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	<title>L&#039;opinione Archivi - Quotidiano di Palermo</title>
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	<description>Qdp - Giornale di informazione: una finestra su Palermo</description>
	<lastBuildDate>Sun, 19 Apr 2026 11:17:35 +0000</lastBuildDate>
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	<title>L&#039;opinione Archivi - Quotidiano di Palermo</title>
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		<title>Mondello, rifiuti in spiaggia e motorini sui marciapiedi: di chi è la colpa?</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/mondello-rifiuti-spiaggia-motorini-marciapiedi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Sardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 11:16:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[mondello]]></category>
		<category><![CDATA[reset]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Mondello si ripete il degrado di ogni anno: oltre la polemica politica, emerge il nodo del rispetto per il bene pubblico</p>
<p>L'articolo <a href="https://quotidianodipalermo.it/mondello-rifiuti-spiaggia-motorini-marciapiedi/">Mondello, rifiuti in spiaggia e motorini sui marciapiedi: di chi è la colpa?</a> proviene da <a href="https://quotidianodipalermo.it">Quotidiano di Palermo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La scena si ripete, puntuale, ogni fine settimana: la spiaggia di Mondello trasformata in un <strong>tappeto di rifiuti, sacchetti abbandonati, bottiglie e cicche di sigarette lasciate sulla sabbia</strong>. Tanto c&#8217;è chi le raccoglierà al posto nostro (su paati, hanno a travagghiari). Poco più in là, motorini parcheggiati sui marciapiedi, a volte persino sull’arenile, come se le regole fossero un dettaglio negoziabile (posti un cinné, e se posteggio lontano u muturi su futtunu). È un’anarchia diffusa, quotidiana, quasi normalizzata. E la domanda, a questo punto, non è più chi deve intervenire, ma perché continuiamo a comportarci così.</p>



<p>Il punto è proprio questo: il bene pubblico viene trattato come qualcosa di estraneo, distante, privo di valore. Nessuno si sognerebbe di lasciare la propria casa in quelle condizioni, di accumulare spazzatura sul pavimento o di consentire a chiunque di calpestare senza rispetto gli spazi in cui vive. Eppure, fuori da quella porta, tutto cambia con un ragionamento assolutamente sbagliato:<strong> la spiaggia è di tutti, quindi di nessuno</strong>. L&#8217;arenile, il mare, la strada, il marciapiede diventano territori senza responsabilità, luoghi dove il concetto di “mio” scompare e con esso anche quello di “nostro”.</p>



<p>Negli ultimi mesi il dibattito sulla gestione di Mondello si è acceso, anche per effetto delle iniziative del deputato <strong>Ismaele La Vardera</strong> che hanno di fatto tolto la <a href="https://quotidianodipalermo.it/mondello-revocata-la-concessione-demaniale-alla-immobiliare-italo-belga/">concessione centenaria all&#8217;Italo Belga</a>. Ma fermarsi allo scontro tra modelli – pubblico o privato – rischia di essere una scorciatoia (U viri chi cumminó La Vardera?). Le immagini dei weekend dimostrano una verità difficile da aggirare: quando non c’è controllo diretto, quando lo spazio è libero e accessibile, emergono comportamenti che nessuna gestione, da sola, può correggere. E, attenzione, era così anche negli anni scorsi. Anche perché ad Aprile 2025, 2024, 2023&#8230;, le cabine e gli ombrelloni dell&#8217;Italobelga non erano montati. Cambia ora solo chi pulisce all&#8217;alba.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="577" height="1024" src="https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/04/FB_IMG_1776597228086-577x1024.jpg" alt="" class="wp-image-53351" srcset="https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/04/FB_IMG_1776597228086-577x1024.jpg 577w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/04/FB_IMG_1776597228086-169x300.jpg 169w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/04/FB_IMG_1776597228086-768x1363.jpg 768w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/04/FB_IMG_1776597228086-866x1536.jpg 866w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/04/FB_IMG_1776597228086-150x266.jpg 150w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/04/FB_IMG_1776597228086-300x532.jpg 300w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/04/FB_IMG_1776597228086-696x1235.jpg 696w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/04/FB_IMG_1776597228086-1068x1895.jpg 1068w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/04/FB_IMG_1776597228086.jpg 1154w" sizes="(max-width: 577px) 100vw, 577px" /></figure>



<p>In questo quadro si inserisce la riflessione di <strong>Loredana Fierotti, vicepresidente di Reset</strong>, partecipata del Comune di Palermo che quest&#8217;anno avrà un ruolo determinante sulla pulizia della spiaggia: «Mondello è il biglietto da visita della nostra città &#8211; spiega in un post -. E gestirla non è solo una sfida stagionale, ma una responsabilità quotidiana che riguarda tutti. Come vicepresidente di Reset, vivo da vicino l’impegno delle nostre squadre che ogni giorno – e soprattutto nei weekend – lavorano sull’arenile per garantire pulizia e decoro. I numeri parlano chiaro: bastano poche ore di grande affluenza per produrre quantità enormi di rifiuti. Eppure, grazie al lavoro degli operatori, la spiaggia viene restituita ai cittadini in condizioni dignitose. Si apre adesso una fase importante &#8211; continua la dottoressa Fierotti -. L’ipotesi di una gestione interamente pubblica della spiaggia per tutta la stagione estiva rappresenta una sfida significativa, ma anche un’opportunità. Significa dimostrare che il pubblico, se ben organizzato e supportato, può garantire servizi efficienti e continuità. Ma è altrettanto evidente &#8211; sottolinea &#8211; che il decoro non può essere demandato solo agli operatori. Serve collaborazione, senso civico, rispetto delle regole. Non è accettabile vedere scooter sull’arenile o rifiuti abbandonati dopo poche ore. Noi faremo la nostra parte, con impegno e presenza costante. <strong>Ma Mondello è di tutti</strong>. E solo con il contributo di tutti &#8211; conclude la vice presidente di Reset &#8211; può davvero essere all’altezza della sua bellezza. Questa è la sfida. E dobbiamo affrontarla insieme».</p>



