giovedì, 15 Ottobre 2026
Il Quotidiano di Palermo - Testata telematica registrata al Tribunale di Palermo n.7/2025 Direttore responsabile: Michele Sardo

Dopo il video di denuncia girato da una paziente, il sindacato traccia il bilancio dell'attività amministrativa dell'Azienda ospedaliera universitaria "Paolo Giaccone" e chiede interventi strutturali immediati

Policlinico di Palermo tra eccellenze e degrado: la lettera dello Snals dopo un video di una paziente

Le condizioni strutturali e igienico-sanitarie di alcuni reparti dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Paolo Giaccone” di Palermo sono tornate al centro dell’attenzione pubblica a seguito della diffusione virale di un filmato girato da una degente ricoverata presso la Chirurgia d’Urgenza. La protesta visiva della donna ha evidenziato lo stato di degrado di stanze e servizi igienici, ponendolo in netto contrasto con l’elevata professionalità dell’assistenza medica e infermieristica ricevuta. Sulla vicenda è intervenuto il sindacato Snals attraverso una lettera aperta che ripercorre le tappe storiche dell’Istituzione, fondata sulle intuizioni di illustri figure della medicina italiana e intitolata al docente Paolo Giaccone, per analizzare le criticità organizzative e gestionali riscontrate negli ultimi anni all’interno del plesso universitario.

La lettera dello Snals

La storia di questo Policlinico l’hanno scritta le donne e gli uomini che ogni giorno si prendono cura dei pazienti. Il suo presente non può essere scritto dal Degrado

In questi giorni un video diffuso sui social ha riportato ancora una volta all’attenzione dell’opinione pubblica le condizioni di alcuni ambienti dell’A.O.U.P. “Paolo Giaccone” di Palermo. Una paziente ricoverata presso la Chirurgia d’Urgenza ha denunciato pubblicamente lo stato delle stanze e dei servizi igienici, contrapponendo a quelle condizioni di estremo degrado la professionalità e la qualità dell’assistenza ricevuta. È proprio questa contraddizione che merita attenzione. Da una parte, un patrimonio umano e professionale che continua a garantire quotidianamente attività assistenziali, formative e scientifiche di elevata complessità. Dall’altra, strutture e condizioni operative che troppo spesso non appaiono adeguate né alla storia del Policlinico né alla funzione che esso è chiamato a svolgere. Un Policlinico universitario non vive del lavoro di una sola categoria. È una comunità complessa nella quale professionalità di ogni ordine e grado, appartenenti tanto alla componente ospedaliera quanto a quella universitaria, concorrono, con ruoli diversi ma strettamente interdipendenti, alla cura dei pazienti, alla formazione, alla ricerca e al funzionamento quotidiano dell’Istituzione.

Una storia che obbliga alla responsabilità

La storia del Policlinico di Palermo rende ancora più evidente il contrasto tra il prestigio dell’Istituzione e le condizioni che oggi vengono denunciate. Le sue origini si inseriscono nel programma di opere pubbliche della cosiddetta “Grande Palermo” del 1924. Il complesso, progettato dall’ingegnere Antonio Zanca, entrò progressivamente in funzione tra il 1939 e il 1943, riunendo in un’unica sede le cliniche universitarie fino ad allora distribuite nella città. Ma la tradizione scientifica palermitana aveva radici ancora più antiche. All’inizio del Novecento Gaetano Rummo realizzò, insieme al fisico Orso Mario Corbino, uno dei primi gabinetti radiologici. Liborio Giuffrè promosse nel 1926 la nascita dell’Istituto di Radiologia. Igino Tansini realizzò la prima resezione gastrica per cancro in Italia; Ernesto Tricomi contribuì alla nascita della scuola chirurgica palermitana; Giovanni Di Cristina legò il proprio nome alla “Casa del Sole” e all’“Aiuto Materno”. Dal 1929 la Clinica Medica fu diretta da Maurizio Ascoli, che contribuì allo sviluppo della lotta alla tubercolosi e alla nascita dell’Ospedale Oncologico di Palermo. Allontanato dall’insegnamento nel 1938 a causa delle leggi razziali, vi fece ritorno nel 1943. Oggi l’Aula Magna del Policlinico porta il suo nome.

