Dopo il blitz che ha portato ai primi quindici fermi a Palermo, emergono nuovi dettagli dell’inchiesta sul mandamento San Lorenzo-Tommaso Natale. 22 provvedimenti complessivi, sette dei quali nei confronti di persone già detenute. Al centro dell’indagine il ruolo di Salvatore Verga, indicato dagli investigatori come uno dei reggenti del gruppo.
L’indagine dei Carabinieri e della Direzione distrettuale antimafia di Palermo avrebbe ricostruito la struttura e le attività della cosiddetta “banda del racket e del Kalashnikov”, un gruppo che avrebbe imposto la propria presenza nei quartieri Zen e Marinella, arrivando fino al territorio di Carini. Gli investigatori contestano agli indagati un sistema basato sulle estorsioni, sul traffico di droga e sulle intimidazioni armate. Con l’obiettivo di mantenere il controllo del territorio.
Tra le figure ritenute centrali nell’organizzazione c’è Salvatore Verga, 35 anni, indicato dagli inquirenti come uno dei reggenti della famiglia mafiosa della Marinella. Anche dal carcere avrebbe continuato a occuparsi della gestione degli affari del gruppo. Impartendo direttive sulla riscossione del pizzo, sul traffico di stupefacenti e sulle pressioni esercitate nei confronti delle vittime. Il provvedimento di fermo è stato notificato anche ai suoi genitori.
Un ruolo rilevante nell’inchiesta è quello delle armi. Nel corso delle attività investigative sono state sequestrate due granate nel quartiere Zen. Un ritrovamento che si inserisce nel quadro di un gruppo che avrebbe fatto della disponibilità di armi uno degli strumenti principali per rafforzare la propria capacità intimidatoria.
I nomi
Per le contestazioni legate al racket, alle intimidazioni e alle armi risultano destinatari del provvedimento Salvatore Ariolo, Gioacchino Buzzotta, Gian Mattia Celestino, Massimiliano Clemente, Andrea Perugia, Rosario Piazza, Giuseppe Pirrotta, Baldassarre Rizzuto, Manuel Salamone, Matteo Salamone e Salvatore Verga.
Un secondo filone dell’indagine riguarda invece il traffico di droga. Ad altre undici persone vengono contestati reati legati allo spaccio di cocaina, hashish e marijuana. Tra gli indagati figurano Francesco Paolo Albamonte, Maria Claudino, Stefano Claudino, Salvatore D’Arpa, Emanuele Donesi, Giuseppe Faija, Marco Ferrante, Aldo Tenerelli, Gaetano Verga, Salvatore Verga e Khemais Lausgi.
L’inchiesta, secondo la Procura, avrebbe consentito di ricostruire una rete criminale capace di unire due settori fondamentali per gli equilibri mafiosi. Il controllo del territorio attraverso le estorsioni e la gestione delle piazze di spaccio. Un sistema che, per gli investigatori, avrebbe continuato a operare sotto l’ombra del mandamento San Lorenzo-Tommaso Natale.


