venerdì, 13 Febbraio 2026
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Aurelio Sanguinetti: «Penso che la Sicilia verrà bersagliata dalle multe dell’Unione Europea»

Inquinamento, maglia nera a Palermo. Legambiente: «Obiettivi 2030 molto lontani»

Palermo è purtroppo la città italiana che più delle altre ha sforato i limiti fissati dalla Comunità Europea contro l’inquinamento atmosferico. Ad evidenziarlo sono i dati di Mal’Aria di Città 2026, il rapporto di Legambiente uscito nei giorni scorsi.
Il capoluogo siciliano, infatti, primo tra 13 nel 2025, ha superato per 89 giorni il limite giornaliero di PM10, fissato dalla normativa europea a 50 microgrammi per metro cubo e consentito per un massimo di 35 giorni all’anno.

Palermo è seguita da Milano (centralina Marche) con 66 sforamenti, Napoli (Ospedale Pellegrini) con 64 e Ragusa (Campo di Atletica) con 61. Sotto le sessanta giornate si collocano Frosinone con 55 sforamenti, Lodi e Monza con 48, Cremona e Verona con 44, Modena con 40, Torino con 39, Rovigo con 37 e Venezia con 36 giorni di superamento.

Le cose non vanno meglio per quanto riguarda il confronto con i nuovi target europei al 2030 sulla qualità dell’aria: Palermo, Catania e Messina dovranno infatti ridurre le concentrazioni di biossido di azoto (NO₂) rispettivamente del 39%, 33% e 26%; l’iter per la riduzione del PM10 inoltre procede troppo lentamente: Palermo e Ragusa rischiano di non centrare gli obiettivi al 2030 anche mantenendo l’attuale ritmo di diminuzione.

Intervista ad Aurelio Sanguinetti, presidente di Legambiente Palermo

Palermo è “maglia nera” per inquinamento atmosferico. Quali sono le cause principali?

«Sono legate all’utilizzo di vetture private che a Palermo sono in numero spropositato rispetto alla popolazione e c’è un problema relativo alle navi che quando raggiungono il porto lasciano i motori accessi e dalle loro ciminiere esce il gas di scarico. L’Arpa ha segnalato infatti forti concentrazioni di particolato, come PM 10 o PM 2,5, che sono tra gli inquinanti peggiori in assoluto».

«Durante l’estate abbiamo il problema degli incendi che causano l’aumento dell’inquinamento in alcuni quartieri della città anche se i roghi non si verificano negli stessi ma in zone limitrofe. Ad esempio, due anni fa un incendio ha avvolto le montagne in alcune zone come quella vicino all’ospedale Cervello dove l’aria divenne irrespirabile. Altro fattore inquinante sono le caldaie vecchie che in alcuni casi lasciano smog».

Si può intervenire in modo efficace per ovviare a questi inconvenienti?

«Dovrebbe diminuire il numero delle vetture, vanno istituite delle zone a traffico limitato e bisognerebbe rendere possibile alle persone che posseggono vetture più vecchie di 10 anni di poterle sostituire con altre che non consumino benzina ma questo è un provvedimento che dovrebbe essere preso a livello nazionale».

«Oltre a ciò, bisognerebbe utilizzare di più i mezzi pubblici e da questo punto di vista il comune è un po’ ambivalente perché, se da una parte sta puntando sul tram, sulla metro e sulle ferrovie dello Stato, d’altra parte per quanto riguarda gli autobus in alcuni quartieri ci sono delle mancanze. Spingere i cittadini ad utilizzare i mezzi pubblici sarebbe però una soluzione efficace ed immediata perché si abbasserebbe il livello di inquinanti in atmosfera».

«Un altro problema risiede nel fatto che in estate alcuni cittadini bruciano per strada cumuli di immondizia, cosa che andrebbe evitata mentre sarebbe il caso di fare una buona differenziata. Relativamente al porto già il comune si sta muovendo per chiedere ai capitani delle navi di spegnere i motori quando arrivano dentro così da ridurre il particolato nella centralina prossima all’approdo. A livello istituzionale bisognerebbe evitare di tagliare tanti alberi ma purtroppo è necessario per altri motivi come la costruzione del tram o per il pericolo della caduta dei rami. Quello degli alberi, soprattutto a Palermo, è un argomento molto delicato perché non sempre sono in salute e non sempre sono giovanissimi».

Dal rapporto emergono preoccupazioni per gli obiettivi del 2030 che si rischia di non raggiungere se non si corre ai ripari

«Palermo, come l’Italia quasi intera, è estremamente in ritardo rispetto agli obiettivi che ci eravamo prefissati ormai più di 10 anni fa a Parigi con l’Unione Europea per gennaio 2030. Le città più virtuose d’Italia, comunque, sono messe meglio di Palermo ma sono ancora ugualmente indietro rispetto a quegli obiettivi; perciò, bisognerebbe fare molto per seguire i dettami che ci avevano dato assieme ad altri Paesi. Io per Palermo la vedo molto dura e non è una situazione che si può risolvere nell’arco di quattro anni».

«Arriveremo quindi nel 2030 e l’UE ci dirà probabilmente che sforiamo i limiti necessari per la salute della popolazione e arriveranno le multe. Penso che la Sicilia verrà bersagliata dalle multe dell’Unione Europea soprattutto quando quest’ultima deciderà di andare avanti nell’Agenda 2030 abbassando ulteriormente gli inquinanti atmosferici».

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