Durante la solenne omelia per l’ordinazione di quattro nuovi presbiteri nella Cattedrale di Palermo, l’arcivescovo Corrado Lorefice ha inviato un messaggio chiaro e inequivocabile sulla direzione pastorale della diocesi. Rivolgendosi ai neo-ordinati, ha ricordato che il ministero ordinato non equivale alla guida di un’azienda religiosa o alla gestione di una stazione di servizi sacri. Lorefice ha ribadito con fermezza che la Chiesa non può trasformarsi nel supermercato dei riti e dei sacramenti, invitando i sacerdoti ad animare umilmente la fraternità cristiana con tutto il proprio essere. Le sue parole suonano come una conferma definitiva della volontà di non tornare indietro sul nuovo itinerario sacramentale adottato dall’arcidiocesi.
La riforma della catechesi e lo slittamento dei riti
Al centro del dibattito c’è la riforma del percorso d’iniziazione cristiana avviata nel 2024, che ha accorpato e allungato l’itinerario per la Prima Comunione e la Cresima portandolo a una durata complessiva di cinque anni. Questa riorganizzazione, pensata per mettere al centro la crescita personale e spirituale dei ragazzi piuttosto che il semplice adempimento formale, ha provocato un inevitabile slittamento temporale delle celebrazioni nella fase di transizione. La scelta di dare maggiore priorità alla formazione e al senso autentico dei sacramenti ha però generato malumori e preoccupazioni al di fuori delle aule parrocchiali, trasformando una decisione pastorale in un caso cittadino.
La protesta del settore cerimonie e l’impatto economico
La riorganizzazione della catechesi ha infatti scatenato la protesta del comparto economico legato ai festeggiamenti. Ristoratori, fiorai, fotografi, gioiellerie e negozi di abbigliamento lamentano un blocco quasi totale delle cerimonie con conseguenze pesanti sui bilanci familiari e aziendali. Secondo le stime diffuse da Giovanni Felice, presidente di Confimprese, il contraccolpo economico per il tessuto produttivo locale si aggira attorno ai 20 milioni di euro di mancati incassi nell’ultimo anno. Prima dell’introduzione del nuovo modello, nel solo capoluogo siciliano si contavano oltre 3mila Prime Comunioni all’anno, un volume d’affari fondamentale per la sopravvivenza di centinaia di piccole attività storiche della città.
La richiesta di un ponte e la fermezza della Curia
Di fronte a queste difficoltà, le categorie produttive hanno rivolto una formale richiesta all’arcivescovo per ottenere l’adozione di un percorso transitorio più rapido dedicato ai ragazzi già avanzati nel cammino di catechismo. L’obiettivo dei commercianti sarebbe quello di sbloccare la situazione e consentire una ripresa graduale delle celebrazioni a partire dal 2027. Tuttavia, le dichiarazioni di Lorefice e la linea della Curia evidenziano la chiara intenzione di proseguire sulla strada tracciata.



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