martedì, 12 Maggio 2026
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Il prefetto di Palermo, Massimo Mariani, ha convocato per questa mattina una riunione operativa con le forze di Polizia

Spari, omicidi e paura: Palermo chiama a raccolta forze dell’ordine

I colpi di kalashnikov a Sferracavallo, gli spari allo Zen e due omicidi in poche ore hanno riportato l’allarme sicurezza al centro del dibattito politico palermitano. Il prefetto di Palermo, Massimo Mariani, ha convocato per questa mattina una riunione operativa con le forze di Polizia. Nel pomeriggio, alle 18, incontrerà invece le associazioni antiracket. Dopodomani, in prefettura, si terrà un nuovo confronto con le associazioni dei commercianti e i sindacati. Lo scopo è definire gli interventi a sostegno della società civile e degli esercenti finiti nel mirino della criminalità.

L’obiettivo non riguarda soltanto l’aumento delle pattuglie in strada. La prefettura punta infatti a coinvolgere l’intera comunità sul tema della sicurezza. Dopo l’omicidio di Placido Barrile, i vertici di Fratelli d’Italia hanno rivolto un appello diretto al prefetto. La loro richiesta è «una presenza ancora più costante delle forze dell’ordine».

«Gli episodi intimidatori avvenuti allo Zen e nelle scorse settimane a Sferracavallo sono inaccettabili. Bisogna alzare il livello di attenzione e rafforzare i controlli sul territorio», ha dichiarato il commissario di FdI Luca Sbardella.

Il partito della premier Giorgia Meloni cerca di evitare che il leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera, monopolizzi il tema della sicurezza. L’ex Iena ha invocato l’intervento dell’esercito dopo i colpi di kalashnikov, mentre FdI ha scelto di rivolgersi direttamente al prefetto, rappresentante del governo sul territorio.

L’appello arriva dopo lo sfogo di Enna, dove il partito aveva reso pubblici i contrasti interni che coinvolgevano Arianna Meloni e Giovanni Donzelli. In quell’occasione, i dirigenti avevano invitato il partito a concentrarsi, anche a livello locale, sui temi prioritari per il governo Meloni. Tra questi, la sicurezza occupa il primo posto.

Il senatore e coordinatore provinciale di FdI Raoul Russo ha però ridimensionato le tensioni assicurando che con il prefetto si sono sentiti più volte e non esiste alcun attrito.

A rilanciare lo scontro politico ci ha pensato ancora Ismaele La Vardera, sostenendo che faccia sorridere come FdI chieda al proprio governo di intensificare i controlli. Sprona invece a parlare con Matteo Piantedosi, che appartiene allo stesso partito e a mandare il sottosegretario Giampiero Cannella, che a sua detta fino a prova contraria è ancora vicesindaco di Palermo.

Sul possibile impiego dell’esercito, La Vardera sostiene che non parla di militarizzazione, ma di repressione. Aggiunge che servono certamente interventi culturali ed educativi e va riconosciuto il grande lavoro delle associazioni. Ma quando entrano in scena i kalashnikov, bisogna fermare queste persone con strumenti repressivi.

Anche il Partito Democratico critica la posizione di Fratelli d’Italia, trovando imbarazzanti gli appelli sulla sicurezza lanciati. A farsi portavoce è la consigliera comunale Mariangela Di Gangi, che sostiene che Palermo ha bisogno di investimenti e azioni concrete, non di interventi spot o proclami vuoti. Aggiunge che chi governa non può chiedere ad altre istituzioni di fare ciò che dovrebbe già garantire.

L’assessore regionale alle Attività produttive Edi Tamajo, esponente di Forza Italia, chiede invece un intervento immediato del governo nazionale, sostenendo che serve un piano urgente per garantire un controllo organizzato del territorio. Con il boom turistico che ci aspetta, e con i viaggiatori sempre più attenti alla sicurezza delle destinazioni, Palermo rischia davvero il caos.

Per il sindaco Roberto Lagalla questi episodi riguardano la sicurezza urbana e non vanno confusi con questioni di ordine pubblico legate, ad esempio, alla movida. Sostiene che emergono segnali chiari che richiamano dinamiche criminali di matrice mafiosa e che lo Stato deve rispondere con fermezza, ciascuno secondo le proprie competenze.

Secondo Lagalla, alcune sacche criminali continuano a respingere la presenza dello Stato e tentano di riaffermare logiche di paura, intimidazione e controllo del territorio.

La città non può permettersi un ritorno al passato avverte Roberta Schillaci, vicecapogruppo del Movimento 5 Stelle all’Assemblea regionale siciliana e segretaria della commissione regionale antimafia. Secondo la deputata le misure di prevenzione restano fondamentali, ma richiedono tempi lunghi e il comitato per l’ordine e la sicurezza deve rafforzare subito il controllo del territorio.

Anche le opposizioni rivendicano il proprio ruolo sul tema della sicurezza. Come sottolinea il deputato M5S Adriano Varrica. Questi ultimi si occupano di questa emergenza da tempo insieme al prefetto e si impegnano a mantenere alta l’attenzione.

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