sabato, 26 Settembre 2026
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Si conclude la terza edizione delle Giornate Siciliane di Nefrocardiologia. Procedure complesse più sicure con cardiologi, nefrologi e cardiochirurghi in team

Valvole cardiache e malattia renale: cure più sicure per i pazienti più fragili

Curare una valvola cardiaca malata in un paziente che ha anche una compromissione renale significa affrontare rischi e scelte terapeutiche più complesse. Ma la malattia renale non deve trasformarsi automaticamente in un limite alle possibilità di cura. È questo uno dei messaggi emersi oggi dalla seconda e conclusiva giornata delle Giornate Siciliane di Nefrocardiologia, che a Palermo hanno riunito specialisti da tutta Italia per mettere a confronto nuove strategie nella gestione di pazienti nei quali cuore e reni devono essere curati insieme.

Dopo una prima giornata dedicata soprattutto al continuum cardiorenale e alle nuove terapie, oggi il confronto si è spostato sul versante cardiologico e interventistico: dalla diagnostica per immagini alla fibrillazione atriale, fino alla cardiochirurgia e alle procedure sulle valvole nei pazienti nefropatici. Una parte centrale del programma è stata dedicata proprio alle «Procedure interventistiche e Chirurgia specialistica nel paziente nefrocardiologico: rischi e prospettive», con gli interventi di Linda Pisano sulle sfide della cardiochirurgia nel nefropatico e di Salvatore Evola su TAVI e procedure interventistiche. 

Il nodo è la multidisciplinarietà anche quando dalla terapia farmacologica si passa a un intervento. Un modello già applicato nell’esperienza dell’ambulatorio di Nefrocardiologia diretto da Caterina Carollo (dirigente medico dell’UOC di Nefrologia del Policlinico e docente universitario) e Salvatore Evola (responsabile dell’Unità operativa di Emodinamica del Policlinico) che lavora in stretta collaborazione con l’Heart Valve Center, composto, tra gli altri, dallo stesso Evola e da Linda Pisano, direttore UOC di Cardiochirurgia del Policlinico Giaccone. In questo modo il paziente nefropatico che presenta una patologia valvolare può essere valutato contemporaneamente sotto il profilo cardiologico, nefrologico e cardiochirurgico, costruendo il percorso sulla sua specifica condizione clinica.

«La presenza delle competenze nefrologiche all’interno del team ci aiuta a prendere le decisioni e a pianificare la migliore strategia possibile, tagliata e cucita sul singolo paziente – spiega Salvatore Evola –. Questo ci dà grandi vantaggi nella terapia perché riusciamo a ottenere ottimi risultati con interventi efficaci e poche complicanze». È il caso, per esempio, della TAVI, la sostituzione della valvola aortica attraverso catetere, che può essere eseguita anche nei pazienti nefropatici attraverso una pianificazione che tenga conto contemporaneamente delle esigenze del cuore e della necessità di preservare la funzione renale. 

Un passaggio particolarmente delicato perché il paziente nefropatico presenta spesso più patologie contemporaneamente e un profilo di rischio maggiore. «Sono pazienti ad alta complessità e il lavoro dell’Heart Valve Center è individuare il trattamento più appropriato mettendo insieme competenze differenti – sottolinea Linda Pisano –. L’obiettivo è offrire prestazioni di altissimo livello anche a questa categoria di pazienti, attraverso una valutazione condivisa del rischio e delle possibilità terapeutiche».

I numeri danno la dimensione del settore. Secondo i dati GISE relativi al 2024 richiamati durante le Giornate, in Sicilia sono state eseguite 978 TAVI e 133 procedure percutanee sulla valvola mitrale, per un totale di 1.111 interventi. Non esiste però un registro regionale che indichi quanti dei pazienti sottoposti a queste procedure presentino contemporaneamente una malattia renale. 

Il vantaggio dell’integrazione tra l’ambulatorio di Nefrocardiologia e un centro dedicato alle patologie valvolari sta quindi nella continuità del percorso: il nefropatico non viene valutato soltanto nel momento in cui deve affrontare la procedura, ma arriva all’eventuale intervento dopo una presa in carico nella quale le due patologie vengono considerate insieme. Una modalità che permette anche di programmare controlli e terapie successive tenendo conto degli effetti che una scelta cardiologica può avere sul rene e viceversa.

La seconda giornata ha affrontato anche le possibilità offerte dalla diagnostica avanzata, il rischio renale nelle procedure cardiovascolari, la fibrillazione atriale nell’insufficienza renale cronica severa e la chirurgia vascolare. Nel pomeriggio il programma prosegue con i focus su amiloidosi e malattia di Fabry, prima della tavola rotonda conclusiva dedicata alla nefrocardiologia in Italia tra ospedale e territorio, con il confronto sui percorsi e sulle sinergie necessarie per una presa in carico integrata.

«Queste terze Giornate confermano quanto sia cresciuta l’attenzione verso la nefrocardiologia e quanto sia importante creare occasioni di confronto tra professionalità diverse – conclude Caterina Carollo –. Torniamo a casa con nuovi spunti da trasformare nella pratica clinica e con la volontà di continuare a far crescere questa rete. L’appuntamento è al prossimo anno, con la quarta edizione».

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