A sole ventiquattro ore dalle luci rimaste accese fino a notte fonda a Palazzo d’Orleans e da un clima di resa dei conti che sembrava spingere il governo regionale sull’orlo del baratro, il quadro politico siciliano registra un brusco cambio di passo.
L’ipotesi di dimissioni del presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, scaturita dopo i pesanti affondi di Nino Minardo e il rovente colloquio telefonico con il segretario azzurro Antonio Tajani sulle future candidature per il 2027, viene per il momento accantonata nei fatti. L’esecutivo sceglie di rispondere alla paralisi con l’operatività burocratica, approvando nella seduta di questa mattina un pacchetto di nomine strategiche in diversi settori chiave della macchina regionale.
Il provvedimento di maggior rilievo riguarda l’Autorità di audit dei programmi cofinanziati dalla Commissione europea: su proposta dello stesso Schifani, la giunta ha dato il via libera al conferimento dell’incarico di dirigente generale a Carmen Madonia. La manager, che vanta già un solido percorso ai vertici dell’amministrazione e che fino a oggi ha svolto il ruolo di capo di gabinetto all’assessorato delle Autonomie locali e della funzione pubblica, subentra a Giovanni Cucchiara, il quale aveva retto l’ufficio speciale in regime ad interim.
La seduta di giunta ha sbloccato anche altre caselle dell’amministrazione. Su input dell’assessore alle Infrastrutture e alla mobilità Alessandro Aricò, la Regione si dota di una nuova figura di riferimento per i trasporti: l’incarico a titolo gratuito di Mobility manager della Regione Siciliana è stato affidato a Filippo Maniscalco, funzionario regionale e ingegnere trasportista.
Parallelamente, sul fronte della sanità e della formazione, il governo ha formalmente concluso l’iter per la guida del Cefpas di Caltanissetta, definendo l’investitura di Sabrina Cillia alla direzione del Centro per la formazione permanente e l’aggiornamento del personale del servizio sanitario dopo l’intesa raggiunta con il parere favorevole della commissione Affari istituzionali dell’Ars. Una mossa con cui Palazzo d’Orleans tenta di dimostrare compattezza e continuità amministrativa, pur lasciando sullo sfondo i nodi politici ancora irrisolti all’interno della maggioranza.



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