lunedì, 16 Febbraio 2026
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La proposta bipartisan per riconoscere cavalli e asini come animali d’affezione mette a rischio la storica tradizione della carne di cavallo nel capoluogo etneo

Catania trema, vendita della carne equina verso lo stop

A Catania la notizia è rimbalzata di bocca in bocca tra macellerie, bancarelle dei mercati e trattorie storiche: se la proposta di legge dovesse essere approvata, per la carne di cavallo sarebbe la fine. Nel capoluogo etneo, dove il consumo di carne equina rappresenta una tradizione radicata e identitaria, l’ipotesi di un divieto totale della macellazione di cavalli, asini, muli, pony e bardotti scuote un intero comparto commerciale.

Le insegne storiche di via Plebiscito, cuore pulsante della “carne di cavallo” catanese, i locali di via della Concordia e le attività della zona de La Playa rischierebbero di scomparire o di cambiare radicalmente “pelle”. O, per meglio dire, carne. Per molti esercenti non si tratta soltanto di un prodotto, ma di un pezzo di cultura gastronomica popolare, uno street food che affonda le radici nel tempo. A Palermo, invece, il consumo di carne equina è decisamente più contenuto e la tradizione non ha la stessa centralità sociale e commerciale che si registra alle pendici dell’Etna. Anche se esistono due-tre macellerie storiche punto di riferimento degli amanti del genere.

La proposta di legge che vuole vietare la carne di cavallo

Al centro del dibattito parlamentare c’è una proposta di legge bipartisan approdata in Senato che punta a vietare la macellazione degli equidi riconoscendoli come animali da affezione e dunque giuridicamente non destinati alla produzione alimentare, con classificazione obbligatoria “No Dpa”. L’iniziativa porta la firma delle senatrici Susanna Cherchi del Movimento Cinque Stelle e Luana Zanella di Alleanza Verdi e Sinistra. Una proposta analoga è sostenuta anche da Michela Vittoria Brambilla di Noi Moderati, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente.

Il fulcro del provvedimento è superare l’attuale distinzione tra equidi classificati come Dpa, destinati alla produzione alimentare, e Non Dpa. Con l’eventuale approvazione della legge, tutti gli equidi verrebbero automaticamente qualificati come “Non Dpa”, equiparati agli animali d’affezione e sottratti in via generale alla filiera alimentare. Secondo i promotori, si tratterebbe di colmare un vuoto normativo e di recepire una sensibilità sociale sempre più diffusa, che considera il cavallo un animale da compagnia e non più da reddito.

Sanzioni e reclusione

Il testo introduce sanzioni severe per chi dovesse continuare ad allevare equidi a fini alimentari: reclusione da tre mesi a tre anni e multe amministrative comprese tra 30mila e 100mila euro, con aumento di un terzo se le carni vengono immesse sul mercato. È inoltre previsto l’obbligo, entro due mesi dall’entrata in vigore della legge, di iscrivere tutti gli animali in un Registro anagrafico dedicato. La mancata registrazione comporterebbe sanzioni tra 20mila e 50mila euro. L’identificazione avverrebbe tramite inoculazione di un transponder elettronico con contestuale attribuzione della qualifica “Non Dpa”.

I dossier allegati ai disegni di legge riportano dati aggiornati al 20 gennaio 2026 sull’andamento delle macellazioni, che mostrano un calo costante negli ultimi anni. Al 1° gennaio 2012 i capi macellati erano 4.609, scesi a 3.636 nel 2019 e ulteriormente ridotti a 2.012 al 1° dicembre 2025. Le regioni con le percentuali più elevate sono Puglia, Emilia-Romagna e Veneto. Un quadro che fotografa una filiera già in contrazione, ma che in alcune realtà locali, come Catania, conserva ancora un peso economico e culturale significativo.

A sostegno dell’iniziativa vengono citate anche le indagini condotte da Animal Equality Italia, che ha documentato presunte violazioni delle norme sul benessere animale negli impianti di macellazione. Nel 2023 una petizione promossa dall’associazione per chiedere lo stop alla macellazione degli equini ha raccolto 247mila firme, segnale di una mobilitazione crescente.

Le proposte prevedono anche l’istituzione di un Fondo per la riconversione degli allevamenti di equidi, con una dotazione di 6 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, destinato a sostenere economicamente gli operatori nella trasformazione delle attività produttive.

In altri Paesi la carne equina è vietata

Sul piano internazionale, l’Italia si inserirebbe in un solco già tracciato da altri Paesi. In Grecia la carne di cavallo è vietata dal 2020. In Paesi come Gran Bretagna, Irlanda, Nuova Zelanda e Australia il consumo è un tabù culturale radicato, mentre in Turkmenistan il cavallo è simbolo nazionale. Inoltre la carne equina non è considerata kosher dalla religione ebraica e in alcune nazioni a maggioranza islamica il cavallo è tradizionalmente visto come animale nobile da lavoro.

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