Si è conclusa dopo alcune ore di ricerche la fuga del detenuto evaso questa mattina davanti al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Antonio Abate di Trapani. Le forze dell’ordine hanno rintracciato e arrestato l’uomo al termine di una vasta operazione coordinata dalla Polizia penitenziaria.
Il detenuto, di nazionalità italiana, aveva lasciato il carcere Pietro Cerulli di Trapani a bordo di un’ambulanza per sottoporsi ad alcuni accertamenti sanitari urgenti. L’uomo, infatti, aveva ingerito un chiodo. Appena il mezzo ha raggiunto l’area del pronto soccorso e gli operatori hanno aperto il portellone, l’uomo ha approfittato di quei pochi istanti per scappare e far perdere le proprie tracce tra le vie vicine all’ospedale.
L’evasione ha fatto scattare immediatamente il piano di ricerca. La Polizia penitenziaria ha mobilitato numerose pattuglie con il supporto delle altre forze dell’ordine. Il comando ha richiamato in servizio anche il personale libero dal turno e ha ricevuto rinforzi arrivati da Palermo. Gli agenti hanno concentrato le ricerche soprattutto nell’area attorno al Sant’Antonio Abate e nei quartieri limitrofi fino a individuare il fuggitivo e bloccarlo.
Sulla vicenda è intervenuto anche il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE). Il segretario generale Donato Capece ritiene plausibile che il detenuto abbia simulato un malore per ottenere il trasferimento fuori dall’istituto penitenziario. «Sono in corso gli accertamenti del caso, ma questo episodio conferma i rischi che accompagnano i trasferimenti dei detenuti nelle strutture sanitarie esterne», ha dichiarato Capece.
Il SAPPE richiama ancora una volta l’attenzione sulle difficoltà operative che affronta quotidianamente la Polizia penitenziaria. La cronica carenza di personale costringe gli istituti a destinare numerosi agenti alle scorte per visite mediche, ricoveri e accertamenti esterni, con inevitabili ripercussioni sui servizi all’interno delle carceri.
Per questo il sindacato sollecita una revisione dell’organizzazione dell’assistenza sanitaria ai detenuti, con l’obiettivo di garantire il diritto alle cure senza compromettere la sicurezza e senza aggravare ulteriormente il lavoro degli agenti.
Nel frattempo l’autorità giudiziaria ha avviato gli accertamenti per ricostruire ogni fase dell’evasione e valutare le eventuali responsabilità. Gli investigatori dovranno chiarire anche come il detenuto sia riuscito a sottrarsi alla sorveglianza durante il trasferimento in ospedale.