<p><strong>Parole che centrano il nodo</strong>: si può pulire, ma non si può sostituire il senso civico. Si può intervenire dopo, ma non evitare che accada. Ed è qui che il discorso si allarga. Perché non si tratta solo di Mondello, né solo della spiaggia. È un atteggiamento più ampio, che riguarda <strong>il rapporto con la cosa pubblica, con le regole, con gli altri</strong>.</p>



<p>E allora diventa fin troppo facile cercare un colpevole. Oggi si addita La Vardera, ieri la società concessionaria, domani l’amministrazione comunale o regionale oppure la Reset. Una catena infinita di responsabilità scaricate, mentre il problema resta intatto. Sui social si leggono accuse, si costruiscono narrazioni, si individuano nemici. Ma raramente si parla di soluzioni concrete. Molto poco di responsabilità individuale.</p>



<p>La verità è che <strong>non esiste ordinanza, controllo o modello gestionale capace di compensare un comportamento diffuso di incuria</strong>. Si può migliorare l’organizzazione, aumentare i servizi, rafforzare i controlli. Tutto necessario. Ma non sufficiente. Perché senza un <strong>cambio culturale</strong>, ogni sforzo sarà sempre <strong>una rincorsa</strong>.</p>



<p>Mondello, in fondo, è solo uno specchio, non solo d&#8217;acqua. <strong>Riflette quello che siamo quando pensiamo che nessuno ci stia guardando</strong> (un cinné vigili, futtitinni). Riflette il divario tra ciò che pretendiamo e ciò che siamo disposti a fare. </p>
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		<title>Onda selvaggia a Mondello, spiaggia ridotta a immondezzaio: è colpa di La Vardera o dell&#8217;inciviltà dei palermitani?</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/onda-selvaggia-a-mondello-spiaggia-ridotta-a-immondezzaio-e-colpa-di-la-vardera-o-dellincivilta-dei-palermitani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Sardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 06:13:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[mondello]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo specchio di una città che deve scegliere chi vuole essere</p>
<p>L'articolo <a href="https://quotidianodipalermo.it/onda-selvaggia-a-mondello-spiaggia-ridotta-a-immondezzaio-e-colpa-di-la-vardera-o-dellincivilta-dei-palermitani/">Onda selvaggia a Mondello, spiaggia ridotta a immondezzaio: è colpa di La Vardera o dell&#8217;inciviltà dei palermitani?</a> proviene da <a href="https://quotidianodipalermo.it">Quotidiano di Palermo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La spiaggia di Mondello, una delle cartoline più belle di Palermo, torna ancora una volta al centro del dibattito pubblico. Non per il suo <strong>mare cristallino</strong> o per il <strong>fascino della borgata</strong> marinara, ma per l’ennesima <strong>immagine indecorosa</strong> lasciata dopo una giornata di affollamento: poche ore di solita anarchia che ha lasciato <strong>rifiuti ovunque, degrado, assenza di regole</strong>.</p>



<p>È troppo facile, e forse anche comodo, cercare un responsabile di turno. Tirare in ballo il deputato regionale <a href="https://quotidianodipalermo.it/mondello-post-revoca-ad-italobelga-giletti-e-la-vardera-festeggiano-la-spiaggia-libera/">Ismaele La Vardera che si è battuto per una Mondello libera</a>, soprattutto da ombre poco edificanti, o qualunque altro protagonista della scena pubblica come sindaco e assessori, rischia di diventare un alibi collettivo. La verità, scomoda ma evidente, è un’altra: <strong>il problema è culturale</strong>. È l’inciviltà radicata di una parte della cittadinanza che continua a considerare gli spazi pubblici come <strong>terra di nessuno</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il degrado annunciato</h2>



<p>Quello che è accaduto nelle scorse ore era ampiamente prevedibile. Una giornata di sole in pieno aprile, temperature quasi estive e una spiaggia accessibile a tutti hanno attirato migliaia di persone. Ma a questa “invasione” non ha fatto seguito un <strong>adeguato senso di responsabilità</strong>.</p>



<p>Ambulanti abusivi che occupavano marciapiedi e arenile, motorini parcheggiati ovunque, perfino sulla sabbia, assenza di controlli efficaci, giovani lasciati senza alcuna regolamentazione: un quadro che si ripete ciclicamente e che non può e non deve reiterare durante l&#8217;estate che è alle porte. </p>



<p>Perché quando il sole tramonta, resta un conto da pagare, fatto di bottiglie, plastica, resti di cibo e sacchi abbandonati, con i gabbiani a completare lo scenario, ma soprattutto una sconfitta che non è solo istituzionale ma di tutta la cittadinanza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’intervento tampone non basta</h2>



<p>L&#8217;assessore <strong>Edy Tamajo</strong>, ha annunciato un intervento di pulizia straordinaria già alle prime luci dell’alba, dopo aver contattato l’assessore comunale Piero Alongi.</p>



<p>Un gesto doveroso che restituisce decoro alla spiaggia nel giro di poche ore. Ma resta, inevitabilmente, un’azione tampone. Perché <strong>il problema non è solo rimuovere i rifiuti</strong>: è evitare che vengano abbandonati. Oggi per esempio è prevista un&#8217;altra giornata calda e una nuova invasione: quanti interventi tampone serviranno?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il falso mito del “serve un padrone”</h2>



<p>C’è poi un’altra riflessione che emerge con forza: davvero la soluzione è tornare a un <strong>sistema chiuso, controllato da un unico soggetto</strong>, come accaduto per decenni con l’Italo Belga? Davvero per mantenere ordine bisogna rinunciare alla libertà di accesso?</p>



<p>È una scorciatoia pericolosa. Significherebbe ammettere che la collettività non è in grado di gestire un bene comune senza essere “<strong>sorvegliata</strong>” da un privato. Una resa culturale prima ancora che amministrativa. La spiaggia deve restare di tutti. Ma proprio per questo deve essere rispettata da tutti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una prova di maturità collettiva</h2>



<p>La stagione balneare che sta per iniziare rappresenta un banco di prova. Non solo per le istituzioni, chiamate a garantire <strong>controlli, sicurezza e servizi adeguati</strong>, ma soprattutto per i cittadini.</p>



