lunedì, 5 Ottobre 2026
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Lavoro, casa, sanità e scuola: la Festa dell’Unità rilancia i progressisti. Ora servono un programma comune e radici nei quartieri

Da Palermo la sfida alle destre: Schlein rilancia, i progressisti alla prova

La sfida alle destre passa da una domanda che riguarda direttamente l’Italia e la Sicilia: chi può restituire dignità e fiducia a chi oggi si sente escluso? Elly Schlein ha alzato il livello dello scontro con Giorgia Meloni. Ma per il campo progressista il passaggio decisivo è trasformare l’opposizione in una proposta di governo. Contrapporre le politiche del centrodestra di governo a un’alternativa di centrosinistra. La Festa dell’Unità di Palermo offre un’occasione per cominciare a misurare questa ambizione.

Alla direzione nazionale del Pd del 2 ottobre, Schlein ha accusato il governo di avere fallito e ha sollecitato il ritorno alle urne. Meloni ha replicato contestando le sue affermazioni. Il confronto fra le due leader rende evidente la distanza politica, ma lascia aperta la questione che dovrebbe guidare il centrosinistra: quali cambiamenti offrire agli italiani e come riempire l’agenda politica?

Per rispondere, i progressisti devono scegliere un terreno riconoscibile. Il potere d’acquisto dei salari, l’accesso alle cure, il costo della casa e le opportunità dei giovani possono tenere insieme una coalizione più dell’avversario comune. Sono le questioni sulle quali costruire un’alternativa al governo nazionale e alle amministrazioni siciliane guidate dal centrodestra.

La scelta di Pedro Sánchez di riportare anticipatamente la Spagna al voto richiama anche questo problema: una politica progressista ha bisogno di un sostegno abbastanza forte da tradurre gli obiettivi sociali in decisioni. Il confronto spagnolo offre uno spunto; la risposta italiana deve nascere dai bisogni e dalle contraddizioni del Paese.

A Palermo, la tre giorni di Villa Filippina si è chiusa con oltre 9.500 presenze, quindici incontri e sessanta relatori, secondo il bilancio degli organizzatori. È un segnale di partecipazione che merita attenzione. Il suo valore politico, però, dipenderà da ciò che verrà dopo: dalla continuità del confronto e dalla capacità di raggiungere anche chi non frequenta le feste di partito.

Nel videomessaggio alla manifestazione, Schlein ha indicato democrazia, diritti, pace, lavoro dignitoso, sanità e scuola pubblica. Ha ricordato le insegnanti di Borgo Nuovo, in modo esemplificativo, impegnate contro la dispersione scolastica e riportando il discorso dentro una periferia concreta. È da luoghi come questo che una proposta progressista può acquistare credibilità: dove il futuro dei ragazzi dipende anche dalla presenza di servizi, spazi e opportunità.

Per la Sicilia, la sfida al governo Schifani dovrebbe partire da un programma capace di incidere sulla vita quotidiana. Sulla sanità servono obiettivi verificabili per l’assistenza territoriale e i tempi di accesso alle prestazioni. Sul lavoro occorre collegare formazione, investimenti e occupazione stabile. Sui trasporti bisogna indicare come rendere raggiungibili scuole, ospedali e luoghi di lavoro. Le proposte devono permettere ai cittadini di distinguere ciò che compete alla Regione da ciò che richiede decisioni nazionali.

A Palermo, il confronto con l’amministrazione Lagalla deve avere la stessa concretezza. Trasporto pubblico, pulizia, manutenzione, politiche abitative e servizi nelle periferie sono i terreni sui quali formulare impegni e chiedere conto dei risultati. Una coalizione alternativa dovrebbe spiegare quali priorità sceglierebbe, come impiegherebbe le risorse e quali tempi si darebbe.

Il confronto conclusivo della Festa dell’Unità fra le forze del campo largo è stato orientato alla costruzione di un programma condiviso per le prossime elezioni. È un punto di partenza utile, purché il lavoro prosegua prima che la discussione venga assorbita dalle candidature.

Pd, Movimento 5 Stelle, Avs, Controcorrente e riformisti devono rendere espliciti gli accordi possibili e affrontare le divergenze. L’unità diventa convincente quando produce scelte comprensibili: quanto investire nei servizi pubblici, quali strumenti adottare contro la precarietà, come sostenere il diritto all’abitare, quali garanzie pretendere nella selezione della classe dirigente. È questo lavoro che può dare consistenza alla promessa di cambiamento.

Anche la sicurezza deve entrare pienamente nell’agenda progressista. Proteggere le persone dalla violenza e dalla criminalità, sostenere chi denuncia e garantire presenza pubblica nei territori sono responsabilità essenziali. A Palermo e in Sicilia, la lotta alle mafie deve tradursi anche in amministrazioni trasparenti, controllo degli appalti e opportunità per chi rifiuta dipendenze e ricatti.

La credibilità si misura poi nelle scelte interne. I progressisti possono chiedere fiducia se adottano criteri rigorosi per candidature e incarichi, ascoltano i territori e consentono ai cittadini di verificare gli impegni. Le differenze rispetto alle destre devono emergere anche dal modo di esercitare il potere.

La strada indicata da Schlein può trovare in Sicilia un banco di prova importante. Alla partecipazione di Villa Filippina deve seguire un lavoro nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nei quartieri, insieme a sindacati, associazioni e cittadini lontani dalla politica. L’obiettivo è conquistare una fiducia più ampia di quella già raccolta fra i propri sostenitori.

La sfida a Meloni, Schifani e Lagalla diventerà forte quando i progressisti sapranno presentare un progetto comune, sostenibile e verificabile. Da Palermo può partire questo impegno: rendere la sanità accessibile, il lavoro dignitoso, la casa una possibilità reale e le periferie parte piena della città. È su queste scelte che l’alternativa deve chiedere consenso.

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