Dai trattori a Bolognetta allo stato di agitazione delle marinerie, dei camionisti e dei tassisti, il mondo produttivo dell’isola chiede interventi immediati alla Regione per evitare il collasso
Il comparto primario della Sicilia si ritrova spinto al limite da una pressione finanziaria non più sostenibile, con il prezzo dell’energia che sta mettendo a rischio il futuro di intere filiere alimentari. Nella giornata di oggi, lunedì 28 settembre, le piazze e le arterie stradali dell’isola tornano a popolarsi per dare voce all’esasperazione dei lavoratori, uniti in un grido d’allarme rivolto direttamente alle istituzioni regionali.
Il cuore della mobilitazione contadina si individua lungo la statale Palermo-Agrigento, precisamente nei pressi del bivio di Bolognetta, dove un imponente corteo di trattori converge per richiamare l’attenzione sulle vertiginarie impennate dei costi.
A guidare la protesta è il movimento Agrisat, che punta il dito contro un prezzo del gasolio agricolo schizzato a livelli record, oscillanti tra i 2,20 e i 2,40 euro al litro. Una cifra sproporzionata che rende insostenibile persino l’accensione dei mezzi per le normali lavorazioni nei campi. All’appuntamento partecipano numerosi produttori provenienti dall’Agrigentino e da diverse province limitrofe, determinati a pretendere misure straordinarie e immediate per salvare le proprie aziende dal baratro economico.
La crisi tuttavia travalica i confini dei campi coltivati per estendersi al mare. Da giorni monta infatti anche la rabbia delle marinerie locali: i pescatori di Mazara del Vallo e Catania hanno proclamato lo stato di agitazione al termine di un’assemblea molto partecipata promossa dalle sigle sindacali Flai Cgil e Uila Uil Trapani. Anche sulle banchine il copione non cambia e l’aumento esponenziale del carburante sta progressivamente azzerando i margini di guadagno, rendendo sconveniente persino l’uscita in mare delle imbarcazioni.
Oltre ai rincari energetici, il settore alieutico soffre per le recenti disposizioni normative regionali, percepite come un ulteriore ostacolo alla sopravvivenza della marineria. In assenza di risposte concrete e tangibili da parte del governo regionale, i lavoratori del settore si dicono pronti a inasprire le forme di lotta, valutando azioni dimostrative di forte impatto come l’eventuale blocco dello Stretto di Messina.
Anche i sindacati nazionali dei taxi sono pronti allo sciopero. “Il caro-carburanti si aggiunge ad una serie di altre criticità che ha portato la situazione a diventare insostenibile”, spiegano Unica Taxi Filt Cgil e Uiltrasporti. I sindacati hanno già chiesto al governo un incontro. Se non riceveranno una risposta, inevitabile per loro «un fermo del servizio». Annunciati stop anche da parte dei camionisti.



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