La domenica dell’inaugurazione della metro era scritta nel calendario: bel tempo, curiosità, una novità da provare. Gratis. Era facile prevedere che molti palermitani avrebbero voluto salire a bordo per vedere le nuove fermate Porto e Politeama. Quello che non era stato previsto, o almeno non si è visto, è che un treno ogni ora non potesse reggere quell’affluenza.
La calca e il treno successivo
Il risultato è stato quello che ci si poteva aspettare. Banchine affollate, carrozze piene, e a molte persone è stato detto di aspettare il convoglio successivo, perché quello era al completo. Il problema è che il successivo, di domenica, arriva dopo sessanta minuti. Quando il servizio è così rado, un treno che non si riesce a prendere significa un’ora persa, e per una famiglia con bambini o per un gruppo di turisti la pazienza finisce in fretta.
È comprensibile che nei festivi la domanda sia diversa: la maggior parte dei negozi è chiusa e gli spostamenti per lavoro sono meno numerosi. Ma questo non basta a giustificare una frequenza dimezzata rispetto ai giorni feriali. La domenica si va in centro a passeggiare, si esce a pranzo e a cena: sono spostamenti che il trasporto pubblico dovrebbe intercettare, soprattutto in una giornata di debutto in cui l’attenzione della città è tutta su quel binario.
Una mezz’ora che già non basta
La questione, a ben guardare e come già scritto , non riguarda solo la domenica. Anche la frequenza feriale di un treno ogni trenta minuti è poca per chiamare questo servizio metropolitana. Nelle altre città metropolitane si aspetta pochi minuti e non si guarda l’orario. A Palermo l’orario resta il padrone della giornata, e l’avvio di queste fermate lo ha mostrato con chiarezza.
Venti minuti e il confronto con l’auto
Tra le lamentele più frequenti c’è anche il tempo di percorrenza: circa venti minuti per andare da Notarbartolo a Politeama. Sommati all’attesa in banchina, che può arrivare a mezz’ora o a un’ora intera nei festivi, e al tragitto per raggiungere la stazione, i conti non tornano. Per molti passeggeri, oggi, l’auto resta più veloce e più prevedibile. È questo il dato più preoccupante, perché l’obiettivo dichiarato era proprio convincere i cittadini a lasciarla a casa.
L’ascensore guasto al Politeama

A rendere più amaro il debutto c’è poi un dettaglio che dettaglio non è: l’ascensore della fermata Politeama risulta ancora guasto. E la scala mobile, riparata, è solo per salire. Per anziani e persone con disabilità significa trovarsi davanti a una stazione nuova che, di fatto, non possono usare in autonomia. Un’opera pubblica inaugurata deve essere accessibile a tutti dal primo giorno, non quando ci si ricorda di ripararla.



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