giovedì, 15 Gennaio 2026
Il Quotidiano di Palermo - Testata telematica registrata al Tribunale di Palermo n.7/2025 Direttore responsabile: Michele Sardo

Il lavoro dei campi nel palermitano tra bilanci e prospettive

Anno nuovo agricoltura nuova? Al 2026 l’ardua sentenza

Nel 2025 l’agricoltura del territorio palermitano ha affrontato sfide importanti legate a risorse idriche limitate (con qualche miglioramento però rispetto all’anno precedente) e costi crescenti, ma ha anche mostrato segnali di innovazione e rilancio.

Guardando al 2026, il settore si prepara a un anno cruciale, con l’obiettivo di consolidare i progressi fatti attraverso una maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale e all’adozione di tecnologie più efficienti. Le imprese agricole punteranno a rafforzare la loro presenza sul mercato valorizzando i prodotti tipici, migliorando la gestione delle risorse e creando nuove sinergie tra agricoltura e comunità locale, per costruire un modello di sviluppo più resiliente e competitivo.

Intervista a Salvatore Taranto, direttore di Confagricoltura Palermo

Nel territorio palermitano quali settori sono andati meglio quest’anno e per quali occorrono maggiori interventi nel 2026?

«Sicuramente rispetto al 2024, “annus horribilis” caratterizzato dalla grave siccità, l’andamento produttivo è andato un po’ meglio per tutti i principali comparti della provincia, ma ancora ben lontano dalle medie standard in grado di favorire la piena redditività delle aziende».

«In questo contesto, quello che più continua a preoccupare, è la mancata rispondenza dei prezzi all’origine che continuano a marcare un segno meno nonostante l’offerta di materie prime sia inferiore alla domanda. È emblematico il caso del grano duro e dell’olio d’oliva che nonostante la lieve ripresa produttiva, che faceva ben sperare in una maggiore redditività, si sono trovati nella morsa di accordi extracomunitari, nel caso dei cereali ed in deroga, per l’olio tunisino, che hanno inciso negativamente sulla formazione dei prezzi all’origine».

«In queste condizioni uno dei principi che viene meno e che continua a penalizzare le nostre produzioni è quello della concorrenza, principio cardine su cui si basa la politica comunitaria. I nostri produttori sono tenuti a rispettare tutti i requisiti sanitari, sociali ed ambientali dettati dall’UE, con conseguente innalzamento dei costi mentre le stesse condizioni non vengono imposte alle produzioni extracomunitarie creando un divario insormontabile in termini di competitività» .

«Per il 2026 le prospettive non sembrano migliorare tant’è che il primo atto siglato dall’UE riguarda la ratifica dell’accordo Mercosur che tra i prodotti soggetti a libero scambio include i cereali e le carni. A onor del vero nella stesura finale alcune tutele sono state introdotte (grana, prosecco, insaccati, ecc.) dimenticando di inserire comparti significativi per l’economia agricola meridionale» .

Quali sono le principali sfide e opportunità per l’agricoltura palermitana nel nuovo anno in relazione ai cambiamenti climatici, all’innovazione tecnologica e ai mercati internazionali?

«Quella dei cambiamenti climatici è sicuramente la maggiore criticità per il comparto. Tenendo conto del fatto che per ottenere prodotti di qualità come la nostra provincia è in grado di fare occorre ripensare ed intervenire sull’approvvigionamento e distribuzione dell’acqua. In tal senso nell’apprezzare l’impegno della Regione per gli interventi in materia di laghetti aziendali, riteniamo doveroso continuare su questa linea con la messa in campo di ulteriori finanziamenti».

«Oltre alla risorsa principale un’altra sfida da affrontare è quella della migliore utilizzazione dell’acqua promuovendo le messa in opera di tutte le tecnologie in grado di non disperdere quella che oramai dobbiamo ritenere una vera risorsa, attraverso l’utilizzazione di nuove metodologie in grado di utilizzarla al meglio, senza inutili dispersioni».

«Per quanto riguarda l’export, alla luce dei recenti eventi internazionali dove gli scenari mutano completamente nell’arco di brevissimo tempo, l’auspicio è che l’UE sappia rispondere con altrettanta velocità ai mutamenti in atto. Un esempio per tutti, stiamo esaminando in questo periodo la nuova PAC che vincolerà gli agricoltori per il prossimo settennio con il rischio di trovarci di fronte ad una situazione economica completamente diversa da quella di partenza ipotizzata nel momento della sua impostazione».

Quali prospettive vede più probabili alla luce della nuova finanziaria regionale?

«Anche se la nuova Finanziaria è stata abbastanza avara nei confronti del settore primario, in questo senso auspichiamo che quanto anticipato dal governo regionale, ovvero di inserire le norme tralasciate in uno nuovo disegno di legge venga realizzato in tempi brevi, riteniamo che un segnale importante sia arrivato con l’assegnazione alla CRIAS di 5 milioni di euro destinati alle operazioni creditizie degli imprenditori agricoli».

«Le nuove agevolazioni previste dalla norma includono il Credito di esercizio con finanziamenti fino a 30.000 euro per le spese di gestione ordinaria; l’anticipo delle fatture, per liquidità immediata sulle vendite effettuate; il ripianamento dei debiti attraverso contributi in conto interessi per esposizioni debitorie tra 15.000 e 30.000 euro esistenti al 31/12/2025; la riduzione dei costi bancari con finanziamenti fino a 30.000 euro (durata 24 mesi) per abbattere gli oneri sui conti correnti convenzionati; la sicurezza sul lavoro grazie a prestiti a medio termine fino a 30.000 euro per l’adeguamento delle aziende alle norme sulla salute e sicurezza (D.Lgs. 81/08)».

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