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	<title>L&#039;opinione Archivi - Quotidiano di Palermo</title>
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	<description>Qdp - Giornale di informazione: una finestra su Palermo</description>
	<lastBuildDate>Tue, 23 Jun 2026 13:04:27 +0000</lastBuildDate>
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	<title>L&#039;opinione Archivi - Quotidiano di Palermo</title>
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	<item>
		<title>Palermo brucia dal caldo, ma la soluzione è sotto i nostri occhi: ed è verde</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/palermo-brucia-dal-caldo-ma-la-soluzione-e-sotto-i-nostri-occhi-ed-e-verde/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 13:02:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Comune di Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[Verde]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Palermo non ha bisogno di condizionatori a palla, ma di alberi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oggi<strong> l&#8217;asticella del termometro ha superato nuovamente i 30 gradi</strong>. A Palermo lo sappiamo bene: non è solo una questione di cifre su uno schermo, è quell&#8217;aria densa, quel respiro corto dettato da un&#8217;umidità asfissiante che fa schizzare la temperatura percepita a livelli da record. Le nostre estati – che ormai iniziano a maggio e finiscono a novembre – sono diventate una prova di resistenza. La colpa non è solo del cambiamento climatico globale. Palermo, come tantissime grandi città italiane, scottano perché le abbiamo cementificate all&#8217;inverosimile a discapito del verde.</p>



<p>Il meccanismo è semplice: <strong>la pece nera</strong> delle strade senza riparo arriva a temperature altissime. <strong>Il cemento bianco</strong> dei marciapiedi riflette calore nell&#8217;aria. <strong>I palazzoni</strong>, uno accanto all&#8217;altro, attenuano il vento. È il fenomeno noto come &#8220;l&#8217;isola di calore urbana&#8221;, una trappola termica in cui la scarsa presenza di vegetazione funge da moltiplicatore, aumentando le temperature rispetto a zone di campagna di 4-5 gradi. Camminare per certe vie del centro o della periferia nelle ore di punta nei mesi più caldi è come attraversare il deserto.</p>



<p>Non possiamo rassegnarci a vivere in una città-forno. La vera infrastruttura d&#8217;emergenza di cui Palermo ha bisogno non sono i condizionatori a palla, ma gli alberi. Per salvare Palermo dal collasso termico servono due azioni immediate, drastiche e non più rimandabili: riempire la città di alberi e di piante. Ogni spazio vuoto, ogni spartitraffico abbandonato, ogni piazza ridotta a una distesa di pietra dovrebbe ospitare almeno un albero. Piantare alberi non deve essere solo un vezzo estetico o un tributo al &#8220;decoro urbano&#8221; ma un intervento di sanità pubblica. Gli alberi non solo restituiscono ossigeno ma creano zone d&#8217;ombra vitali e riducono la temperatura ambientale grazie alla traspirazione.</p>



<p>Salvaguardiamo e curiamo quelli che abbiamo</p>



<p>Questo è forse il punto più critico. Non basta piantare un alberello durante una passerella politica e poi lasciarlo morire di sete sotto il sole di luglio. Dobbiamo proteggere i nostri giganti verdi che già popolano la città. Troppo spesso assistiamo a potature selvagge che sembrano vere e proprie mutilazioni, o ad alberi storici abbattuti con troppa leggerezza. Un albero adulto ha un potere refrigerante immenso rispetto a un fusto appena interrato: curarlo significa difendere un patrimonio collettivo.</p>
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		<title>&#8220;Morte alle donne&#8221; sui muri di Palermo: «Le donne non sono bersagli»</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/morte-alle-donne-sui-muri-di-palermo-le-donne-non-sono-bersagli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Padellaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 08:17:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Atto vandalico]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo messaggio è un chiaro ritorno vecchie concezioni che vorrebbero limitare l'autonomia e la libertà delle donne</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>&#8220;Morte alle donne&#8221;&#8230;è questa la terribile scritta comparsa a <strong>Palermo</strong>, in viale <strong>Croce Rossa</strong>. A denunciare l&#8217;accaduto è la<strong> Sinistra Italiana Palermo</strong> con un post sulla pagina <strong>Facebook</strong>.</p>



<p>«Non è una bravata e non può essere liquidata come una semplice provocazione. È il segnale di un clima culturale sempre più preoccupante, nel quale l&#8217;odio verso le donne trova spazio nel dibattito pubblico, la violenza viene spesso ridimensionata e persino il concetto di femminicidio viene continuamente contestato» scrivono.</p>



<p>Questo messaggio sembra un chiaro ritorno a vecchie concezioni che vorrebbero limitare l&#8217;autonomia e la libertà delle donne. C&#8217;è chi vive l&#8217;emancipazione femminile come una minaccia, chi mette in discussione conquiste che sembravano ormai acquisite e chi utilizza l&#8217;odio e la contrapposizione per alimentare consenso.</p>



<p>«Non basta cancellare una scritta da un muro. Bisogna cancellare l&#8217;idea che le donne siano bersagli, che i loro diritti siano negoziabili, che la loro libertà possa essere messa sotto processo &#8211; continua la <strong>Sinistra Italiana Palermo</strong> -. La lotta contro la violenza maschile sulle donne non è una battaglia identitaria né una moda culturale. È una battaglia di civiltà, di democrazia e di libertà».</p>



