Una denuncia dura, circostanziata e indirizzata ai massimi vertici istituzionali regionali e locali riaccende i riflettori sulle condizioni dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo. Con una nota protocollata il 17 febbraio 2026 e inviata a mezzo PEC al Magnifico Rettore, al Presidente della Regione Siciliana, all’Assessore regionale alla Salute, al Prefetto, al Sindaco di Palermo, alla Procura della Repubblica, ai deputati regionali e ai vertici delle forze dell’ordine competenti, l’organizzazione sindacale Snals punta il dito contro quella che definisce una situazione ormai “imbarazzante”, fino a parlare di carenze strutturali gravi.
Al centro della denuncia c’è il quadro delle condizioni interne dell’A.O.U.P. “Paolo Giaccone”, descritto come segnato da obsolescenza e fatiscenza in numerose unità operative. Vengono citati comodini deteriorati e non più funzionali, servizi igienici in evidente stato di degrado, arredi di lavoro usurati e non idonei, carrelli di servizio vetusti e danneggiati che inciderebbero sull’ergonomia e sull’efficienza dell’attività assistenziale. Una condizione che, secondo i firmatari, avrebbe ripercussioni dirette non solo sul personale ma anche sulla qualità dell’assistenza offerta ai pazienti.
Tra le criticità segnalate figurano anche la carenza di ausili per persone con disabilità, in particolare sedie a rotelle e girelli, e la dotazione insufficiente di armadietti per il personale, nonostante – si legge – ripetute richieste di approvvigionamento già formalizzate. A ciò si aggiunge la questione della viabilità interna all’area ospedaliera, descritta come permanentemente congestionata, con percorsi promiscuamente utilizzati da ambulanze, mezzi di servizio, utenti e fornitori, in assenza di una chiara regolamentazione dei flussi e con aree di sosta ritenute insufficienti. Una situazione che, secondo il sindacato, inciderebbe sui tempi di trasporto dei pazienti, sull’accessibilità ai reparti e sui livelli complessivi di sicurezza, risultando incompatibile con gli standard di un policlinico universitario ad alta complessità assistenziale.
La lettera parla di una “sistematica distruzione dell’immagine” di quella che viene ricordata come un’eccellenza nel panorama dell’assistenza, della didattica e della ricerca, denunciando anche la “disintegrazione delle singole realtà di qualità che ancora resistono all’interno dell’Azienda”. Nel documento si legge che l’organizzazione sindacale avrebbe già trasmesso note dettagliate alle autorità competenti, ma al di là dell’attività di denuncia emerge un interrogativo destinato a far discutere: “Cui prodest? A chi giova?”.
Non manca la critica a chi, secondo i firmatari, minimizzerebbe le problematiche accusando il sindacato di disfattismo e di ledere l’immagine dell’azienda. Il testo richiama ironicamente l’espressione “Tutto va bene, madama la marchesa”, contrapponendola alla realtà di un policlinico universitario situato in una delle principali città italiane, in un Paese membro dell’Unione Europea, dal quale – si sottolinea – sarebbe lecito attendersi standard almeno di livello nazionale. La nota evidenzia inoltre che nelle classifiche dei policlinici universitari l’azienda palermitana si collocherebbe stabilmente nelle posizioni di coda.
Uno dei passaggi più delicati riguarda il rapporto tra ospedale e ateneo. I firmatari si chiedono se il Policlinico di Palermo sia “ancora universitario” e se continui a essere, come previsto dallo statuto, ente strumentale dell’Ateneo. Il riferimento è al ruolo dell’Università degli Studi di Palermo e alla responsabilità della sua rappresentanza legale. In base al Protocollo d’intesa tra Regione e Università, secondo il sindacato sussisterebbero le condizioni per una revoca della fiducia da parte dell’Ateneo, attraverso il Rettore, nei confronti della Direzione generale pro tempore. “Qualsiasi omissione in tal senso – si legge – è assunzione di responsabilità diretta”.
