Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un cittadino che, all’indomani della notte di Capodanno, torna a denunciare con parole dure e accorate una situazione che allo Zen assume ormai i contorni di una vera emergenza sociale e di sicurezza. Spari, proiettili vaganti, una donna ferita e un quartiere che si risveglia tra paura e devastazione diventano, nel racconto di Emilio Corrao, il simbolo di una deriva urbana che non riguarda solo una periferia ma chiama in causa l’intera città di Palermo, le istituzioni e la responsabilità collettiva di non voltarsi dall’altra parte.
Di seguito il suo intervento integrale
Palermo, 1 gennaio 2026 – Nella notte di Capodanno si sono registrati nuovi spari nel quartiere Zen, un episodio grave che ripropone un problema ormai cronico e che mette a rischio la sicurezza dei residenti e dell’intera città. Una donna viene ferita allo Zen da un proiettile vagante. I cassonetti sono trivellati da colpi da arma da fuoco. Un quartiere specchio della deriva sociale che affligge Palermo è sotto assedio e le prime luci del mattino documentano la devastazione. L’uso di armi da fuoco durante i festeggiamenti di fine anno è un comportamento inaccettabile che non può essere tollerato né minimizzato da tutte le Istituzioni.
Non possiamo permettere che l’inizio dell’anno sia segnato dalla paura. La comunità dello Zen come tutti i quartieri di Palermo meritano rispetto, protezione e opportunità, non l’ennesima etichetta negativa causata da pochi irresponsabili.
Dove sono andate a finire le promesse di intensificazione delle attività di controllo e prevenzione nei giorni a rischio?
Quando lo Stato e le autorità territoriali si attiveranno per garantire una presenza stabile e visibile delle forze dell’ordine nel quartiere?
Quando si darà un’accelerata agli interventi sociali, educativi e urbanistici dovuti?
La sicurezza non è solo repressione ma anche garanzia della dignità, dei servizi a tutela della massima partecipazione di associazioni e cittadini impegnati nel territorio che sono da sempre pronti a collaborare con le Istituzioni, Scuole e Forze dell’Ordine per costruire percorsi di legalità e convivenza civile.
Spero che l’episodio di questa notte sia l’ultimo motivo in più per accelerare il cambiamento dovuto e richiesto dai tanti residenti, educatori e realtà sociali. In conclusione tutta la città di Palermo ha il dovere di non voltarsi dall’altra parte, perché lo ZEN è solo lo specchio di questa deriva urbana che come la peggiore delle pesti si sta diffondendo in tutta la città.



