Fino ai primissimi anni ’80, nei mesi di novembre e dicembre, nelle aule e nei cortili degli atenei impazzava l’antico e goliardico rito della “Festa della Matricola”. Gli studenti con maggiore esperienza universitaria, e in particolar modo i fuori corso, si mettevano alla ricerca dei nuovi arrivati, quelli iscritti al primo anno nei vari corsi di laurea. Lo scopo principale di questa caccia era prendersi gioco dei debuttanti, facendosi consegnare somme di denaro o facendosi offrire da bere al bar. In cambio del contributo preteso, i giovani ricevevano il cosiddetto “Papello”, una pergamena redatta in un finto latino con penna ad inchiostro, rilasciata alla matricola come testimonianza dell’avvenuto pagamento. Così altri studenti anziani non avrebbero potuto pretendere dagli studenti bollati altri pagamenti.
A caratterizzare l’appartenenza a ciascuna facoltà vi era un rigido codice cromatico legato ai cappellini a punta indossati dalle matricole. Ogni colore identificava chiaramente la materia di studi prescelta, rendendo immediatamente riconoscibile la futura carriera del giovane iscritto. Gli studenti di Ingegneria e Architettura sfoggiavano un copricapo nero, mentre il rosso acceso spettava ai futuri medici e il giallo contraddistingueva gli appartenenti ad Economia. Per gli ambiti scientifici di Matematica e Scienze veniva utilizzato il verde, laddove la facoltà di Lettere era rappresentata dal bianco e la facoltà di Giurisprudenza dal blu.
La “Festa della Matricola” scomparve tra la fine degli anni Settanta e i primi degli Ottanta, cancellata dai mutamenti politici e sociali all’interno del mondo studentesco.



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