<p>Le parole riportate nel post dell’assessore Tamajo sono semplici ma centrali: <strong>considerare il bene comune come un’estensione della propria casa</strong>. È qui che si gioca la partita. Perché nessuna ordinanza, nessun bando, nessuna presenza delle forze dell’ordine potrà mai sostituire il <strong>senso civico</strong> e una presa di coscienza e di responsabilità. E, forse l&#8217;aspetto più importante: un po&#8217; di amore verso la propria città.</p>



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			</item>
		<item>
		<title>Nessun omaggio in Palermo-Avellino per Giovanni Ferrara: un silenzio che pesa sul Barbera</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/nessun-omaggio-in-palermo-avellino-per-giovanni-ferrara-un-silenzio-che-pesa-sul-barbera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 09:25:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[palermo fc]]></category>
		<category><![CDATA[serie b]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'ex presidente, che contribuì alla rinascita rosanero, è morto nei giorni scorsi</p>
<p>L'articolo <a href="https://quotidianodipalermo.it/nessun-omaggio-in-palermo-avellino-per-giovanni-ferrara-un-silenzio-che-pesa-sul-barbera/">Nessun omaggio in Palermo-Avellino per Giovanni Ferrara: un silenzio che pesa sul Barbera</a> proviene da <a href="https://quotidianodipalermo.it">Quotidiano di Palermo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il silenzio, a volte, pesa più di qualsiasi parola. E quello calato in occasione di Palermo-Avellino lascia inevitabilmente spazio a una riflessione amara. Nessuno striscione, nessun minuto di raccoglimento, nessun gesto simbolico: né da parte dei gruppi organizzati né da parte del Palermo FC. Un vuoto che stona, soprattutto se si pensa alla figura di Giovanni Ferrara. </p>



<p>Ferrara, <a href="https://quotidianodipalermo.it/addio-giovanni-ferrara-ex-presidente-del-palermo-polizzi-sono-devastato/">morto qualche giorno fa,</a> non è stato soltanto un presidente. È stato uno di quegli uomini che, in un momento delicatissimo per il calcio palermitano, scelse di esporsi in prima persona. Dopo la radiazione del 1986, quando tutto sembrava perduto, contribuì alla rinascita del club, assumendosi responsabilità enormi in un contesto fragile e pieno di incognite. Non gestiva una macchina perfetta, non aveva alle spalle capitali illimitati, ma ha tenuto in piedi il Palermo con determinazione, tra mille difficoltà.</p>



<p>È facile oggi giudicare con il senno di poi, in un calcio che viaggia su cifre e logiche completamente diverse. Ma allora significava spesso mettere a rischio se stessi, le proprie attività, il proprio futuro. Ferrara lo fece davvero, arrivando persino a esporre l’azienda di famiglia pur di garantire continuità a una squadra che rappresentava molto più di un semplice club sportivo per la città.</p>



<p>Proprio per questo, il silenzio registrato allo stadio appare come una mancanza. Non si tratta di celebrare acriticamente o di riscrivere la storia, ma di riconoscere ciò che è stato. Un gesto, anche semplice, sarebbe bastato per ricordare un uomo che ha attraversato uno dei periodi più complicati del Palermo, lasciando comunque un segno concreto, culminato con la promozione in B, una quasi promozione in A e quella Coppa Italia di serie C del 1993 che resta ancora oggi un unicum nella storia rosanero.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La politica ai tempi di “chi non salta… è”</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/la-politica-ai-tempi-di-chi-non-salta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Albergoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 21:36:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Referendum]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre il referendum si trasformava in uno scontro politico, il livello del dibattito pubblico sembrava progressivamente abbassarsi, scivolando verso dinamiche più emotive che razionali</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>C’è un’immagine che più di ogni altra racconta il tempo politico che stiamo vivendo: quella di una politica che salta. Che salta nei palazzetti, che salta nelle piazze, che salta perfino nei luoghi simbolo delle istituzioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">E mentre la politica salta, il Paese osserva.</h3>



<p>Il referendum sulla giustizia del 22-23 marzo 2026 nasceva come una consultazione complessa, densa di contenuti tecnico-normativi, destinata – almeno nelle intenzioni – a incidere su equilibri profondi del sistema giudiziario. Ma si è trasformato, strada facendo, in tutt’altro: una battaglia politica, una prova di forza tra schieramenti, un test di consenso.</p>



<p>Il risultato è noto: la vittoria del “No” a livello nazionale, e un dato ancora più significativo in regioni come la Sicilia, dove il dissenso ha superato il 60%. Un numero che va ben oltre il merito del quesito referendario.</p>



<p>Perché quel “No” non è stato soltanto un voto contro una riforma. È diventato, nella sua forma più immediata, un voto di dissenso. Un messaggio semplice, diretto, quasi istintivo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Ma è proprio qui che si apre la vera domanda:<br>di quale politica stiamo parlando? E soprattutto, quali sono i temi reali su cui si sta confrontando il Paese?</h3>



<p>Perché mentre il referendum si trasformava in uno scontro politico, il livello del dibattito pubblico sembrava progressivamente abbassarsi, scivolando verso dinamiche più emotive che razionali.</p>



<p>Non possiamo dimenticare quanto accaduto a Napoli, dove esponenti del governo si sono lasciati trascinare nel coro “chi non salta comunista è”, trasformando un momento politico in una scena da curva.</p>



<p>Ma allo stesso modo colpisce quanto accaduto, sempre a Napoli, all’interno della sede dell’Associazione Nazionale Magistrati, dove circa cinquanta tra giudici e pubblici ministeri hanno festeggiato l’esito referendario intonando “Bella ciao”, tra brindisi e cori, arrivando anche a slogan contro la premier e contro singoli magistrati.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Due immagini opposte, ma in realtà profondamente simili. Due facce della stessa medaglia.</h3>



<p>Da un lato la politica che si fa tifo.<br>Dall’altro le istituzioni che rischiano di scivolare nella stessa dinamica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E in mezzo? C’è il Paese.</h2>



<p>C’è un popolo che, in parte, si lascia trascinare e “salta”: oggi da una parte, domani dall’altra.<br>C’è chi osserva in silenzio.<br>C’è chi assiste con crescente disillusione.</p>



<p>E poi c’è una domanda che resta sospesa, forse la più importante:<br>tra un salto e l’altro, chi si sta occupando davvero di governare?</p>



