La Vucciria dice addio a Rocky, il grande pitbull nero che per anni ha accompagnato la vita quotidiana del celebre mercato storico di Palermo. Tra i vicoli del quartiere, la sua presenza era diventata familiare per residenti, commercianti e giovani della zona.
Anche molti turisti avevano imparato a riconoscerlo. Durante le passeggiate tra i vicoli della Vucciria, in tanti si fermavano per fotografarlo e accarezzarlo, trasformando Rocky in uno dei volti più conosciuti del quartiere.
Rocky, però, non apparteneva soltanto a una persona. Nel corso degli anni aveva conquistato l’affetto di un’intera comunità. C’era chi gli portava qualcosa da mangiare, chi gli offriva riparo, chi controllava che stesse bene e chi, passando ogni mattina, trovava il tempo per salutarlo.

Per la Vucciria Rocky rappresentava ormai una presenza quotidiana, una di quelle figure che finiscono per entrare nella memoria di un luogo e delle persone che lo vivono. A ricordarlo con lungo messaggio è stata l’animalista Giusy Caldo.
«Ed è difficile oggi parlare di lui semplicemente come di “un cane”, perché Rocky, alla Vucciria, non è mai stato soltanto questo. Rocky era il cane del quartiere. Era di chi gli dava da mangiare, di chi gli apriva una porta, di chi controllava che stesse bene, di chi lo salutava ogni mattina. Era dei residenti, dei commercianti, dei ragazzi della zona. Ma, in qualche modo, era diventato anche il cane delle migliaia di turisti che negli anni sono passati dalla Vucciria e lo hanno fotografato.
Chissà quante fotografie di Rocky oggi sono sparse per l’Italia, per l’Europa e per il mondo».
«Io ho conosciuto Rocky diversi anni fa, quando alcune segnalazioni sulle sue condizioni di salute mi portarono a occuparmi di lui. All’epoca ero volontaria dell’associazione ADA; oggi non ne faccio più parte, ma quello che quella vicenda mi ha lasciato appartiene alla mia storia personale e, soprattutto, al rapporto che negli anni si è creato con le persone della Vucciria. Quando Rocky ebbe bisogno di cure, quel quartiere rispose come una famiglia. C’era chi metteva qualche euro, chi esponeva le locandine, chi raccoglieva le offerte, chi procurava un passaggio, chi si rendeva disponibile in qualsiasi modo. Bastò chiedere aiuto perché si creasse una catena di solidarietà straordinaria».
«Se Rocky stava male alle due o alle tre del mattino, si prendeva Rocky e si correva in clinica.
Non importava l’ora, non importava la stanchezza, non importava che il giorno dopo ci fosse da lavorare. Davanti alla sofferenza di quel cane si smuoveva qualsiasi cosa. E forse è proprio questo uno degli insegnamenti più belli che Rocky mi lascia. In un quartiere popolare come la Vucciria, spesso raccontato dall’esterno soltanto attraverso il caos, il degrado e gli stereotipi, io ho conosciuto anche persone dal cuore d’oro, capaci di interrompere qualunque cosa stessero facendo per aiutare un animale che soffre».
«Per tantissimi anni al suo fianco c’è stata la sua compagna storica, quella bellissima pastorina tedesca che alcuni chiamavano Stella e altri Bella: per noi, Stella Bella. Erano quasi inseparabili. Chi frequentava la Vucciria era abituato a vedere Rocky e Stella Bella insieme. Facevano parte del quartiere esattamente come le strade, le botteghe, le voci e le balate. Qualche mese fa Stella Bella se n’è andata. E stanotte se n’è andato anche Rocky. Così, nel giro di pochi mesi, la Vucciria è rimasta senza i suoi due cani storici».
«Oggi le balate della Vucciria saranno un po’ più vuote. Ma da qualche parte voglio immaginarti di nuovo accanto alla tua Stella Bella, come siete stati per una vita intera. E continuerai ancora a viaggiare per il mondo, nelle migliaia di fotografie scattate da chi è passato almeno una volta dalla Vucciria e ha incontrato il suo cane più famoso. Buon ponte, gigante buono. Salutaci Stella Bella» conclude.


