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	<title>Emilio Corrao, Autore presso Quotidiano di Palermo</title>
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	<description>Qdp - Giornale di informazione: una finestra su Palermo</description>
	<lastBuildDate>Thu, 28 May 2026 15:21:20 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Emilio Corrao, Autore presso Quotidiano di Palermo</title>
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		<title>Palermo non può più aspettare: subito un tavolo di Sicurezza Integrata</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/palermo-non-puo-piu-aspettare-subito-un-tavolo-di-sicurezza-integrata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emilio Corrao]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 12:56:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono ormai all’ordine del giorno sparatorie, aggressioni, intimidazioni, malamovida. Serve strumento stabile e operativo che riunisca istituzioni, forze dell’ordine, scuole, università, terzo settore, imprese e comunità locali</p>
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<p>Lo abbiamo già detto: &#8220;la solidarietà non basta più”. Palermo sta vivendo nuovamente una <strong>stagione di violenza e insicurezza urbana </strong>che non può più essere minimizzata con affermazioni rassicuranti buone solo a giustificare le inerzie amministrative, né affrontare l’emergenza con interventi spot, con i soliti tagli di nastro ai quali seguono indifferenza e inadeguatezza politica nel perseguire i fini.</p>



<p>Sono ormai all’ordine del giorno <strong>sparatorie, aggressioni, intimidazioni, malamovida</strong> fuori controllo, quartieri lasciati soli. È evidente che la città non dispone oggi di un coordinamento adeguato, capace di prevenire, leggere e contrastare questi fenomeni.</p>



<p>Va istituito un <strong>tavolo di Sicurezza Integrata</strong>, come strumento stabile e operativo che riunisca <strong>istituzioni, forze dell’ordine, scuole, università, terzo settore, imprese e comunità locali.</strong> Non basta installare qualche telecamera o annunciare misure tampone. Palermo ha bisogno di una strategia vera, continua, condivisa. La sicurezza non è propaganda: è responsabilità.</p>



<p>E quando la città è attraversata da episodi gravi e ripetuti, il silenzio o l’inerzia al pari dell’inadeguatezza diventano complicità e i complici sono tra noi. Il Tavolo va oltre il percorso interistituzionale già avviato per la prevenzione e la legalità sulle strade cittadine. Il Tavolo deve coordinare tutti gli attori coinvolti nella sicurezza urbana e sociale; intervenire nei quartieri più fragili con azioni immediate e misurabili; monitorare costantemente i fenomeni di violenza e devianza; costruire percorsi educativi e preventivi nelle scuole e nelle comunità; elaborare un Piano annuale della Sicurezza Integrata con obiettivi chiari e verificabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Meno parole e più fatti per una nuova “primavera palermitana”</h2>



<p>È tempo di passare dalla “carta” alla “strada”. Palermo non può essere lasciata sola. Non possiamo permettere che la paura diventi la normalità. La sicurezza è un diritto e le Istituzioni hanno il dovere di garantirla. Chi si sente inadeguato lasci il suo ruolo a chi è più volenteroso. Il Tavolo di Sicurezza Integrata è lo strumento che oggi manca e che deve essere attivato subito, senza esitazioni e senza alibi. Palermo deve riprendersi la sua “primavera”. Le persone ci sono, adesso tocca allo stato farsi avanti</p>
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		<title>Palermo, tra violenza e degrado: la città chiede sicurezza</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/palermo-violenza-degrado-sicurezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emilio Corrao]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 07:28:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[sparatoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla sparatoria in via La Lumia agli incendi, passando per droga, aggressioni e degrado: cresce l’allarme sicurezza a Palermo</p>
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<p>Palermo ha vissuto un’altra notte di tensione. In via La Lumia una ragazza di 21 anni è stata ferita alla testa da un colpo di pistola esploso durante una rissa. I carabinieri hanno arrestato un ventitreenne, individuato grazie ai video. Non convincono i silenzi del giovane sul reperimento dell’arma: ha dichiarato di aver sparato “per paura”, colpendo accidentalmente la giovane, ora fuori pericolo. Ancora sangue e movida fuori controllo. E fioccano le richieste dei residenti, che denunciano da tempo una situazione insostenibile.</p>



