La decisione della Curia palermitana di riformare il percorso catechistico e sospendere le celebrazioni delle prime comunioni ha scatenato un acceso scontro politico all’interno di Palazzo delle Aquile. Per attenuare l’impatto economico patito dalle attività commerciali del settore, la giunta guidata dal sindaco Roberto Lagalla ha ipotizzato l’impiego di una quota dell’avanzo di amministrazione comunale per sostenere i negozianti danneggiati da eventi eccezionali. Assimilando la misura a un intervento per emergenze.
L’opposizione contesta
La mossa ha provocato un’immediata levata di scudi da parte dei gruppi consiliari di minoranza, che considerano l’iniziativa priva di fondamento giuridico e dettata solo da logiche elettorali. Esponenti dell’opposizione contestano la scelta di monetizzare decisioni di natura strettamente religiosa e sottolineano come non si possa parlare di calamità pubblica di fronte a una direttiva pastorale. Alle critiche politiche si affianca la posizione dell’Unione atei e agnostici razionalisti, che sollecita l’amministrazione a concentrarsi su funzioni istituzionali laiche e inclusive anziché intervenire su dinamiche private.
Attestati di vicinanza per Lorefice
Nel frattempo, dal fronte ecclesiale giungono attestati di vicinanza all’arcivescovo Corrado Lorefice da parte del Consiglio pastorale diocesano, che respinge le pressioni sui corsi intensivi giudicandole lesive del percorso formativo spirituale. Sulla stessa linea si posizionano diverse associazioni di categoria, tra cui Confcommercio, che prende le distanze dalle manifestazioni di protesta ribadendo l’inopportunità di valutare le scelte della Chiesa secondo meri parametri commerciali. Resta confermata soltanto l’iniziativa di Confimprese, decisa a portare in piazza i rappresentanti delle categorie penalizzate davanti al Palazzo arcivescovile per rivendicare l’attenzione delle istituzioni.



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