Nel dopoguerra quella tradizione proseguì attraverso scuole e personalità che contribuirono allo sviluppo della medicina interna, della cardiologia, della radiologia, della medicina del lavoro e dell’odontoiatria, formando generazioni di professionisti e consolidando il ruolo scientifico dell’Università di Palermo. E poi Paolo Giaccone. Docente di Medicina Legale, venne assassinato dalla mafia l’11 agosto 1982 proprio all’interno del Policlinico per essersi rifiutato di alterare una perizia. Il suo nome non è soltanto quello attribuito formalmente a un’Azienda ospedaliera. È il richiamo quotidiano a un’idea precisa di istituzione pubblica: competenza, responsabilità, indipendenza e rispetto della propria funzione. Ricordare oggi questa storia non rappresenta quindi un esercizio celebrativo. Significa misurare il presente con ciò che questa Istituzione è stata e con ciò che dovrebbe continuare ad essere. Nel corso degli anni lo SNALS ha ripetutamente rappresentato le criticità del Policlinico attraverso note, solleciti, segnalazioni ed esposti rivolti alle diverse sedi aziendali, universitarie, regionali e agli organismi istituzionalmente competenti.

Le problematiche, dunque, non sono nuove né sconosciute. Sono state segnalate, documentate e sottoposte all’attenzione di chi aveva il compito di intervenire. Ed è proprio alla luce di questo lungo percorso che lo SNALS ritiene necessario formulare un giudizio netto: la Direzione Generale non è riuscita a governare adeguatamente la complessità di un Policlinico universitario. Governare non significa rincorrere singole emergenze o adottare soluzioni temporanee quando le criticità sono già esplose. Significa programmare, coordinare, prevedere gli effetti delle decisioni e garantire continuità organizzativa, sicurezza e condizioni dignitose per chi lavora e per chi viene assistito. Quando invece le stesse problematiche si ripresentano nel tempo e il funzionamento quotidiano continua a dipendere dalla capacità di adattamento del personale, il problema non può più essere ricondotto alla singola disfunzione.

Per lo SNALS, il bilancio di questa esperienza gestionale è quello di una governance fallimentare

Il contrasto più grave è proprio questo: a fronte di una gestione che non è riuscita a tradurre la qualità delle professionalità presenti in un’organizzazione altrettanto efficace e dignitosa, il Policlinico continua a funzionare grazie al senso di responsabilità di chi vi opera. A tutte le professionalità di ogni ordine e grado va quindi il ringraziamento dello SNALS: a chi, nonostante difficoltà strutturali e organizzative, continua quotidianamente ad assicurare assistenza, servizi, formazione e continuità operativa. Ma quel senso del dovere non può essere considerato una risorsa inesauribile per compensare ciò che la governance non riesce a garantire.

La professionalità non può diventare l’ammortizzatore permanente delle inefficienze organizzative

Anche problematiche apparentemente elementari, come la corretta disponibilità e gestione degli indumenti di lavoro, assumono in questo quadro un valore emblematico. Che personale operante in ambiente ospedaliero abbia dovuto provvedere autonomamente al trasporto e al lavaggio delle divise rappresenta la misura della distanza che può esistere tra l’elevata complessità delle prestazioni erogate e l’inadeguatezza di alcuni aspetti organizzativi di base. È una contraddizione che non dovrebbe appartenere a un Policlinico universitario. Una stanza dignitosa, un servizio igienico adeguato, un ambiente sicuro e una corretta organizzazione del lavoro non sono elementi accessori rispetto alla qualità delle cure. Ne fanno parte. Ed è forse proprio questo il significato più attuale dell’eredità lasciata da Paolo Giaccone. Egli pagò con la vita il rifiuto di voltarsi dall’altra parte. Oggi non si chiedono gesti eroici. Si chiede qualcosa di molto più semplice e, proprio per questo, inderogabile: che davanti a un ambiente indecoroso, a un servizio inadeguato, a un lavoratore costretto a supplire alle inefficienze o a un paziente che reclama dignità, le Istituzioni non scelgano di voltarsi dall’altra parte. Il Policlinico di Palermo possiede una storia troppo importante per accettare che il degrado diventi normalità. Quella storia è stata costruita da grandi personalità della medicina e della scienza, ma è stata resa possibile, ieri come oggi, dal lavoro quotidiano di una comunità professionale di ogni ordine e grado.

Il passato del “Paolo Giaccone” impone rispetto. Il presente impone responsabilità. Il futuro impone scelte concrete

19.3 C
Palermo

Seguici sui social