<p>Perché dietro i cori, le contrapposizioni, le semplificazioni, resta una realtà complessa che richiederebbe ben altro livello di approfondimento: una giustizia che deve essere riformata con equilibrio, un Paese che ha bisogno di scelte strutturali, una società che chiede risposte concrete.</p>



<p>Il rischio è che, trasformando ogni passaggio istituzionale in uno scontro identitario, si perda il senso stesso della politica. Quella vera. Quella che non ha bisogno di saltare per esistere. Ma che ha il dovere di restare in piedi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://quotidianodipalermo.it/la-politica-ai-tempi-di-chi-non-salta/">La politica ai tempi di “chi non salta… è”</a> proviene da <a href="https://quotidianodipalermo.it">Quotidiano di Palermo</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il valore del NO, la giustizia non si riforma con la paura: lettera al direttore</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/il-valore-del-no-la-giustizia-non-si-riforma-con-la-paura-lettera-al-direttore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 19:37:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Referendum]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://quotidianodipalermo.it/?p=51405</guid>

					<description><![CDATA[<p>A seguire la risposta di Michele Sardo ad Emilio Corrao</p>
<p>L'articolo <a href="https://quotidianodipalermo.it/il-valore-del-no-la-giustizia-non-si-riforma-con-la-paura-lettera-al-direttore/">Il valore del NO, la giustizia non si riforma con la paura: lettera al direttore</a> proviene da <a href="https://quotidianodipalermo.it">Quotidiano di Palermo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Emilio Corrao del PD di Palermo con delega al contrasto alle mafie, legalità e trasparenza che esprime un&#8217;opinione sull&#8217;esito del Referendum Costituzionale sulla Giustizia che si è concluso con la vittoria del No.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La lettera di Emilio Corrao</h2>



<p>Gentile Direttore,<br>il recente esito referendario non rappresenta una vittoria sindacale o politica, ma una <strong>riaffermazione di civiltà giuridica</strong>. Abbiamo assistito a una campagna elettorale che, pur di ottenere il consenso, ha cavalcato i timori popolari sulla criminalità e sulla gestione dei minori, trasformando un dibattito tecnico in uno scontro emotivo.</p>



<p>L’obiettivo era chiaro: separare le carriere per indebolire quel controllo di legalità che la politica, a volte, mal sopporta.<br>Fatta salva la buona fede anche di ogni persona, la legge deve essere uguale per tutti e l&#8217;indipendenza della magistratura è l&#8217;unica garanzia che abbiamo contro l&#8217;arbitrio del potere. Richiamando l&#8217;insegnamento di Sandro Pertini, noi cittadini abbiamo preferito la complessità della democrazia alle facili scorciatoie autoritarie. Questo voto ci ricorda che la nostra libertà nasce dalla Resistenza e si nutre del rispetto dell&#8217;equilibrio tra i poteri dello Stato.</p>



<p>Oggi abbiamo il dovere di fermare ogni deriva che minacci i nostri diritti fondamentali. I &#8220;NO&#8221; consapevoli sono quelli che permettono ad una nazione, ad uno stato, ad un paese di crescere e di riscoprirsi forte nella propria Carta Costituzionale.</p>



<p>Cordiali saluti,<br>Emilio Corrao<br>Segreteria Provinciale PD di Palermo &#8211; delega al contrasto alle mafie, legalità e trasparenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La risposta</h2>



<p>Gentile Emilio Corrao,<br>la sua riflessione offre uno spunto significativo su un tema che, come dimostrato dal dibattito recente, resta complesso e profondamente sentito (come dimostra anche la notevole affluenza alle urne e le tante discussioni sul tema sui social). Il confronto attorno al referendum ha messo in luce sensibilità diverse, spesso legate a visioni differenti del rapporto tra giustizia, politica e garanzie costituzionali. Ne sono nate certezze, sulla forza della nostra costituzione, ma anche qualche interrogativo sui ruoli della magistratura che lascia diversi punti di sospensione. </p>



<p>Il risultato referendario, anche se non cambierà nulla sul fronte della Magistratura e della Giustizia vista la vittoria del No, si presta a interpretazioni plurali, che riflettono la varietà delle posizioni presenti nel Paese. Proprio questa pluralità costituisce, in fondo, uno degli aspetti più caratteristici della nostra democrazia. Un contributo che probabilmente non chiude il dibattito e che continuerà a interrogare cittadini e istituzioni nei prossimi mesi.</p>



<p>Saluti,<br>Michele Sardo</p>
<p>L'articolo <a href="https://quotidianodipalermo.it/il-valore-del-no-la-giustizia-non-si-riforma-con-la-paura-lettera-al-direttore/">Il valore del NO, la giustizia non si riforma con la paura: lettera al direttore</a> proviene da <a href="https://quotidianodipalermo.it">Quotidiano di Palermo</a>.</p>
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		<title>Palermo, quella panchina hi-tech che sfregia la storica piazza Bellini</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/palermo-quella-panchina-hi-tech-che-sfregia-la-storica-piazza-bellini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 12:29:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Comune di Palermo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://quotidianodipalermo.it/?p=50920</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra mosaici bizantini e marmi barocchi spunta la panchina solare</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>C&#8217;è un limite a tutto, anche alla modernizzazione. Un limite che è stato superato in <strong>Piazza Bellini</strong>, a Palermo, esattamente all&#8217;ombra della Chiesa della Martorana, un gioiello dove il mosaico bizantino incontra il barocco in un equilibrio millenario.</p>



<p>Proprio lì, incastonata tra pietre che trasudano storia, è apparsa lei, Kuube: <strong>una panchina hi-tech</strong>. Un blocco di metallo bianco, squadrato, sormontato da un pannello solare destinato a ricaricare gli smartphone dei passanti tramite wireless e porte usb integrate. Pare tra l&#8217;altro che non sarà l&#8217;unico esemplare. Altre panchine di questo tipo saranno piazzate all&#8217;interno del centro storico: quelle già attive, oltre in piazza Bellini, sono in piazza Bologni, in piazza Marina e in piazza Magione. </p>



