venerdì, 21 Agosto 2026
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Resta da ricostruire la catena del contagio. In Italia non si registravano focolai da anni

Caso difterite a Palermo, allarme dell’infettivologo: batterio può circolare tra portatori sani

La tragedia che ha ucciso la piccola Annarosa, 4 anni, deceduta all’Ospedale dei Bambini Di Cristina di Palermo apre nuovi e complessi interrogativi sulla presenza del batterio della difterite nel nostro Paese. Sulla vicenda è intervenuto l’infettivologo Antonio Cascio, direttore dell’unità di Malattie infettive del Policlinico di Palermo, per chiarire sia le enormi difficoltà diagnostiche affrontate dai sanitari, sia le dinamiche di trasmissione di una patologia considerata ormai debellata da decenni in Italia.

L’esperto ha respinto con fermezza l’ipotesi di sviste o errori da parte dei medici che hanno preso in cura la piccola nelle fasi iniziali della malattia. Le prime manifestazioni della difterite risultano infatti del tutto sovrapponibili a quelle di una comune e banale tonsillite o di una frequente infezione influenzale. In un contesto epidemiologico in cui la patologia non si presenta da moltissimo tempo, è estremamente complesso per un clinico ipotizzare fin da subito un quadro così raro e severo, soprattutto di fronte a sintomi aspecifici come mal di gola, febbre e inappetenza.

Resta da ricostruire la catena del contagio, un vero e proprio enigma dato che in Italia non si registravano focolai da anni.

«Il batterio della difterite potrebbe ancora circolare e possono esserci portatori sani, dunque inconsapevoli – sottolinea il professore Antonio Cascio, direttore dell’unità di Malattie infettive del Policlinico di Palermo, intervenendo sul caso della bambina morta all’ospedale Di Cristina di Palermo per difterite -. Non ci sono casi di difterite in Italia da tantissimi anni – spiega Cascio – ed è difficile capire come la bambina possa essere entrata in contatto con il batterio. La malattia – sottolinea l’infettivologo – è stata debellata, ma non sono state effettuate indagini per capire se il batterio continui a circolare tra la popolazione».

Una possibilità legata anche alla presenza di eventuali portatori sani, persone che possono avere il batterio senza manifestare sintomi e che quindi potrebbero trasmetterlo inconsapevolmente. Per Cascio particolare attenzione dovrà essere riservata a chi è entrato in contatto con la piccola. «Il rischio è abbastanza elevato per chiunque possa essere entrato in contatto con lei, ancora di più se non vaccinato – afferma -. Sicuramente adesso verranno tracciati gli spostamenti e le persone più a rischio saranno sottoposte a profilassi preventiva. I componenti del nucleo familiare non vaccinati verranno sottoposti a vaccinazione».

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