La sicurezza delle autostrade siciliane torna sotto la lente del ministero delle Infrastrutture. Il 5 ottobre gli ispettori torneranno nell’Isola per verificare gli interventi messi in campo dalla Regione e dal Consorzio per le Autostrade Siciliane. L’obiettivo resta quello di scongiurare la chiusura della Palermo-Messina, della Messina-Catania e della Siracusa-Gela, almeno in attesa degli interventi strutturali necessari.
Da Roma, però, arriva un avvertimento chiaro. Anche nel caso in cui le tre arterie resteranno aperte, gli automobilisti dovranno fare i conti con rallentamenti significativi per diversi mesi.
«Il 5 ottobre sarò in Sicilia e verificherò che tutte le attività richieste siano state attivate», ha spiegato Placido Migliorino, dirigente dell’ufficio ispettivo territoriale di Roma del ministero delle Infrastrutture. «Se non saranno rispettate le condizioni per dichiarare le autostrade sicure, relazionerò al ministero perché valuti la possibilità di chiudere quantomeno le tratte più pericolose».
Migliorino aveva già lanciato l’allarme all’inizio di settembre, dopo le prime verifiche. Le ispezioni avevano evidenziato diverse criticità. Guardrail datati, gallerie senza adeguati sistemi di aerazione e con illuminazione assente o insufficiente, oltre a viadotti sui quali occorre ancora verificare la stabilità.
Per affrontare le emergenze, il dirigente ministeriale ha chiesto alla Regione di predisporre entro il 3 ottobre un piano da 32,5 milioni di euro. L’assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Aricò ha assicurato di aver individuato le risorse necessarie e di poter avviare i primi lavori entro i tempi indicati.
Migliorino, però, mantiene la cautela e attende di verificare concretamente lo stato degli interventi. «Verificherò che ci siano lavori avviati o almeno gare attivate per superare i problemi emersi. So che qualcosa è già stato fatto. Ora bisogna capire quali interventi sono stati almeno avviati e quali possono esserlo entro un periodo massimo di 2 o 3 mesi», ha detto.
La priorità, ha sottolineato, resta una sola: «Mettere in sicurezza le autostrade». E nel caso in cui le condizioni minime non vengano garantite, la chiusura di alcuni tratti potrebbe diventare inevitabile. «Se non c’è sicurezza si deve chiudere le strade, ma questa è un’ipotesi estrema», ha precisato.
Il Cas
Nel frattempo, durante un’audizione della commissione Territorio all’Ars, è emerso un quadro ancora complesso. Il deputato di Sud chiama Nord Pippo Lombardo ha riferito che il Cas avrebbe già pronti soltanto tre progetti. Per il resto, il Consorzio dovrebbe completare la progettazione in tempi strettissimi.
Il Cas, tuttavia, ha rassicurato sulla possibilità di rispettare la tabella di marcia e ha annunciato la presentazione a breve di progetti per «lavori immediati» e di altri interventi da avviare «nei prossimi due mesi». Lombardo ha però contestato questa impostazione: «Se qualcuno pensa di continuare a far circolare gli automobilisti a loro rischio, noi non ci stiamo».
Anche evitando la chiusura delle autostrade, dunque, il traffico dovrà affrontare una fase di forte rallentamento. Le prime misure indicate da Migliorino prevedono la riduzione delle carreggiate nei punti più pericolosi, il divieto di sorpasso per i mezzi pesanti, una distanza minima di 200 metri tra i veicoli e nuovi limiti di velocità.
Per i camion il limite potrebbe scendere dagli attuali 90 a 60 chilometri orari, mentre per le automobili passerebbe da 130 a 90 chilometri orari.
Secondo le stime indicate dal dirigente ministeriale, queste restrizioni potrebbero aumentare i tempi di percorrenza di circa il 20% per i mezzi pesanti e il 30% per gli altri veicoli.
I disagi, inoltre, non si esauriranno in poche settimane. Migliorino ha spiegato che le misure d’emergenza resteranno in vigore «per qualche mese». Successivamente partirà il programma di interventi strutturali, che il ministero stima in 5,5 miliardi di euro e che potrebbe richiedere circa dieci anni per completarsi.