La lettera denuncia inoltre un clima di fuga di dirigenti verso altre realtà, servizi essenziali in sofferenza e cantieri aperti senza una chiara prospettiva di conclusione. Viene evocato il rischio di un progressivo smantellamento del presidio pubblico, fino a parlare di una “scientifica demolizione del diritto costituzionale alla Salute”.
In conclusione, l’organizzazione sindacale chiama a raccolta tutte le componenti del Policlinico – personale, studenti, docenti e comunità – per difendere quello che viene definito un patrimonio pubblico. Sullo sfondo, anche la prossima elezione della nuova figura apicale dell’Ateneo per il prossimo sessennio: la capacità del futuro Rettore o Rettrice di esprimere una posizione chiara sul destino del Policlinico, si sottolinea, “dipenderà anche da noi, dalla nostra Comunità”.
La lettera integrale
Al Magnifico Rettore
Al Presidente della Regione Siciliana
All’Assessore Regionale alla Salute
A Sua Eccellenza il Prefetto
Al Sindaco di Palermo
Alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo
Ai Deputati della Regione Siciliana
Al Comando dei Vigili del Fuoco di Palermo
Al Comando dei Carabinieri
per la Tutela della Salute N.A.S. di Palermo
Al Comandante del Gruppo Carabinieri per la Tutela del Lavoro
Ai Componenti del CdA e SA
Alla Direttrice Generale dell’A.O.U.P. “P. Giaccone” di Palermo
e p.c. Alla Comunità dell’Ateneo e dell’AOUP
Alla Cittadinanza
Oggetto: Policlinico Universitario di Palermo, ancora per quanto?
Tutto va bene madama la marchesa…
In questi giorni, con ritmo quasi quotidiano, su vari mezzi di comunicazione, dai social ai siti web, dalla carta stampata ai video postati da singoli cittadini, emerge una immagine dell’Azienda Ospedaliera Policlinico Universitario di Palermo che definire imbarazzante appare poco. Fino a carenze strutturali ben più gravi.
In numerose UU.OO. si rilevano condizioni di marcata obsolescenza e fatiscenza degli arredi sanitari e degli ambienti assistenziali: comodini deteriorati e non più funzionali, servizi igienici con sanitari in evidente stato di degrado, arredi di lavoro (scrivanie e sedie) usurati e non idonei allo svolgimento delle attività. Il personale è frequentemente costretto ad operare con carrelli di servizio vetusti, danneggiati e di difficile movimentazione, con ripercussioni sull’ergonomia del lavoro e sull’efficienza dei processi assistenziali.
Si evidenzia inoltre una significativa carenza di ausili per pazienti con disabilità, in particolare sedie a rotelle e girelli, criticità relative alla dotazione di armadietti destinati al personale, risultanti insufficienti e obsoleti rispetto al fabbisogno nonostante le ripetute richieste di approvvigionamento già formalizzate.
A ciò si aggiungono gravi problematiche connesse alla viabilità interna dell’area ospedaliera, caratterizzata da condizioni di congestione permanente, percorsi promiscuamente utilizzati da mezzi di servizio, ambulanze, utenti e fornitori, assenza di una chiara regolamentazione dei flussi e insufficienza delle aree di sosta dedicate. Tale situazione determina rilevanti ripercussioni sui tempi di percorrenza per il trasporto dei pazienti, sull’accessibilità ai reparti e, soprattutto, sui livelli di sicurezza complessiva, configurando un contesto organizzativo non coerente con gli standard di un Policlinico universitario ad alta complessità assistenziale.
Si precisa che quanto sopra è rappresentato solo a titolo esemplificativo, ma non esaustivo delle problematiche attualmente presenti. denunciate ampiamente dalla nostra Organizzazione Sindacale con documenti dettagliati di denuncia, anche alle autorità competenti.