<p>Nelle stesse ore, dalla zona Tribunali-Castellammare arriva una nuova lettera: nel giorno dedicato a Falcone, la Vucciria è tornata a essere terra di nessuno, tra musica ad alto volume, droga e attività abusive fino all’alba. “Appena i controlli si allentano, il degrado riprende”, scrivono i cittadini. Si sottolinea l’inefficacia di azioni eccezionali che non generano alcuna stabilità sul territorio.</p>



<p>Sul fronte investigativo, un’operazione antimafia ha portato a 26 arresti, ricostruendo un traffico di cocaina gestito anche da detenuti al 41 bis tramite comunicazioni criptate su Signal. Allo Zen, invece, i controlli straordinari hanno portato al sequestro di armi, droga e denaro, oltre a sanzioni per gravi irregolarità igieniche in due esercizi commerciali e per furto di energia elettrica.</p>



<p>Grave anche l’aggressione al pronto soccorso dell’ospedale Cervello, dove un’infermiera è stata colpita alla testa con un’asta porta flebo da un gruppo di persone che accompagnavano un paziente. La polizia è intervenuta con difficoltà per riportare la calma. Al Cep, qualche giorno dopo l&#8217;omicidio di Placido Barrile, un incendio doloso ha distrutto i mezzi di una ditta edile. A poca distanza dal luogo della sparatoria che ha ucciso il pregiudicato con cinque colpi di pistola. Il timore di un collegamento tra i due fatti non è campato in aria, con un ritorno ad una recrudescenza della violenza criminale in strada che fa paura.</p>



<p>Tutti episodi che convergono su un’unica parola chiave: sicurezza. E, come già espresso, “la solidarietà non basta più”; appare inoltre fuorviante la narrazione rassicurante da parte delle istituzioni. Palermo non è una città sicura e urge un’azione coordinata e continua tra istituzioni, forze dell’ordine e comunità locale, con un presidio del territorio che non sia più emergenziale, ma costante e resiliente.</p>



<p>La recente mobilitazione per la piccola Alessia dimostra che la città, fatta di persone, è viva e pronta a reagire, mentre l’azione dello Stato oggi non riesce a tenere il passo. E attenzione: la criminalità, capace di adattarsi e riorganizzarsi rapidamente, trova spazio nei vuoti lasciati dallo Stato, nelle inefficienze della giustizia e nella scarsa valorizzazione degli spazi aggregativi.</p>



<p>Molti giovani, privi di riferimenti e segnati dalla povertà sociale, diventano strumenti nelle mani dei boss, alcuni dei quali tornati in libertà dopo aver “pagato il proprio debito con la giustizia”. Un debito che, sul piano morale, resta aperto finché non si avvia un autentico percorso di pentimento e collaborazione.</p>



<p>I fatti confermano che la responsabilità della deriva sociale non ricade solo sulla criminalità, ma anche su chi è chiamato a governare, amministrare la giustizia e gestire le risorse pubbliche. Solo quando burocrazia, diritto e senso civico torneranno a essere pilastri solidi, la mafia, con tutta la deriva sociale che si porta dietro, potrà diventare ciò che deve essere: una pagina nera della storia, una montagna di merda, quel puzzo del compromesso da cui Palermo, come ogni città siciliana, non vuole più farsi contaminare.</p>
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		<title>Via Roma, il rider spinto in strada e il fallimento educativo di una città</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/via-roma-il-rider-spinto-in-strada-e-il-fallimento-educativo-di-una-citta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emilio Corrao]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 21:33:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il video dei due giovani in moto contro un rider extracomunitario riaccende il dibattito su degrado culturale, sicurezza e responsabilità sociale a Palermo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Due giovani in moto che affiancano un rider extracomunitario in bicicletta lungo via Roma, spingendolo con l’intento di farlo cadere. Un gesto ripreso in <strong><a href="https://www.facebook.com/share/r/1F1MZEb8zH/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">video</a></strong> e pubblicato sui social come fosse un trofeo da esibire per conquistare visualizzazioni e consenso virtuale. È questa l’ennesima immagine che Palermo consegna alla cronaca e che impone una riflessione ben più ampia del singolo episodio.</p>



