L’allarme lanciato da una vicina ha svelato una scena raccapricciante all’interno di una casa rurale nella zona industriale di Mirandola. I Vigili del Fuoco, intervenuti inizialmente per un semplice soccorso a persona, si sono trovati di fronte ai corpi massacrati, legati e decapitati di Vincenza Giannini, di 74 anni, e del marito Pietro Ferdinando Casari, di 82 anni. L’abitazione si presentava completamente a soqquadro, con mobili rovesciati, diverse armi bianche imbrattate di sangue e le teste delle vittime spostate in un’altra stanza rispetto ai corpi.
Gli inquisitori si sono subito concentrati sul figlio 55enne della donna, Daniele Tavoni, nato da un precedente matrimonio e residente nella porta accanto. L’uomo, disoccupato e seguito dai servizi sociali, si trovava ancora all’interno dell’immobile, accucciato in un angolo dell’ingresso all’arrivo delle forze dell’ordine. Le forze dell’ordine lo hanno fermato nella notte. La madre aveva espresso a più riprese una forte preoccupazione per il futuro del figlio, descritto come una persona problematica, mentre l’autopsia e i rilievi dovranno chiarire i dettagli di un accanimento post mortem dettato da una furia cieca.
Sul posto hanno operato per ore gli agenti del commissariato locale, la Squadra Mobile, il pubblico ministero Marco Niccolini e la Scientifica, affiancati dal personale della Medicina legale e da un veterinario necessario per gestire gli animali di casa. All’esterno del casolare si sono radunati vicini, curiosi e conoscenti sconvolti dalla tragedia, tra cui un’ex collega di lavoro della donna che ne ha ricordato l’impegno lavorativo e la costante apprensione per le difficoltà del figlio. Le indagini proseguono senza sosta per definire ogni dettaglio del drammatico evento


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