A Capo Boeo il passato romano continua ad affiorare dal sottosuolo. Nell’area archeologica dell’antica Lilybaeum, nome con cui in epoca romana era conosciuta Marsala, gli archeologi hanno riportato alla luce un importante mosaico con scene di caccia. Opera rimasta nascosta per oltre mezzo secolo. La città, considerata uno dei principali centri del Mediterraneo romano, accolse anche il giovane Cicerone all’inizio della sua carriera politica e giudiziaria, tra il 76 e il 75 a.C.
Il mosaico era emerso per la prima volta nel 1972 durante gli scavi diretti dall’archeologa Carmela Angela Di Stefano. Nell’area compresa tra la chiesa di San Giovanni Battista e viale Isonzo. In seguito, gli studiosi decisero di ricoprirlo per proteggerlo. Il parco archeologico non esisteva ancora e l’assenza di protezioni avrebbe potuto esporre il reperto a danneggiamenti o furti.
L’opera rappresenta un raffinato esempio di mosaico romano imperiale realizzato in opus tessellatum, tecnica che utilizza tessere molto piccole per ottenere effetti prospettici e volumetrici. Gli artisti impiegarono una ricca palette cromatica, dal blu all’ocra, dal rosso al marrone. Creando sfumature e chiaroscuri di grande qualità.
La decorazione si sviluppa attorno a una doppia cornice ornamentale. Quella esterna alterna motivi a meandro e figure floreali, mentre quella interna intreccia motivi geometrici in tonalità azzurre, rosse e bianche.
Al centro del mosaico prende forma una scena di venatio, la caccia spettacolare tipica del mondo romano. Nella fascia superiore compare un cacciatore in tunica corta accompagnato da un cane lanciato all’inseguimento di un cervo. Più in basso, invece, un cavaliere affronta un leone ferito con una lunga lancia, in una rappresentazione ricca di dinamismo e drammaticità.
La direttrice del Parco, Anna Occhipinti, ha spiegato che il sito entrerà presto nei percorsi di visita per permettere alla città di recuperare un’altra importante testimonianza della propria storia antica. Il 6 giungo durante l’Open Day sarà possibile vedere da vicino il prezioso mosaico.
Gli scavi proseguono grazie alla collaborazione con la cooperativa ArcheOfficina e con l’archeologa Maria Grazia Griffo. Il progetto, sviluppato insieme alla Eea-Ciscdi di Granada, punta a fare luce sulle ultime fasi della Lilybaeum romana e bizantina e sulla trasformazione della città durante il periodo islamico e altomedievale, quando il nome cambiò in Mars’Alì.