<p>Ancora una volta la città si ritrova protagonista di un <strong>atto di violenza gratuita</strong> ai danni di chi affronta il lavoro con sacrificio e umiltà. Un’umiltà che troppo spesso si scontra con la mortificazione quotidiana inflitta da chi interpreta la libertà come <strong>diritto di sopraffazione</strong> sugli altri.</p>



<p>Il video diffuso in rete mostra non soltanto l’aggressione a un lavoratore, ma anche un <strong><a href="https://quotidianodipalermo.it/palermo-rider-speronato-in-via-roma-protestano-i-lavoratori/">preoccupante vuoto culturale</a></strong>. Tra chi subisce in silenzio e continua a lavorare con dignità e chi trasforma la violenza in intrattenimento, emerge con chiarezza un problema di integrazione sociale e civica che riguarda proprio quei giovani incapaci di riconoscere il valore del rispetto umano.</p>



<p>Un gesto tanto violento quanto scollegato da qualsiasi principio educativo dimostra come multe e sanzioni, da sole, non siano sufficienti contro chi non ha mai interiorizzato il senso della convivenza democratica. Ancora meno possono bastare quando la sopraffazione diventa linguaggio quotidiano e quando si tenta di imporre, attraverso la violenza, un modello fondato sulla prepotenza.</p>



<p>La cronaca cittadina degli ultimi mesi racconta una Palermo attraversata da segnali sempre più preoccupanti: <strong>episodi di violenza diffusa, criminalità organizzata</strong> che prova a riaffermare il proprio controllo sul territorio e un progressivo <strong>decadimento culturale</strong> che si manifesta anche nei comportamenti di giovanissimi privi di riferimenti educativi solidi.</p>



<p>È evidente che la sicurezza non possa più essere affrontata esclusivamente con interventi emergenziali o con strumenti repressivi spesso tardivi e insufficienti. Mancano risorse umane per rafforzare il controllo del territorio e risorse economiche per garantire continuità ed efficacia alle attività di prevenzione.</p>



<p>Serve invece un <strong>intervento strutturale</strong>, non più rinviabile. Serve investire nell’educativa di strada, con professionisti capaci di intercettare i ragazzi nei quartieri, ascoltarli e costruire relazioni autentiche prima che vengano risucchiati da modelli devianti.</p>



<p>Servono <strong>scuole a tempo pieno, vive, attrattive, ricche di attività culturali, sportive e laboratoriali</strong>, capaci di diventare veri punti di riferimento quotidiani e non semplici luoghi di transito.</p>



<p>Serve inoltre un <strong>coinvolgimento pieno del terzo settore</strong>, chiamato a svolgere il ruolo di collante tra territorio, amministrazione pubblica, forze dell’ordine e comunità locali. Solo attraverso una gestione condivisa del bene comune può nascere un presidio reale di cittadinanza attiva.</p>



<p>Palermo resta una città complessa, ma proprio per questo necessita con urgenza di un <strong>nuovo patto sociale </strong>capace di ricostruire fiducia, partecipazione e senso civico, senza mortificare il ruolo degli attori istituzionali e della società civile. Soltanto così sarà possibile restituire alla cittadinanza una città più sicura, più giusta e più umana.</p>
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		<item>
		<title>Lo ZEN e la tassa del “rubinetto”: il pizzo sull’acqua che lo Stato vede solo adesso</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/zen-tassa-del-rubinetto-il-pizzo-acqua-che-lo-stato-vede-solo-adesso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emilio Corrao]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jan 2026 15:58:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Amap]]></category>
		<category><![CDATA[Zen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Allo ZEN (Zona Espansiva Nord) l’acqua non è un diritto garantito da un contratto, ma una concessione che si paga in contanti a emissari senza volto. È l’ennesimo paradosso di un quartiere dove lo Stato arriva spesso in ritardo, lasciando vuoti che l’antistato riempie con precisione chirurgica. A volte basta fermarsi e parlare con le [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Allo ZEN (Zona Espansiva Nord) l’acqua non è un diritto garantito da un contratto, ma una concessione che si paga in contanti a emissari senza volto. È l’ennesimo paradosso di un quartiere dove lo Stato arriva spesso in ritardo, lasciando vuoti che l’antistato riempie con precisione chirurgica.</p>



