Nuovo capitolo nella lunga contrapposizione tra l’amministrazione comunale e la dirigente Maria Mandalà, per anni alla guida dell’area Tributi e oggi responsabile della neonata area Affari generali e istituzionali. Sul caso interviene la Fp Cgil, che ha raccolto gli esiti di una certificazione del Centro antimobbing dell’Uoc di Psicologia dell’Asp e ha inviato una nota-diffida ai vertici del Comune di Palermo.
La vicenda affonda le radici nei contrasti nati attorno a una nota con cui la dirigente aveva espresso sostegno al personale dell’area Tributi. Che sarebbe rimasto escluso dai criteri per le progressioni verticali. Da quel momento si è sviluppato un lungo confronto con la direzione generale. Sfociato in una serie di contestazioni su diversi aspetti della gestione amministrativa.
Tra i punti sollevati dalla dirigente figurano anche presunte disparità di trattamento nei procedimenti disciplinari nei confronti di alcuni dirigenti di nomina fiduciaria e la questione delle esenzioni Tari che non troverebbero adeguata giustificazione nel regolamento comunale sui tributi. Su quest’ultimo aspetto erano intervenuti anche i funzionari ispettivi dell’area e la Ragioneria generale con proprie relazioni.
Ora il caso torna al centro dell’attenzione dopo la valutazione del Centro antimobbing dell’Asp. La relazione, per ragioni legate alla privacy, resta riservata. Ma l’esito è già stato notificato alle parti interessate.
La nota al sindaco
La Fp Cgil ha quindi trasmesso una nota-diffida al sindaco Roberto Lagalla, al direttore generale Eugenio Ceglia, al segretario generale Raimondo Liotta, al presidente del Consiglio comunale Giulio Tantillo e all’area Risorse umane guidata dall’assessore Dario Falzone.
Il segretario provinciale della Funzione pubblica Cgil Saverio Cipriano e il segretario generale Andrea Gattuso parlano di una «documentata segnalazione di una gravissima situazione lavorativa» e sostengono che nella vicenda emergano condotte riconducibili, a loro giudizio, a «mobbing e bossing lavorativo».
La documentazione clinico-sanitaria avrebbe rilevato «uno stato di sofferenza psico-fisica» che la relazione collegherebbe ad azioni ritenute persecutorie, vessatorie e discriminatorie. La Fp Cgil interpreta inoltre tali comportamenti come una possibile risposta ritorsiva al dissenso espresso dalla dirigente su alcune scelte operative e gestionali dell’amministrazione.
Il sindacato sottolinea quindi i possibili risvolti sul piano della salute e della dignità professionale della lavoratrice, ma anche le eventuali conseguenze economiche e amministrative per il Comune. Nella nota vengono richiamati possibili danni di immagine, passività finanziarie e richieste di risarcimento per danno biologico, esistenziale e professionale, oltre a eventuali profili di responsabilità contabile e danno erariale.
La Fp Cgil richiama infine l’attenzione sulla possibile responsabilità dei singoli amministratori o dirigenti qualora eventuali condanne dell’Ente per condotte vessatorie o di mobbing dovessero accertare comportamenti caratterizzati da dolo o colpa grave. In quel caso, il sindacato annuncia che segnalerà i relativi costi e gli eventuali indennizzi alla Procura della Corte dei Conti.



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