<p>L’intento sarebbe nobile: offrire servizi &#8220;smart&#8221; in una città che si sforza di guardare al futuro. Ma il risultato in piazza Bellini è a nostro avviso <strong>un pugno nell&#8217;occhio</strong>. In un contesto architettonico così antico e prezioso, l’inserimento di un elemento dal design industriale così freddo appare come <strong>un corpo estraneo</strong>, un cortocircuito estetico.</p>



<p>E non è solo una questione di stile, ma di totale assenza di una visione d&#8217;insieme. Come mostra lo scatto del <a href="https://www.facebook.com/share/1CeYbD77oG/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>gruppo facebook Palermo &amp; palermitani,</strong></a> la nuova seduta tecnologica siede goffamente accanto a una panchina di tipo completamente diverso (tra l&#8217;altro vandalizzata da una scritta), creando un&#8217;accozzaglia di arredi urbani che sembra figlia del caso più che di un progetto urbanistico.</p>



<p>Viene da chiedersi: abbiamo davvero bisogno di ricaricare il telefono proprio mentre siamo circondati da una tale bellezza? O forse quella bellezza meriterebbe un rispetto tale da non essere interrotta da &#8220;scatole&#8221; metalliche che starebbero meglio in un aeroporto o in una periferia futuristica? Nulla contro la tecnologia e il progresso, ma tutto ciò deve integrarsi con l&#8217;anima del luogo. Piazza Bellini non è un ufficio a cielo aperto; è parte della storia di Palermo. E merita molta attenzione.</p>
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		<title>Palermo, tombino scoperchiato: l&#8217;odissea al telefono per evitare una tragedia</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/palermo-tombino-telefono-tragedia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Sardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 22:04:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Comune di Palermo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://quotidianodipalermo.it/?p=50455</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per fortuna c'è finita dentro un'auto senza gravi conseguenze per il conducente. Ma se ci fosse caduto dentro un pedone o una moto o un monopattino?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Una strada poco illuminata, un <strong>tombino</strong> completamente scoperchiato al centro della carreggiata e una serie di telefonate per cercare di evitare che qualcuno potesse farsi male. È ciò che ho vissuto in prima persona stasera, mentre tornavo a casa alla fine di una giornata di lavoro.</p>



<p>«Percorrevo <strong>via Leonardo da Vinci</strong> alta, subito dopo la rotonda Padri Rogazionisti, in direzione Motel Agip, quando mi accorgo di un tombino della fognatura totalmente scoperchiato al centro della carreggiata. Faccio in tempo a scansarlo con la mia auto ma per poco non mi scontro con il pesante coperchio in ghisa, poggiato poco più avanti del profondissimo buco. Avrei voluto fermarmi ma dietro di me avevo una fila di auto che suonava il clacson perché avevo rallentato la loro corsa».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="576" height="1024" src="https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522221-576x1024.jpg?v=1773180163" alt="" class="wp-image-50461" srcset="https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522221-576x1024.jpg?v=1773180163 576w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522221-169x300.jpg?v=1773180163 169w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522221-768x1365.jpg?v=1773180163 768w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522221-864x1536.jpg?v=1773180163 864w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522221-150x267.jpg?v=1773180163 150w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522221-300x533.jpg?v=1773180163 300w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522221-696x1237.jpg?v=1773180163 696w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522221-1068x1899.jpg?v=1773180163 1068w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522221.jpg?v=1773180163 1080w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /></figure>



<p>«Quando ero ormai 2-300 metri più avanti provo a chiamare la municipale, per evitare che qualcuno potesse farsi male. Non ottenendo nessuna risposta, compongo il 112. Risponde un operatore che mi invita a chiamare i Vigili Urbani. Gli dico di averlo già fatto senza successo ma lui mi detta velocemente un altro numero, diverso da quello che era in mio possesso, e mi saluta».</p>



<p>La nuova telefonata, però, non risolve il problema: «Chiamo ma è occupato. Richiamo dunque nuovamente il numero emergenze e stavolta mi risponde una donna. Le racconto di quel pericolo ma lei non mi vuole ascoltare perché non è di sua competenza. “Deve chiamare la municipale&#8221;– continua a ripetermi. Innervosito dal suo disinteresse, la invito a contattare lei stessa con i suoi canali preferenziali la polizia municipale, perché se qualcuno si fosse fatto male avrei denunciato e richiesto agli atti la registrazione della nostra conversazione. Risultato? Telefono sbattuto in faccia».</p>



<p>«Dopo una decina di minuti riesco finalmente a contattare i vigili urbani. Do all&#8217;agente tutti i dettagli per intervenite ma vuole il numero civico che io non ho. Gli chiedo di richiamarmi dopo qualche minuto, il tempo necessario per cercare il civico su Google Maps. Mi richiama, finalmente ha tutto per mandare qualcuno a mettere in sicurezza quel tratto di strada, ma prima di chiudere specifica: “Manderemo quanto prima qualcuno, al momento c’è solo un mezzo in servizio”».</p>



<p>«Non ero totalmente in pace con la mia coscienza, forse avrei fatto bene a fermarmi o a tornare indietro. Dopo cena mi metto in macchina e <strong>torno a Borgo Nuovo</strong>. Come immaginavo, dopo quasi un&#8217;ora dalla segnalazione, quel tombino è ancora scoperchiato. Ma sul posto c&#8217;è un&#8217;auto dei carabinieri. Attenzione però, non è lì per la mia segnalazione. Un&#8217;auto è finita nella buca e il conducente della vettura danneggiata, vedendo passare il veicolo con i militari, ha chiesto aiuto».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522127-1024x768.jpg?v=1773179875" alt="" class="wp-image-50458" srcset="https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522127-1024x768.jpg?v=1773179875 1024w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522127-300x225.jpg?v=1773179875 300w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522127-768x576.jpg?v=1773179875 768w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522127-1536x1152.jpg?v=1773179875 1536w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522127-2048x1536.jpg?v=1773179875 2048w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522127-150x113.jpg?v=1773179875 150w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522127-696x522.jpg?v=1773179875 696w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522127-1068x801.jpg?v=1773179875 1068w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522127-1920x1440.jpg?v=1773179875 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>«Visto da vicino quel buco fa paura. La strada adesso è illuminata dai fari dell&#8217;auto dei carabinieri e quella voragine di circa 3 metri di profondità è ben visibile. Ma al buio qualcuno avrebbe potuto caderci dentro: un pedone, una moto, un monopattino&#8230; O un veicolo avrebbe potuto impattare con quel pesante coperchio di ghisa, con gravi conseguenze».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="730" height="1024" src="https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522220-730x1024.jpg?v=1773179941" alt="" class="wp-image-50460" srcset="https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522220-730x1024.jpg?v=1773179941 730w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522220-214x300.jpg?v=1773179941 214w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522220-768x1077.jpg?v=1773179941 768w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522220-150x210.jpg?v=1773179941 150w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522220-300x421.jpg?v=1773179941 300w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522220-696x976.jpg?v=1773179941 696w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522220-1068x1498.jpg?v=1773179941 1068w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/03/1000522220.jpg?v=1773179941 1080w" sizes="auto, (max-width: 730px) 100vw, 730px" /></figure>