<p>A volte basta fermarsi e parlare con le persone per scoprire che ogni mese, tra i padiglioni di cemento, passano dei “tizi”. Cambiano i volti, ma non la richiesta: dieci euro a persona per ogni appartamento. Una tassa fissa, un vero e proprio pizzo sull’acqua corrente che residenti e, soprattutto, immigrati sono costretti a versare per non restare a secco. «Delle volte passano anche due volte al mese», racconta un residente che preferisce restare anonimo per paura di ritorsioni. «Siamo costretti a pagare perché il “sistema” qui impone questo. Se vuoi l’acqua, devi pagare loro».</p>



<p>Paradossalmente, per l’energia elettrica il problema non sussiste: i contatori ci sono, i contratti sono regolari. «Temiamo solo che ci rubino la luce», spiegano. Ma per il servizio idrico la gestione sembra essere scivolata in un cono d’ombra alimentato, secondo chi vive nel quartiere, dall’indifferenza decennale dell’AMAP e dell’amministrazione pubblica.</p>



<p>Oggi la tensione è palpabile. La pressione dell’acqua è ai minimi termini, un segnale che molti interpretano come l’inizio di una guerra silenziosa tra lo Stato, che tenta di riprendersi il territorio, e la malavita organizzata. In mezzo ci sono i residenti, molti dei quali extracomunitari, che temono di diventare il “danno collaterale” di questo scontro. «Vogliamo solo un contatore», spiegano. «Vogliamo pagare il giusto allo Stato per non avere più a che fare con queste persone. Vogliamo essere trasparenti, ma ci sentiamo soli».</p>



<p>A rendere il quadro ancora più complesso è il paradosso sociale legato agli aumenti tariffari e alla loro retroattività. A partire da dicembre 2025, con effetti visibili nelle bollette di gennaio 2026, l’AMAP ha applicato un aumento medio del 7,2 per cento sulle tariffe idriche. La criticità maggiore risiede però nella retroattività di questi rincari, applicati a partire da gennaio 2024, che costringono gli utenti a pagare arretrati per consumi già effettuati negli ultimi due anni.</p>



<p>Il caso dello ZEN evidenzia inoltre un vero e proprio “buco” economico che produce effetti a catena sull’intera città. Secondo dati emersi a gennaio 2026, allo ZEN 2 l’AMAP registra un ammanco di circa cinque milioni di euro l’anno a causa dell’acqua erogata e mai pagata. Nel quartiere vengono immessi circa un milione e mezzo di metri cubi d’acqua all’anno senza contatori né pagamenti regolari, alimentando un sistema di illegalità diffusa. Questo squilibrio finanziario, sommato alle perdite idriche strutturali che in Sicilia superano il 52 per cento, finisce inevitabilmente per ricadere sulle tariffe pagate dai cittadini che vivono nella legalità.</p>



<p>Sul tema è intervenuto anche il <em>Giornale di Sicilia</em>, titolando: <em>Il caso dell’acqua allo Zen, Di Gangi: sulla posa della rete nessun accordo tra Iacp e Amap</em>. «Facciamo chiarezza. È AMAP a non fornire acqua potabilizzata allo ZEN 2, se vogliamo dire le cose come stanno davvero. Un’azienda pubblica e un’amministrazione comunale dovrebbero lavorare per ricomporre le fratture sociali, non per esasperarle. Non è compito dei residenti portare la rete per l’installazione dei contatori dell’acqua. Sulla loro posa, IACP e AMAP non hanno mai raggiunto un accordo», ha dichiarato la consigliera comunale del Pd a Palermo, Mariangela Di Gangi.</p>



<p>Ancora una volta, dunque, l’indigenza amministrativa ricade su chi non ha responsabilità. Nel dibattito cittadino torna a farsi strada l’ipotesi di una class action o di un’azione risarcitoria. Diverse figure politiche e associazioni dei consumatori hanno definito “inaccettabile” l’addebito degli arretrati in un’unica soluzione o attraverso rateizzazioni che prevedono comunque interessi. In un contesto di estrema precarietà lavorativa, il rincaro di un bene primario come l’acqua, dono dal cielo, viene percepito non solo come un onere economico, ma come una profonda ingiustizia sociale verso chi rispetta le regole.</p>



