martedì, 6 Ottobre 2026
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La Torre ed Evola contestano il ruolo dei renziani e le distanze sul programma. Il campo largo deve sciogliere il nodo delle alleanze

Palermo, Rifondazione mette il veto a Italia Viva: campo largo in salita

Il progetto di un’alternativa all’amministrazione Lagalla incontra un primo ostacolo politico: chi può farne parte e su quali impegni comuni? Rifondazione comunista pone una pregiudiziale sulla presenza di Italia Viva, giudicata incompatibile con la costruzione dello schieramento. Una presa di posizione che porta al centro del confronto la coerenza delle alleanze e il rapporto fra l’allargamento della coalizione e la sua identità.

A sollevare la questione sono Ramon La Torre e Barbara Evola. Per i due esponenti di Rifondazione, il percorso dei renziani a Palermo — da loro descritto come opposizione alla giunta Orlando e sostegno all’amministrazione Lagalla — rende problematico un accordo nel fronte che intende proporsi come alternativa all’attuale governo cittadino.

La contestazione riguarda soprattutto la credibilità del progetto. Secondo La Torre ed Evola, accogliere Italia Viva senza chiarire il suo rapporto con la maggioranza comunale rischierebbe di rendere poco riconoscibile la proposta agli elettori. Il punto politico è preciso: una coalizione che chiede di cambiare amministrazione deve spiegare quale discontinuità vuole realizzare e quali responsabilità ciascuna componente è pronta ad assumere.

Rifondazione richiama anche divergenze di programma. Inceneritori a Palermo e Catania, Ponte sullo Stretto e privatizzazioni sono i temi sui quali La Torre ed Evola attribuiscono a Italia Viva orientamenti difficilmente conciliabili con la propria idea di città. Al centro della loro proposta indicano servizi pubblici, tutela sociale e qualità della vita.

Sono questioni che rendono il confronto più impegnativo di una trattativa sui confini dello schieramento. Per costruire un’alternativa, le forze coinvolte dovranno precisare come intendono gestire i rifiuti, quali investimenti considerano prioritari e quale ruolo assegnano al pubblico nei servizi. Le differenze possono essere affrontate attraverso un accordo, ma lasciarle irrisolte significherebbe trasferirle dentro un’eventuale esperienza di governo.

La presa di posizione arriva dopo l’incontro del 4 ottobre alla Festa dell’Unità. La Torre ed Evola richiamano le reazioni della platea come un segnale che, a loro giudizio, non può essere ignorato. Da qui la richiesta di aprire una discussione pubblica, evitando di ripetere quelli che considerano errori di metodo del passato.

Per il Pd e per le altre forze impegnate nel confronto si apre dunque una scelta delicata. Allargare la coalizione può rafforzarne la competitività; perché questo allargamento sia sostenibile, però, serve una base programmatica condivisa. Il rischio è che la ricerca dell’unità elettorale produca una proposta attraversata da contraddizioni già prima del voto.

Italia Viva è chiamata, sul piano politico, a chiarire il proprio rapporto con l’amministrazione Lagalla e le condizioni di un’eventuale partecipazione al fronte alternativo. Rifondazione, a sua volta, dovrà misurare la propria posizione con la possibilità di costruire una coalizione capace di incidere sugli equilibri della città. La discussione riguarda entrambe le esigenze: coerenza e capacità di governo. L’alternativa a Lagalla entra così nella sua prima prova concreta.

Prima delle candidature, occorre definire gli impegni che tengono insieme lo schieramento. Un confronto pubblico sulle scelte per Palermo può rendere comprensibili gli accordi e le divergenze. Senza quel passaggio, il campo largo rischia di restare una formula nella quale ogni partito immagina un progetto diverso.

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