Accanto a questa sistematica distruzione dell’immagine di ciò che una volta era una eccellenza nel panorama della assistenza, della didattica e della ricerca, assistiamo ad una altrettanto metodica disintegrazione delle singole realtà di qualità che ancora resistono all’interno dell’Azienda. Nel silenzio di pressocché tutte le parti sociali, continuiamo a difendere il Policlinico come Patrimonio Pubblico e rimandiamo alla lettura delle nostre note di denuncia per una disamina dettagliata delle criticità che affliggono l’Azienda. Ma al di là dell’inestinguibile opera di denuncia, un pensiero colpisce quanti ancora, ostinatamente, non si arrendono a questo desolante panorama di declino e degrado: Cui prodest? A chi giova?
Conosciamo bene la risposta di chi, come un vecchio disco rotto, ci accusa di essere disfattisti e di ledere l’immagine dell’Azienda (sic!).
Direbbe qualcuno: tutto va bene, madama la marchesa, se non fosse che siamo di fronte ad un Policlinico Universitario di una delle più grandi metropoli di Italia, nazione che, vale la pena ricordare, apparterebbe all’Unione Europea e ad una delle zone più ricche e con la migliore sanità dell’intero Pianeta Terra. Sarebbe lecito attendersi standard quantomeno di livello nazionale. Eppure, questo non accade. In tutte le classifiche dei Policlinici Universitari l’Azienda di Palermo staziona stabilmente in fondo.
Ma siamo sicuri che noi normali cittadini e la Marchesa del tutto va bene, ci riferiamo alla stessa Azienda? Il Policlinico di Palermo è ancora Universitario? Il Policlinico di Palermo è ancora, come da Statuto, ente strumentale dell’Ateneo? Di chi è il Policlinico Universitario di Palermo? Dei suoi cittadini, dei suoi studenti, dei suoi docenti, dei suoi lavoratori? O appartiene a qualcun altro? A chi conviene tenere un Presidio di Sanità Pubblica come il Policlinico di Palermo in questo stato penoso? Per conto di chi avviene questa scientifica demolizione del diritto costituzionale alla Salute?
Tante, troppe, volte abbiamo denunciato l’ingerenza della partitocrazia nel governo del Policlinico di Palermo. Oggi, purtroppo, siamo però andati oltre. Siamo all’inerzia, all’indolenza, all’ignavia di tutti coloro che avrebbero il dovere di difendere il Policlinico di Palermo. Lo vogliamo riscrivere: Il Policlinico di Palermo è ancora Universitario? Così continuando forse no. Forse il disegno scellerato del passato di liberarsi del Policlinico con ingegneristica perniciosità sta trovando nuova linfa. Questo non ci è dato conoscerlo. Quello che sappiamo è sotto gli occhi di tutti: dirigenti in fuga verso altri più sicuri lidi, servizi essenziali in sofferenza, cantieri aperti senza alcuna fine, e molto altro ancora che chi ha la bontà di leggere le note della nostra Organizzazione Sindacale conosce bene.
In considerazione del complessivo quadro di gravissime criticità per l’A.O.U.P. “Paolo Giaccone” di Palermo, ai sensi di quanto previsto dal Protocollo di intesa tra la Regione e l’Università, è evidente che sussistono le condizioni per una revoca della fiducia da parte del nostro Ateneo, attraverso la rappresentanza legale espressa dal M. Rettore, nei confronti della Direzione Generale pro tempore. Qualsiasi omissione in tal senso è assunzione di responsabilità diretta.
Allora è necessario che tutte le componenti del Policlinico Universitario di Palermo raccolgano ed uniscano le loro forze per difenderne il patrimonio pubblico che rappresenta. La nostra incessante azione sindacale e di denuncia non si fermerà ma altre sfide ci attendono ad un orizzonte non troppo lontano: l’elezione della nuova figura apicale per il prossimo sessennio. Se il nuovo Rettore (o Rettrice) dell’Ateneo di Palermo saprà, o meno, esprimere la propria voce per difendere il Policlinico di Palermo dipenderà anche da noi, dalla nostra Comunità.
Il Coordinatore Provinciale Il Segretario Provinciale
Giovanni Madonia Ferraro Avv. Giovanni Provenzani