<p>La testimonianza raccolta svela anche i retroscena dell’accesso agli alloggi. Per molti, l’arrivo allo ZEN è stato segnato da un’estorsione iniziale: pagare somme in nero ai vecchi occupanti per poter entrare in casa. Un’illegalità che si intreccia con la burocrazia. «Per avere la residenza sono dovuto andare allo IACP, dove mi hanno obbligato a pagare gli arretrati del vecchio occupante». Un paradosso in cui chi cerca la legalità deve farsi carico delle colpe di chi l’ha calpestata prima di lui.</p>



<p>Si tratta, tuttavia, di una questione vecchia quanto lo stesso IACP, come dimostrano cronache giornalistiche ultradecennali tuttora rintracciabili online. Solo nel 2025, dopo l’esasperata deriva sociale dello ZEN, si è iniziato a pensare di fare ciò che andava fatto in origine: arginare il mercato illegale degli alloggi popolari attraverso un accordo tardivo tra Comune e IACP. Il piano prevede l’incrocio dei dati degli archivi per rendere i controlli più efficaci. Ma, nonostante il “meglio tardi che mai”, il timore resta: in una Palermo spesso abbandonata a sé stessa, i cittadini continueranno a essere vittime sacrificali o riceveranno finalmente una vera tutela?</p>



<p>La vita allo ZEN, per chi non vuole piegarsi, è una corsa contro il tempo e contro la paura. «Torniamo a casa velocemente, senza fermarci troppo. Ci incontriamo con i nostri compaesani solo in chiesa o fuori dal quartiere. Qui, una volta chiusa la porta, siamo soli».</p>



<p>Eppure, nonostante tutto, emerge un forte senso di appartenenza. Molti di questi residenti hanno chiesto la cittadinanza italiana. «Ci sentiamo palermitani, amiamo questa città perché è bella. Speriamo che questa volta la polizia non se ne vada. Speriamo che portino via per sempre le persone cattive».</p>



<p>Il grido che si leva dallo ZEN è un appello alla normalità: quella di un rubinetto che eroga acqua legalmente e di una strada dove camminare senza voltarsi indietro. È un grido che riguarda tutta la città metropolitana di Palermo. Resta ora da capire se, in questo inizio di 2026, le istituzioni saranno pronte a rispondere con qualcosa di più di un intervento sporadico.</p>
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		<item>
		<title>Fiera del mediterraneo e l&#8217;immunità a discapito dei residenti</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/fiera-del-mediterraneo-immunita-a-discapito-dei-residenti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emilio Corrao]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Apr 2024 20:15:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Comune di Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bisogna creare un piano serio, vero e concreto di sicurezza viaria, fatta di vero controllo del territorio, di intensificazione dei mezzi pubblici, metropolitana compresa e identificazione di aree parcheggio</p>
<p>L'articolo <a href="https://quotidianodipalermo.it/fiera-del-mediterraneo-immunita-a-discapito-dei-residenti/">Fiera del mediterraneo e l&#8217;immunità a discapito dei residenti</a> proviene da <a href="https://quotidianodipalermo.it">Quotidiano di Palermo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La prima cosa da migliorare è lo spazio fuori dalla fiera. Parcheggiatori abusivi, auto parcheggiate selvaggiamente che ostacolano la viabilità o l&#8217;arrivo dei soccorsi come delle forze dell&#8217;ordine, musica sparata molto oltre i decibel consentiti. Quindici giorni in cui la zona resta nelle mani della criminalità organizzata che sguazza nel vuoto di potere lasciato dall&#8217;amministrazione pubblica.</p>



