domenica, 4 Ottobre 2026
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La giovane, che lavorava come medico specializzando a Messina, è stata trovata morta venerdì pomeriggio nella sua abitazione

Jasmine morta a Barcellona, l’ipotesi dell’overdose di metadone: indagini sul compagno

La morte di Jasmine Chowdhury, 29 anni, medico palermitana specializzanda al Policlinico di Messina, resta avvolta da numerosi interrogativi. La giovane è stata trovata senza vita nella sua abitazione di via Catili, a Barcellona Pozzo di Gotto. La Procura indaga sulle cause del decesso e prende in considerazione anche l’ipotesi di un’overdose di metadone.

Al centro degli accertamenti figura anche il compagno, Antonio Gnoni, 29 anni, originario di Brindisi, che conviveva con la giovane. Gli investigatori stanno ricostruendo le ultime ore di vita della donna e verificano l’eventuale cessione di metadone, senza escludere altre possibili circostanze che possano aver contribuito alla tragedia.

La morte di Jasmine e i primi accertamenti

La giovane, che lavorava come medico specializzando a Messina, è stata trovata morta venerdì pomeriggio nella sua abitazione. La segnalazione ha fatto scattare l’intervento dei soccorritori, che non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.

I carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto hanno avviato le indagini e raccolto le prime testimonianze. Gli investigatori hanno ascoltato a lungo il compagno, nel tentativo di ricostruire le circostanze che hanno preceduto la morte della 29enne.

Farmaci e metadone, gli elementi al vaglio degli inquirenti

Durante i sopralluoghi nell’abitazione, i militari hanno rinvenuto alcuni flaconi di morfina e una confezione di Midazolam. Gli investigatori hanno acquisito questi elementi per approfondire la possibile assunzione di farmaci e ricostruire le condizioni della giovane prima del decesso.

Le verifiche riguardano anche alcune sostanze riconducibili al Sert di Brindisi. La Procura vuole stabilire quali farmaci o sostanze Jasmine possa aver assunto e se un’eventuale overdose di metadone abbia avuto un ruolo determinante nella sua morte.

Il compagno sotto esame, la difesa respinge le accuse

Gli inquirenti stanno approfondendo la posizione di Antonio Gnoni, compagno della vittima, e valutano l’eventuale responsabilità nella possibile cessione di metadone. Al momento, gli accertamenti dovranno chiarire se esistano elementi concreti a sostegno di questa ipotesi.

La difesa respinge ogni addebito e sostiene che il giovane non fosse a conoscenza della presenza di metadone. Secondo quanto riferito dal legale, il compagno avrebbe inoltre nascosto alcuni farmaci in casa per timore di essere accusato della loro assunzione.

Attesi gli esiti degli esami tossicologici

Gli accertamenti medico-legali e gli esami tossicologici rappresentano un passaggio fondamentale per fare luce sulla morte di Jasmine. Le analisi dovranno individuare l’eventuale presenza di metadone e di altre sostanze nell’organismo della giovane, oltre a chiarire se possano aver causato o contribuito al decesso.

La Procura prosegue le indagini per ricostruire la dinamica dei fatti e verificare ogni possibile responsabilità. Solo i risultati degli esami e gli ulteriori riscontri investigativi potranno fornire risposte definitive sulla morte della giovane medico palermitana.

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