Non era una finale playoff, non era un match di cartello, non era neanche un’amichevole di lusso contro la Spagna campione del mondo… Ma per 33.009 malati di pallone, un trentaduesimo di finale di Coppa Italia tra Palermo e Lecce il 17 agosto con un tasso di umidità da SPA era un evento più imperdibile di un’eclissi solare. Più imperdibile di un falò di confronto a Temptation Island. Più imperdibile dei doppi saldi ma solo fino a domenica che praticano su certi divani.
Le due squadre lo capiscono e danno vita ad una partita – che per essere ancora calcio estivo – è stata tutto sommato godibile. Agosto si conferma un mese dannato per i portieri rosanero: Joronen si struppìa immediatamente ed al suo posto entra Fortin. I rosa partono allazzatissimi e vanno in gol. La rete la sigla il numero nove, una cosa che a Palermo non si vedeva dai tempi di Brunori. E guarda caso il gol è in rima: a siglarlo è Vavassori, una perla bergamasca che pare la versione riveduta e corretta di Robin Quaison (e se non lo conoscete o siete troppo giovani o non siete tifosi del Palermo).
Il Lecce prende le redini dell’incontro ma lì davanti ha la cattiveria di un gruppo di boyscout. Tra un salvataggio rosanero e l’altro, chi poteva mettere il punto esclamativo alla gara? È lui o non è lui? Ceeeeerto che è lui: parliamo, ovviamente, di Sua Maestà l’imperatore scandinavo Pohjanpalo. Due a zero, e tutti a bere un bello bicchiere di acqua e zammù.
Secondo tempo molto più Lecce che Palermo. Ma, comme on dit en France, “u riscursu è bellu e buonu e u tavirnaru voli i picciuli”. Come dire che puoi anche tirare 16.547 volte in porta, ma, se hai la capacità realizzativa di un ottuagenario, difficile che vedi lustro. Due a zero, il Palermo supera il turno: adesso testa al campionato.
LE PAGELLE
Joronen s.v. Dopo due volte Gomis, stavolta tocca al buon Jesse. Vola con quanto fiato in gola al CTO e facci sapere quando rientri. Ti aspettiamo per andare in A.
Dal 5° Fortin 6,5. Esordio da favola, in casa e davanti a 30.000 spettatori. L’avvio è un po’ thrilling con qualche sfarfallata di troppo, dopodichè – grazie anche all’aiuto dei compagni – apre le valvole e salva il salvabile.
Pierozzi 6. Costretto a stare sulla mattonella difensiva, ingaggia con Ndri un duello all’ultimo centimetro che non fa né vincitori nè vinti. Patta.
Peda 7. In avanti mette la capoccia in occasione del vantaggio rosanero, dietro spesso salva baracca e burattini. Pedante.
Ceccaroni 6,5. Ha meno possibilità di fare il toco con discese fino all’area avversaria. Allineato e coperto, compie il suo dovere da soldato della truppa Inzaghi.
Augello 7. Ciuf-ciuffa per tutta la fascia sinistra, per tutto il match. Quando può libera il cross con quel sinistro più educato di uno studente di un college svizzero. Frecciarosa.
Segre 7. Ha due polmoni quanto le mongolfiere della Cappadocia e li mette al servizio della squadra facendo di tutto e di più.
Palumbo 5. Arrivato al 17 agosto con due gambe granitiche come i monti della Val d’Aosta, gioca un tempo senza regalare alcuna gioia.
Dal 46° Hernani 5,5. Quarantacinque minuti con qualche infamia (leggasi palle perse) e pochissime lodi. Ma ti aspettiamo Hernani Azevedo Junior.
Ranocchia 5. Impalpabile, etereo, leggero. Dovrebbe essere il direttore d’orchestra, ma si perde in quarta fila come un ottone stonato.
Dal 74° Estevez s.v. Benvenuto!
Vavassori 7. Gol a parte (che – attenzione – pesa come un macigno!) c’è qualcosa in questo RobinQuaison 2.0 che ci porta a pensare che il ragazzo potrebbe avere un impiego mooooooolto costante. Chi vivrà, vedrà.
Johnsen 6,5. “Circotogni” non si smentisce mai. Fa una grande giocata e subito dopo la deve compensare con una fissarìà grande quanto Via Ruggero Settimo. Però l’assist per il raddoppio di Pohjanpalo è un cioccolatino che manco a San Valentino se ne trovano così…
Dal 62° Strefezza 6. Un motore Ferrari nella carrozzeria di una Fiat Palio. Deve mettere minuti nelle gambe e poi potrà diventare l’asso nella manica del mazzo rosanero.
Pohjanpalo 6,5. Dove eravamo rimasti? Ah, ai gol. Il biondo è in rodaggio, fa poche cose decentemente, fra noi ce lo possiamo dire… ma quando gli arriva un pallone com’i’cristiani è una sentenza di Cassazione a Sezione Unite. Così sia fatto, così sia scritto.
Dal 46° Le Douaron 5,5. Di stima. Se è il fantasma di Brest il vice – Pohjanpalo, ci vediamo tutti al Santuario di S.Rosalia per richiedere che al finnico tricobiondico non venga neanche un pelo incarnito. Grazia e Graziella.
Inzaghi 6,5. La partenza è col piede giusto. i carichi di lavoro ancora si sentono ma i ragazzi ci sono. Visto che l’obiettivo promozione non si può sbagliare, fossimo in lui chiederemmo ai vertici ancora qualche ciliegina in una torta che pare già buonissima.