<p>Poi è avvenuto qualcosa che è <strong>un triste segnale</strong>: «Chiamo a Ciolino» &#8211; dice un signore vicino a me «vediamo se la fa chiudere lui questa buca». Nulla contro <strong><a href="https://quotidianodipalermo.it/influencer-ciolino-mi-candido-nel-2027-sto-svegliando-le-teste-dei-palermitani/">Alessio Ciolino</a></strong> che è anzi ammirevole per l&#8217;impegno profuso nel tentativo di risolvere criticità cittadine. Ma se si è arrivati al punto che per risolvere un problema si debba contattare un tiktoker piuttosto che le istituzioni, c&#8217;è qualcosa, anzi più di qualcosa, che non funziona. Un vuoto. Ed è purtroppo fin troppo evidente. Anche a giudicare <strong>dall&#8217;odissea</strong> che ho dovuto passare per segnalare un&#8217;emergenza.</p>



<p><strong>Michele Sardo, direttore di QdP</strong></p>
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		<item>
		<title>Far West attacca Albina Perri: il confine &#8220;sottile&#8221; tra inchiesta e gogna mediatica</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/far-west-attacca-albina-perri-il-confine-sottile-tra-inchiesta-e-gogna-mediatica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Sardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 11:58:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://quotidianodipalermo.it/?p=49999</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una vera e propria incursione, prima in un garage poi in un locale pubblico, quella portata avanti da un'inviata del format, costruita su accuse frontali di presunte fake news, con modalità che ricordano più certe dinamiche da tv d’intrattenimento che da tv di Stato </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La televisione pubblica dovrebbe essere il luogo del confronto, non quello della <strong>resa dei conti</strong>. E invece quanto accaduto ieri sera su <strong>Far West</strong>, il programma del giornalista palermitano <strong>Salvo Sottile</strong> su Rai 3, non sembra aver rispettato questi canoni. </p>



<p>Il tema era di quelli che impongono misura ed equilibrio: <strong>l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco</strong>, una vicenda che da anni divide l’opinione pubblica e alimenta dibattiti giuridici e mediatici. La trasmissione ha proposto per gran parte della puntata un confronto interessante tra gli avvocati <strong>Bocellari e Tizzoni</strong>, con opinioni pacate e mirate a comprendere meglio la dinamica dell&#8217;omicidio. Poi, nel finale, <strong>la brusca virata</strong>.</p>



<p>Salvo Sottile annuncia un servizio dedicato alla direttrice del settimanale Giallo, <strong>Albina Perri</strong>, cambiando registro all&#8217;ottima puntata ma anche al tono che non è più pacato. È una vera e propria incursione, prima in un garage poi in un locale pubblico, quella portata avanti da un&#8217;inviata del format, costruita su accuse frontali di <strong>presunte fake news</strong>, con modalità che ricordano più certe dinamiche da tv d’intrattenimento che un programma d’inchiesta della <strong>Rai</strong>. </p>



<p>La scena dell’inviata che, con microfono alla mano, incalza la Perri, rea di essere la “regina delle fake news” sul caso Garlasco, sembra orchestrata più da un programma in stile &#8220;Le Iene&#8221; che da un format giornalistico di approfondimento targato Rai. Un&#8217;accusa pesante a scapito della direttrice di un giornale che ha generato un reiterato “no comment” e che è apparsa a molti sproporzionata e forzata, se non deliberatamente provocatoria.</p>



<p>Qui non è di certo in discussione il diritto di <strong>critica</strong> ma il metodo quasi inquisitorio usato. C’è infatti una <strong>differenza sostanziale tra il fact checking argomentato e l’agguato mediatico</strong>. Tra la confutazione documentata e la <strong>gogna televisiva</strong>. Quando una redazione attacca un’altra redazione con quel tono, soprattutto quando si è più forti dal punto di vista mediatico (Rai contro la rivista Giallo), il rischio è non solo di incrinare quel principio di colleganza che, seppur di fronte a divergenze, dovrebbe restare cardine della deontologia professionale di ogni giornalista, ma anche di abusare del proprio potere. </p>



<p>Si può ritenere che Albina Perri talvolta scelga <strong>titoli forti, si può criticare la linea editoriale di “Giallo”, si può persino contestarne l’impostazione sul caso di Garlasco</strong>. Ma il punto non è il merito delle opinioni: è, ribadiamo, il metodo. </p>



<p>Sottile avrebbe potuto invitare la collega in studio, confrontarsi con lei, smontare tesi con documenti alla mano, offrendo un contraddittorio &#8220;democratico&#8221; e civile. Inseguire e incalzare, con un&#8217;imboscata che strizza l’occhio a modelli più da satira d’assalto che da approfondimento giornalistico, è apparso molto discutibile e sa tanto di resa di conti per alcune critiche mosse in passato dalla Perri nei confronti della trasmissione. Un sospetto che più di &#8220;Far West&#8221; sa di &#8220;Far Gossip&#8221; e che non può e non deve diventare la regola.</p>
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		<item>
		<title>Palermo, nessun tentativo di rapimento: solo fake news, psicosi e caccia alle streghe</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/palermo-nessun-tentativo-di-rapimento-solo-fake-news-psicosi-e-caccia-alle-streghe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Sardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Feb 2026 11:38:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Social network]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://quotidianodipalermo.it/?p=49313</guid>

