Tra i raggi delle ruote, stretti attorno a un palo a pochi passi dall’asfalto di via Belgio, ci sono foglietti scritti a mano che sfidano il traffico di Palermo. Uno di questi ricorda che in quel punto esatto qualche giorno fa ha perso la vita Giorgio Bianchini, trentaseienne travolto e schiacciato da un camion che trasportava sale mentre era a bordo della sua bicicletta a pedalata assistita. Un altro biglietto consegna ai passanti un appello semplice quanto potente, chiedendo di avere cura degli altri perché nessuno merita di morire in quel modo. La bicicletta bianca, installata sul luogo della tragedia come segnale visibile e doloroso, è diventata in poche ore il fulcro di un dolore che unisce due comunità distanti centinaia di chilometri.
Originario di Rignano sull’Arno, nel Valdarno fiorentino, Giorgio aveva scelto la Sicilia da diversi anni per costruire il proprio futuro personale e professionale. A Palermo aveva trovato l’amore, si era creato una famiglia ed era diventato padre di un bambino di quasi due anni, lavorando con dedizione come manager nel settore della ristorazione a Sferracavallo.

La bici di via Belgio non è solo un omaggio alla memoria di un padre e a un lavoratore stimato, ma un richiamo per chiunque si metta alla guida, un invito a rallentare e a proteggere la vita di chi condivide la strada.




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