Il Tribunale di Sorveglianza di Palermo revoca a Totò Cuffaro la riabilitazione ricevuta nel 2022, accogliendo la richiesta della Procura generale. L’ex presidente della Regione siciliana viene nuovamente interdetto dai pubblici uffici. Non potrà più fare politica in prima persona.
Alla base del provvedimento c’è il patteggiamento formalizzato lo scorso 15 maggio per le accuse di corruzione e traffico di influenze illecite. In quell’occasione, la pena di tre anni e tre mesi era stata sostituita con 1.095 giorni di lavori di pubblica utilità.
Per i magistrati, tuttavia, la pena sostitutiva fa venir meno il requisito della “buona condotta”, condizione fondamentale per mantenere il beneficio della riabilitazione, che aveva cancellato gli effetti dell’interdizione legata alla precedente condanna definitiva a sette anni per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione di segreto d’ufficio.
I suoi avvocati, Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano, annunciano ricorso, sostenendo che la pena sostitutiva non può comportare automaticamente la revoca della riabilitazione.
In realtà Cuffaro, a seguito del travolgimento mediatico e giudiziario vissuto, si era già dimesso dalla carica di segretario nazionale della Democrazia Cristiana, dichiarando pubblicamente l’intenzione di non candidarsi più.


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