					<description><![CDATA[<p>Pericolo social. Un equivoco che in poche ore è diventato psicosi collettiva</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quello che è accaduto a Palermo dovrebbe farci fermare un momento a riflettere. Non tanto – o non solo – per la notizia in sé, ma per il meccanismo che si è messo in moto. <strong>Perché non è esistita alcuna donna che ha tentato di rapire una bambina</strong>. <strong>Non c’è stato alcun sequestro sventato, nessun gesto violento, nessun pericolo concreto</strong>. C’è stata invece una donna con fragilità psichiatriche che, fraintendendo una scena – una bambina che piangeva accanto alla madre – ha pensato di trovarsi davanti a un rapimento. Un equivoco. Nulla di più.</p>



<p>Tutto è partito da un centro estetico dove il 19 febbraio si è presentata una donna con un cappuccio in testa. Ha detto di aver visto entrare nel salone una signora con una bambina. Una bimba che, a detta sua, non era la mamma di quella piccina. &#8220;Piangeva, voleva me&#8221; &#8211; avrebbe detto alla titolare del negozio. Poi ha minacciato di chiamare la polizia perché temeva per la piccola.</p>



<p>Chi conosce la donna col cappuccio, la cui faccia è stata <em>sbattuta sui social</em> con video e foto, afferma che si tratterebbe di una persona che soffre di disturbi comportamentali e che non sarebbe nuova a situazioni di questo tipo. Ma nonostante ciò che afferma in queste situazioni potrebbe allarmare chi non la conosce, questa signora non ha mai fatto male a nessun bambino. </p>



<p>Anche stavolta, si è limitata a segnalare un qualcosa che probabilmente lei pensava fosse reale e non solo frutto della sua immaginazione. <strong>Non ha tentato di afferrare la piccola, non ha usato violenza o armi, non ha commesso alcun reato.</strong></p>



<p>Eppure, in poche ore, quell’equivoco si è trasformato in un presunto <strong>tentativo di rapimento</strong>. Il centro estetico ha diffuso un video scrivendo di &#8220;stare attenti ai figli&#8221;, senza in realtà parlare di rapimenti. Ma sul web un video poco chiaro è diventato “prova”, una frase riportata male è diventata un&#8217;accusa, un dubbio si è trasformato in certezza.</p>



<p>Alla nostra redazione sono arrivate decine di segnalazioni di avvistamenti della donna allo Zen, a Borgo Nuovo, al Cep e in altre parti di Palermo. Ma anche audio di &#8220;mitomani&#8221; che, approfittando della paura collettiva che si era generata sui social, diffondevano false notizie, alimentando <strong>una psicosi che in pochissimo tempo è diventata pericolosa.</strong> Basta niente per cambiare volto alla realtà, perfino una virgola fuori posto. È questo il potere ma anche il grande pericolo dei social network.</p>



<p>La rete non è soltanto uno strumento di informazione: è un <strong>amplificatore emotivo</strong>. E quando si parla di bambini, la soglia dell’allarme si abbassa drasticamente. La paura corre più veloce dei fatti. L’indignazione precede la verifica. E così, in poche ore, una persona fragile e <em>ci dicono</em> innocua ha rischiato il linciaggio, su un autobus e per strada. Non per ciò che aveva fatto, ma per ciò che si è detto che avesse fatto.</p>



<p>Il punto è proprio questo: ciò che “si dice”. Siamo diventati tutti investigatori, tutti convinti di saper leggere un video, interpretare un gesto, trarre conclusioni definitive da pochi secondi di immagini sgranate. Ci sentiamo provetti Sherlock Holmes, ma <strong>senza metodo, senza riscontri, senza contraddittorio</strong>. L’intuizione scambia il posto con la prova. L’impressione diventa sentenza. I social diventano le nostre fonti certe e incontrovertibili. </p>



<p>E invece il primo dovere – soprattutto per chi informa – è <strong>la verifica</strong>. Cercare fonti attendibili. Incrociare le versioni. Contattare le forze dell’ordine. Chiedere conferme prima di pubblicare, non dopo. Non esiste alcuna giustificazione alla corsa per arrivare primi se il prezzo è la reputazione, la sicurezza o addirittura l’incolumità di una persona.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Ma ciò non vale solo per i giornalisti, che hanno il dovere di verificare per deontologia professionale. È una regola che deve valere per tutti. </h3>



<p>C’è poi un altro aspetto, ancora più delicato: la <strong>diffusione di foto e video</strong>. Pubblicare il volto di una persona che non è indagata, che non è stata condannata, che non ha commesso alcun reato, significa <strong>esporla alla gogna pubblica</strong>. Significa consegnarla alla folla digitale – e talvolta reale – senza processo e senza difesa. È una caccia alle streghe in piena regola, con la differenza che oggi il rogo è mediatico, ma le conseguenze possono essere molto concrete.</p>



<p>Il linciaggio non nasce più solo nelle piazze: nasce nei <strong>commenti, nelle condivisioni, nei messaggi vocali </strong>inoltrati compulsivamente e quelli inoltrati in malafede, per scatenare il panico. E quando la verità arriva – spesso tardi, spesso in sordina – <strong>il danno è già fatto</strong>. Le smentite non hanno mai la stessa forza delle accuse. La paura resta, il sospetto pure.</p>



<p>Forse non tutti si rendono conto delle conseguenze di tutto ciò. In ballo ci sono anche vite e dignità umana. Basti pensare, per esempio, che <strong>da ieri a Palermo una donna già fragile è ancora più fragile</strong>. E forse, senza voler diffondere altro allarmismo ma basandoci sulla veemenza di certi commenti letti sui social, è anche in pericolo. </p>
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		<title>Dionisi fischiato al Barbera: il confine sottile tra contestazione e mancanza di rispetto</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/dionisi-fischiato-al-barbera-il-confine-sottile-tra-contestazione-e-mancanza-di-rispetto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Sardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Feb 2026 13:05:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[palermo fc]]></category>
		<category><![CDATA[serie b]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tecnico toscano ha comunque salutato i tifosi alla fine della partita</p>
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<p>Al Barbera, ieri, non è andata in scena soltanto una partita di calcio. <strong><a href="https://quotidianodipalermo.it/il-palermo-continua-la-sua-corsa-battuto-lempoli-al-barbera/">Palermo-Empoli</a></strong> è stata anche una resa dei conti emotiva, uno di quei momenti in cui il tifo rosanero, capace come pochi di trascinare e accendere, ha mostrato <strong>il</strong> <strong>suo volto più spigoloso</strong>. I fischi, e non solo, indirizzati ad <strong>Alessio Dionisi</strong>, fatti da una parte dei circa 25 mila presenti, hanno superato il confine della normale contestazione sportiva, lasciando un retrogusto amaro che va oltre il risultato finale.</p>