<p>Cosa rende immune il comparto fieristico, fatto di regole al suo interno e di illegalità, caos e disservizi al suo esterno? È fondamentale per dare luce alla fiera creare un piano serio, vero e concreto di sicurezza viaria, fatta di vero controllo del territorio, di intensificazione dei mezzi pubblici, metropolitana compresa e identificazione di aree parcheggio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="608" src="https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2024/04/IMG-20240421-WA0036-1024x608.jpg?v=1713730312" alt="" class="wp-image-14152" srcset="https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2024/04/IMG-20240421-WA0036-1024x608.jpg?v=1713730312 1024w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2024/04/IMG-20240421-WA0036-300x178.jpg?v=1713730312 300w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2024/04/IMG-20240421-WA0036-768x456.jpg?v=1713730312 768w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2024/04/IMG-20240421-WA0036-1536x912.jpg?v=1713730312 1536w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2024/04/IMG-20240421-WA0036-150x89.jpg?v=1713730312 150w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2024/04/IMG-20240421-WA0036-696x413.jpg?v=1713730312 696w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2024/04/IMG-20240421-WA0036-1068x634.jpg?v=1713730312 1068w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2024/04/IMG-20240421-WA0036-1920x1140.jpg?v=1713730312 1920w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2024/04/IMG-20240421-WA0036.jpg?v=1713730312 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Poi, se la fiera è vista come polo di incontro con le culture del Mediterraneo e spinta economica, quale migliore occasione come quella di creare la nuova fiera in aree industriali come via Ugo La Malfa che, logisticamente, è all&#8217;ingresso/uscita della città e favorisce chi viene da fuori Palermo?<br>Mentre l&#8217;attuale spazio espositivo Fiera sarebbe più saggio trasformarlo nei cantieri culturali 2.</p>



<p>Perché le realtà associative palermitane hanno bisogno di uno spazio tutto l&#8217;anno per esprimersi e concretizzare i loro progetti. Invece qui per 15 giorni all&#8217;anno è una totale Babilonia, è il regno dell’illegalitá che arricchisce la fiera, i parcheggiatori abusivi ma non certo i residenti che si ritrovano con le auto graffiate e le portiere che hanno subito portellonate da altre auto. Residenti sequestrati in casa perché non possono utilizzare le auto. E, se escono sono costretti a preventivare il rientro dopo la mezzanotte, pena l&#8217;impossibilita di parcheggiare regolarmente.</p>



<p>Sarà un caso, o forse no, ma nel periodo fieristico non si vedono vigili a multare auto nella zona. Un &#8220;fenomeno&#8221; che alimenta il senso di ingiustizia e il divario tra cittadinanza e istituzioni. La politica dovrebbe guardare tutto il territorio e non solo uno spaccato esclusivo di esso che non è neppure rappresentativo del benessere della popolazione, ovvero della città. Bene l’operazione politica sulla fiera, dunque, pessima la gestione del bene comune penalizzato dall’operazione politica. Grave ignorare queste riflessioni.</p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="Lwc2bj9G5g"><a href="https://quotidianodipalermo.it/lopinione-no-alla-fiera-ce-un-rovescio-della-medaglia/">L&#8217;opinione: &#8220;No alla Fiera, c&#8217;è un rovescio della medaglia&#8221;</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;L&#8217;opinione: &#8220;No alla Fiera, c&#8217;è un rovescio della medaglia&#8221;&#8221; &#8212; Quotidiano di Palermo" src="https://quotidianodipalermo.it/lopinione-no-alla-fiera-ce-un-rovescio-della-medaglia/embed/#?secret=7Sdtts5e9J#?secret=Lwc2bj9G5g" data-secret="Lwc2bj9G5g" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<p>L'articolo <a href="https://quotidianodipalermo.it/fiera-del-mediterraneo-immunita-a-discapito-dei-residenti/">Fiera del mediterraneo e l&#8217;immunità a discapito dei residenti</a> proviene da <a href="https://quotidianodipalermo.it">Quotidiano di Palermo</a>.</p>
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		<title>L&#8217;opinione: &#8220;No alla Fiera, c&#8217;è un rovescio della medaglia&#8221;</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/lopinione-no-alla-fiera-ce-un-rovescio-della-medaglia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emilio Corrao]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Oct 2023 07:51:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dentro era la fiera del cibo, del gioco o dell'innovazione, fuori invece era la fiera dell'illegalità più diffusa, fuori controllo e senza controllo</p>
<p>L'articolo <a href="https://quotidianodipalermo.it/lopinione-no-alla-fiera-ce-un-rovescio-della-medaglia/">L&#8217;opinione: &#8220;No alla Fiera, c&#8217;è un rovescio della medaglia&#8221;</a> proviene da <a href="https://quotidianodipalermo.it">Quotidiano di Palermo</a>.</p>
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<p>Un bell&#8217;articolo dei tempi che furono quello che ha scritto Michele Sardo qualche giorno fa sulla fiera del Mediterraneo (per leggerlo <a href="https://quotidianodipalermo.it/nostalgia-della-fiera-tra-galeone-cibo-e-padiglione-20-serve-un-pasqualino-monti/" data-type="post" data-id="6093">CLICCA QUI</a>) , poi, però, c&#8217;è il rovescio della medaglia. Ogni evento in fiera era un sequestro in casa per i residenti. Il parcheggio selvaggio violentava le regole e i residenti che si vedevano sollevate le multe se avevano anche una sola ruota fuori dalle strisce. Durante la fiera era tutto condonato, anche a chi parcheggiava con le indicazioni dei parcheggiatori abusivi che, anche oggi, se non fai come dicono rischi di trovare la macchina graffiata o seriamente danneggiata. </p>



