In vista del 34esimo anniversario della strage di Capaci, un gruppo di associazioni studentesche e giovanili ha promosso una mobilitazione della società civile. L’appello è rivolto ad associazioni, collettivi, organizzazioni sociali, scuole. L’iniziativa non punta solo a ricordare le vittime, ma anche a dar voce alla protesta contro il degrado urbano e la corruzione.
«Non vogliamo costruire solo un corteo, ma un percorso che attivi tante e tanti per le strade della nostra città, che faccia sentire la voce di una Palermo che non può più essere ostaggio delle verità occultate, del clientelismo mafioso e del degrado sociale», si legge nel comunicato dei gruppi giovanili.
Il percorso prevede anche tre assemblee pubbliche: ieri, 8 maggio, si è svolta la seconda delle tre a San Giovanni Apostolo (CEP). La prima si era svolta già allo ZEN, mentre la successiva si svolgerà a Brancaccio. La scelta dei luoghi non è casuale, e punta ad intraprendere un dialogo con realtà spesso stigmatizzate e marginalizzate nel dibattito pubblico.
Il movimento promuove un’antimafia intersezionale e sociale, ispirandosi a figure storiche come Peppino Impastato, Pio La Torre, Lia Pipitone e Padre Pino Puglisi.
«Alle logiche del sistema di potere politico-affaristico-mafioso, vogliamo opporre un’altra idea di società. Se tanti sono gli ambiti di interesse mafioso, su più fronti deve svilupparsi la nostra lotta. A partire dal rendere il lavoro dignitoso e sicuro, contrastando ogni forma di lavoro nero e di caporalato, sottraendo lavoratori e lavoratrici ad ogni forma di ricattabilità economica fino alla creazione di una scuola che sia fucina di pensiero critico, dunque primo avamposto nella lotta alla criminalità organizzata nonché presenza costante delle istituzioni nel territorio.
Non abbiamo bisogno di infrastrutture di guerra e di Ponti sullo stretto, ma di opere pubbliche incentrate al benessere sociale: scuole, ospedali, centri antiviolenza, case popolari, strade, spazi di aggregazione e trasporto pubblico».
I promotori rappresentano una generazione nata dopo le stragi, ma continuano a chiedere «verità sulla storia del nostro Paese», denunciando la persistenza del fenomeno mafioso.
«In Sicilia assistiamo al ritorno arrogante di una “vecchia guardia”, che forse non se ne è mai andata. Il caso Cuffaro e la sua agibilità politica non sono che la punta dell’iceberg di un sistema clientelare che si sente nuovamente intoccabile.
A Palermo le organizzazioni mafiose negli ultimi anni hanno rialzato la testa: il recente atto di intimidazione a suon di kalashnikov nella borgata di Sferracavallo, così come la moltiplicazione delle piazze di spaccio si affiancano, come messo in luce dalle recenti inchieste, ad un controllo dell’economia attraverso il pizzo e non solo.
Solo nell’ultimo anno: abbiamo assistito ad attacchi violentissimi all’indipendenza della magistratura; prosegue tutt’ora il tentativo di riscrivere la storia delle stragi, facendo finta di non vedere i mandanti esterni e l’impatto politico che queste hanno avuto; nel paese numerose inchieste hanno scoperchiato un sistema di co-abitazione fra organizzazioni mafiose e mondo imprenditoriale e amministrativo.
Mentre il governo nazionale si riempie la bocca di “legalità”, nei fatti strizza l’occhio ai condannati per fatti di mafia che hanno insanguinato la nostra terra. Mentre cita a sproposito Falcone, depotenzia gli strumenti di indagine contro la criminalità economica, i reati dei colletti bianchi ed elargisce impunità per gli apparati dello Stato.
Crediamo, come Pio La Torre, che per sconfiggere le mafie occorra recidere il cordone ombelicale che le lega alla politica».
Tra i promotori, i collettivi liceali Rutelli e Sirio B. Croce, il sindacato del liceo Margherita, le associazioni universitarie ContrariaMente RUM e Udu Palermo, e gruppi giovanili come Attivamente, Flet, Our Voice e i giovani della CGIL Palermo.

Fonte locandina: contrariamente_unipa (Instagram)