<p>È indubbio che la stagione passata di Dionisi sulla panchina del Palermo sia stata deludente. Le aspettative erano alte, il progetto ambizioso, e il campo ha spesso raccontato un’altra storia. Errori, limiti, scelte e cambi discutibili: tutto vero e legittimo da analizzare e criticare. Ma il tempo del giudizio, quello vero, dovrebbe coincidere con la fine di un percorso, non trasformarsi in un <strong>processo permanente</strong> che riaffiora a distanza di mesi, quando il protagonista di turno torna da avversario.</p>



<p>I fischi di ieri di una parte del tifo rosanero non sono sembrati una semplice manifestazione di dissenso, bensì una presa di posizione personale eccessiva, una condanna senza appello che sconfina quasi nel <strong>bullismo</strong>. E questo stride con ciò che Dionisi ha rappresentato e dichiarato nel suo rapporto con Palermo. Il tecnico toscano non ha mai nascosto la sua ammirazione per il pubblico del Barbera, ribadita anche alla vigilia di questa gara. Parole sembrate sincere che rendono ancora più difficile la spiegazione di una reazione così dura e sproporzionata.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="665" src="https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/02/InCollage_20260207_100706579-1024x665.png" alt="" class="wp-image-48216" srcset="https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/02/InCollage_20260207_100706579-1024x665.png 1024w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/02/InCollage_20260207_100706579-300x195.png 300w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/02/InCollage_20260207_100706579-768x499.png 768w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/02/InCollage_20260207_100706579-150x97.png 150w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/02/InCollage_20260207_100706579-696x452.png 696w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/02/InCollage_20260207_100706579-1068x694.png 1068w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/02/InCollage_20260207_100706579.png 1082w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Colpisce, in questo senso, il comportamento dello stesso Dionisi. Al termine della partita, mentre dalla Curva Sud piovevano fischi, l’ex allenatore rosanero uscendo ha comunque salutato il pubblico alzando la mano. Un gesto semplice, forse istintivo, sicuramente non facile. Il volto non era allegro, e sarebbe strano il contrario, ma quel saluto è sembrato il segno di chi, nonostante tutto, <strong>riconosce l’importanza di una piazza</strong> che ha vissuto e che continua a rispettare. Un dettaglio che avrebbe meritato, se non applausi, quantomeno <strong>silenzio</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Siamo sicuri che Alessio Dionisi sia l&#8217;unico colpevole della stagione deludente dello scorso anno? </h2>



<p>Paradossalmente, proprio la partita ha restituito l’immagine di un allenatore che, al netto delle valutazioni sul suo passato a Palermo, sa dare un’identità alla squadra che guida. L’Empoli si è presentato al Barbera ben messo in campo, organizzato, capace di passare in vantaggio e di rimanere dentro la gara anche dopo la rimonta rosanero. Il 2-2 trovato con personalità ha confermato come quella toscana fosse tutt’altro che una squadra arrendevole. Solo il rigore trasformato da Pohjanpalo ha chiuso i conti, al termine di una partita vinta dal Palermo ma non senza sofferenza.</p>



<p>Il punto, allora, non è difendere Dionisi né riscrivere una stagione che resta sotto gli occhi di tutti e che forse non ha un unico colpevole. Il punto è interrogarsi sul senso di certi atteggiamenti. Palermo è una <strong>piazza passionale</strong>, viscerale, capace di slanci straordinari e di critiche feroci. È parte della sua identità. Ma proprio perché il Barbera è spesso citato come <strong>uno stadio che sa riconoscere l’impegno, il lavoro e anche la dignità di chi sbaglia</strong>, episodi come quello di ieri pongono una domanda scomoda: dove finisce la legittima contestazione e dove inizia l’accanimento?</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="621" src="https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot_20260208_135914_com_facebook_katana_ImmersiveActivity_edit_603898800698687-1024x621.jpg" alt="Alessio Dionisi" class="wp-image-48311" srcset="https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot_20260208_135914_com_facebook_katana_ImmersiveActivity_edit_603898800698687-1024x621.jpg 1024w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot_20260208_135914_com_facebook_katana_ImmersiveActivity_edit_603898800698687-300x182.jpg 300w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot_20260208_135914_com_facebook_katana_ImmersiveActivity_edit_603898800698687-768x466.jpg 768w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot_20260208_135914_com_facebook_katana_ImmersiveActivity_edit_603898800698687-150x91.jpg 150w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot_20260208_135914_com_facebook_katana_ImmersiveActivity_edit_603898800698687-696x422.jpg 696w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot_20260208_135914_com_facebook_katana_ImmersiveActivity_edit_603898800698687-1068x648.jpg 1068w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot_20260208_135914_com_facebook_katana_ImmersiveActivity_edit_603898800698687.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il calcio vive di memoria corta, è vero. Zamparini docet. Ma vive anche di cultura sportiva, di rispetto dei ruoli e delle persone. Fischiare un ex allenatore solo perché simbolo di <strong>una stagione negativa</strong> rischia di essere una scorciatoia emotiva che non fa bene a nessuno, né a chi la subisce né a chi la pratica. </p>



<p>Rivisitando una vecchia frase di <strong>Delio Rossi, </strong>un ex tecnico molto amato all&#8217;ombra del Monte Pellegrino<strong>, i fischi passano, i risultati restano</strong>. Ma certi gesti raccontano molto di più di una partita di calcio. Passione ed entusiasmo 10, sensibilità e buonsenso 2.</p>



<h2 class="wp-block-heading">GUARDA IL VIDEO DELL&#8217;USCITA DAL CAMPO DI ALESSIO DIONISI, <strong><a href="https://www.facebook.com/share/r/1AunpFzN8D/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CLICCA QUI </a></strong></h2>
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