<p>Perché se dentro era la fiera del cibo, del gioco o dell&#8217;innovazione, fuori era la fiera dell&#8217;illegalità più diffusa, fuori controllo e senza controllo.<br>Bagarini, biglietti contraffatti, parcheggio selvaggio, venditori di generi alimentari abusivi ai danni di chi paga ogni giorno le tasse, residenti sequestrati, mezzi di soccorso impossibilitati a percorrere l&#8217;asse viario, danneggiamenti involontari ai mezzi parcheggiati, goliardate o raid vandalici diretti alle auto, gente che si ubriacava tra l&#8217;area food e i giochi e musica a palla che anche ad imposte chiuse ti violentava in casa.</p>



<p>La densità della popolazione rende anacronistica oggi quella fiera come collocazione urbana. Dovrebbe essere spostata verso la zona industriale, per favorire flusso e deflusso e casse sparate a palla. E poi senza soldi, senza lavoro, il massimo che si può fare in fiera è una passeggiata.</p>



<p>Oggi la Fiera del Mediterraneo la vedo più come un&#8217;opportunità , la seconda &#8220;cantieri culturali&#8221;.<br>Abbiamo bisogno di spazi di espressione, di creatività, di incontro e non di scontro. Sono tante e molte, anzi troppe le associazioni che chiedono spazi di espressione al Comune. </p>



<p>Palermo, se sindaco e amministrazione vogliono, è in grado di salvarsi da sola. Per questo dico NO alla fiera, ad essa riconosco uno spaccato bellissimo della nostra infanzia, ma non ci sono più le condizioni. E la via di mezzo non può più essere il degrado e il caos. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-quotidiano-di-palermo wp-block-embed-quotidiano-di-palermo"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="loQPUoVATh"><a href="https://quotidianodipalermo.it/nostalgia-della-fiera-tra-galeone-cibo-e-padiglione-20-serve-un-pasqualino-monti/">Nostalgia della fiera, tra Galeone, cibo e padiglione 20: serve un Pasqualino Monti?</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Nostalgia della fiera, tra Galeone, cibo e padiglione 20: serve un Pasqualino Monti?&#8221; &#8212; Quotidiano di Palermo" src="https://quotidianodipalermo.it/nostalgia-della-fiera-tra-galeone-cibo-e-padiglione-20-serve-un-pasqualino-monti/embed/#?secret=BR3WgkPQKy#?secret=loQPUoVATh" data-secret="loQPUoVATh" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<p>L'articolo <a href="https://quotidianodipalermo.it/lopinione-no-alla-fiera-ce-un-rovescio-della-medaglia/">L&#8217;opinione: &#8220;No alla Fiera, c&#8217;è un rovescio della medaglia&#8221;</a> proviene da <a href="https://quotidianodipalermo.it">Quotidiano di Palermo</a>.</p>
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