Prosegue a Palermo il dibattito attorno al nuovo progetto di iniziazione cristiana promosso dall’Arcivescovo, Monsignor Corrado Lorefice. La riforma diocesana — che ha esteso il percorso di preparazione ai sacramenti della Prima Comunione e della Cresima portandolo a cinque anni (formula 4+1) e unificando l’itinerario — ha sollevato accese discussioni tra le famiglie, le istituzioni e gli operatori economici locali.
I fatti: la protesta dei commercianti e la risposta della Curia
Al centro della polemica si trova Confimprese, guidata dal presidente Giovanni Felice, che ha dato vita al comitato “Fede, economia e comunità“. Il gruppo, in rappresentanza di diverse categorie commerciali coinvolte nell’indotto delle cerimonie (ristoratori, fiorai, fotografi, gioiellerie, atelier e professionisti della cura della persona), ha espresso forte preoccupazione per le ripercussioni economiche legate al rinvio delle celebrazioni.
La sospensione temporanea delle prime comunioni nei tempi tradizionali comporta un differimento di circa tre anni per il nuovo scaglionamento dei sacramenti. Tra le proposte avanzate da Confimprese e dalle famiglie sostenitrici della petizione, vi sarebbe l’introduzione di “corsi intensivi integrati” per permettere ai fanciulli di ricevere il sacramento senza allungare eccessivamente i tempi, riducendo l’impatto sociale ed economico della riforma.
Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Palermo Roberto Lagalla per mediare tra le istanze dei commercianti e le decisioni ecclesiastiche. Tuttavia, Monsignor Lorefice e la Diocesi di Palermo hanno confermato l’impianto della riforma, ribadendo l’autonomia decisionale della Chiesa in materia pastorale e confermando la validità del nuovo percorso catechistico.
La testimonianza: “La Fede non può essere ostaggio dell’economia”
A difesa della scelta della Diocesi si schiera l’esperienza diretta dei catechisti impegnati sul campo. Di seguito viene riportata una sintesi della riflessione inviata da un catechista palermitano al Quotidiano di Palermo, che analizza la questione dal punto di vista pastorale e pedagogico.
“Da mesi seguo la querelle sollevata da Confimprese e dal comitato ‘Fede, economia e comunità’. Mi trovo su posizioni diametralmente opposte rispetto a chi ha mosso questa crociata contro il nuovo progetto di iniziazione cristiana voluto da Monsignor Corrado Lorefice. All’inizio, due anni fa, l’annuncio della riforma sorprese anche me: passare a un percorso di 5 anni per ricevere Eucaristia e Riconferma sembrava una rivoluzione complessa. Tuttavia, comprendendone la sostanza, è diventata chiara la bontà del progetto. Non si tratta più di trasmettere nozioni scolastiche a bambini di 9 anni che spesso ricordano della Comunione solo la festa e i regali, ma di coinvolgere le famiglie in un cammino esperienziale che dura tutta la vita. Alle famiglie preoccupate dalla durata del percorso – continua il catechista – rispondo con il detto discere usque ad mortem: la conoscenza di Cristo non scade. Per questo motivo, la richiesta del comitato di organizzare corsi intensivi per accelerare i tempi dimostra un equivoco di fondo: la catechesi non è una lezione scolastica da recuperare, ma un’esperienza di vita vissuta. Anche i dubbi sulla preparazione dei catechisti sono infondati, dati i percorsi formativi forniti dalla commissione diocesana. Comprendo e mi dispiace sinceramente per le difficoltà economiche che stanno vivendo gli operatori commerciali e le loro famiglie. Tuttavia, la Fede non può essere accostata o resa ostaggio delle logiche economiche. La Chiesa di Palermo – conclude – ha avviato un processo epocale per rimettere al centro l’essenza del messaggio cristiano e la consapevolezza dei sacramenti; su questo cammino non si può e non si deve tornare indietro”.



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