unico colpevole della stagione deludente dello scorso anno?

Paradossalmente, proprio la partita ha restituito l’immagine di un allenatore che, al netto delle valutazioni sul suo passato a Palermo, sa dare un’identità alla squadra che guida. L’Empoli si è presentato al Barbera ben messo in campo, organizzato, capace di passare in vantaggio e di rimanere dentro la gara anche dopo la rimonta rosanero. Il 2-2 trovato con personalità ha confermato come quella toscana fosse tutt’altro che una squadra arrendevole. Solo il rigore trasformato da Pohjanpalo ha chiuso i conti, al termine di una partita vinta dal Palermo ma non senza sofferenza.

Il punto, allora, non è difendere Dionisi né riscrivere una stagione che resta sotto gli occhi di tutti e che forse non ha un unico colpevole. Il punto è interrogarsi sul senso di certi atteggiamenti. Palermo è una piazza passionale, viscerale, capace di slanci straordinari e di critiche feroci. È parte della sua identità. Ma proprio perché il Barbera è spesso citato come uno stadio che sa riconoscere l’impegno, il lavoro e anche la dignità di chi sbaglia, episodi come quello di ieri pongono una domanda scomoda: dove finisce la legittima contestazione e dove inizia l’accanimento?

Alessio Dionisi

Il calcio vive di memoria corta, è vero. Zamparini docet. Ma vive anche di cultura sportiva, di rispetto dei ruoli e delle persone. Fischiare un ex allenatore solo perché simbolo di una stagione negativa rischia di essere una scorciatoia emotiva che non fa bene a nessuno, né a chi la subisce né a chi la pratica.

Rivisitando una vecchia frase di Delio Rossi, un ex tecnico molto amato all’ombra del Monte Pellegrino, i fischi passano, i risultati restano. Ma certi gesti raccontano molto di più di una partita di calcio. Passione ed entusiasmo 10, sensibilità e buonsenso 2.

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