<p>Scritte come questa dimostrano come la violenza maschile sulle donne sia un tema ancora attuale, che riguarda tutti. Una società che accetta questo tipo d violenza non è libera, non è una società equa e giusta per tutti. È questo ciò che vogliamo lasciare alle generazioni future?</p>
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		<item>
		<title>Monopattini sepolti alla foce dell&#8217;Oreto: il problema di Palermo è Dua Lipa?</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/monopattini-sepolti-alla-foce-delloreto-il-problema-di-palermo-e-dua-lipa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Sardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 18:47:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Oreto]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il palermitano dovrebbe indignarsi per cose serie, tipo degrado e inciviltà, non per chi trova qui ancora bellezza</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quando nei giorni scorsi Palermo è stata scelta dalla cantante <strong><a href="https://quotidianodipalermo.it/dua-lipa-anticipa-le-nozze-matrimonio-il-5-giugno-a-bagheria/" type="post" id="56187">Dua Lipa </a></strong>per celebrare il proprio matrimonio, la città si è divisa. Da una parte l&#8217;orgoglio per un evento internazionale capace di portare <strong>visibilità, turismo e ricadute economiche</strong>; dall&#8217;altra le proteste di chi ha vissuto come un <strong>sopruso</strong> la chiusura di alcune strade e le limitazioni imposte per ragioni di sicurezza.</p>



<p>Sui muri sono comparse scritte eloquenti: &#8220;Palermo non è il tuo salotto&#8221;, &#8220;Palermo non è in affitto&#8221;. Messaggi che hanno intercettato il malcontento di una parte (per fortuna molto piccola) della cittadinanza e aperto un dibattito sul rapporto tra interesse pubblico e grandi eventi privati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">A pochi giorni da quelle polemiche, una nuova notizia sembra offrire uno spunto di riflessione molto più profondo.</h2>



<p>Alla foce dell&#8217;Oreto, durante l&#8217;iniziativa &#8220;<strong>Spiagge Pulite 2026</strong>&#8221; promossa da Despar Sicilia e Plastic Free, i volontari hanno recuperato <strong>una tonnellata e mezzo di rifiuti</strong> in meno di due ore. Tra <strong>plastica, vetro, copertoni </strong>e materiali di ogni genere sono spuntati persino <strong>una ventina di monopattini elettrici</strong>, alcuni nascosti nella vegetazione, altri semi sepolti nella sabbia.</p>



<p>Un&#8217;immagine che racconta una città che spesso si indigna per ciò che arriva dall&#8217;esterno, ma <strong>fatica a guardare ciò che produce ogni giorno al proprio interno</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La domanda, da fare soprattutto a chi si è indignato e ha protestato per il matrimonio, allora sorge spontanea: il problema di questa città è Dua Lipa?</h2>



<p>Perché se una celebrità sceglie Palermo per il giorno più importante della propria vita significa che <strong>la città esercita ancora un fascino straordinario nel mondo.</strong> Significa che il suo patrimonio culturale, paesaggistico e umano, e la sua <strong>bellezza</strong>, continuano ad attrarre visitatori, investimenti e attenzione mediatica, nonostante il degrado che spesso si vede in strada. </p>



<p>Al contrario, i monopattini gettati alla foce dell&#8217;Oreto non sono arrivati dall&#8217;estero. Non sono il risultato di una decisione presa da qualche manager dello spettacolo. Sono il prodotto di <strong>comportamenti irresponsabili</strong> e <strong>incivili</strong> che nascono e si sviluppano nel nostro tessuto sociale</p>



<p>Criticare le chiusure stradali puó anche essere un <strong>diritto</strong>. Pretendere che gli eventi rispettino la città è <strong>doveroso</strong>. Ma la stessa energia, la stessa indignazione e la stessa rabbia dovrebbero emergere quando <strong>un fiume diventa una discarica</strong>, quando una spiaggia viene sommersa dai rifiuti o quando beni pubblici vengono vandalizzati e abbandonati nell&#8217;ambiente.</p>



<p>Perché una città non perde la propria dignità quando ospita un matrimonio esclusivo. La perde quando si abitua al degrado e smette di considerarlo uno scandalo.</p>
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		<item>
		<title>Palermo non può più aspettare: subito un tavolo di Sicurezza Integrata</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/palermo-non-puo-piu-aspettare-subito-un-tavolo-di-sicurezza-integrata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emilio Corrao]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 12:56:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono ormai all’ordine del giorno sparatorie, aggressioni, intimidazioni, malamovida. Serve strumento stabile e operativo che riunisca istituzioni, forze dell’ordine, scuole, università, terzo settore, imprese e comunità locali</p>
<p>L'articolo <a href="https://quotidianodipalermo.it/palermo-non-puo-piu-aspettare-subito-un-tavolo-di-sicurezza-integrata/">Palermo non può più aspettare: subito un tavolo di Sicurezza Integrata</a> proviene da <a href="https://quotidianodipalermo.it">Quotidiano di Palermo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Lo abbiamo già detto: &#8220;la solidarietà non basta più”. Palermo sta vivendo nuovamente una <strong>stagione di violenza e insicurezza urbana </strong>che non può più essere minimizzata con affermazioni rassicuranti buone solo a giustificare le inerzie amministrative, né affrontare l’emergenza con interventi spot, con i soliti tagli di nastro ai quali seguono indifferenza e inadeguatezza politica nel perseguire i fini.</p>



<p>Sono ormai all’ordine del giorno <strong>sparatorie, aggressioni, intimidazioni, malamovida</strong> fuori controllo, quartieri lasciati soli. È evidente che la città non dispone oggi di un coordinamento adeguato, capace di prevenire, leggere e contrastare questi fenomeni.</p>



<p>Va istituito un <strong>tavolo di Sicurezza Integrata</strong>, come strumento stabile e operativo che riunisca <strong>istituzioni, forze dell’ordine, scuole, università, terzo settore, imprese e comunità locali.</strong> Non basta installare qualche telecamera o annunciare misure tampone. Palermo ha bisogno di una strategia vera, continua, condivisa. La sicurezza non è propaganda: è responsabilità.</p>



<p>E quando la città è attraversata da episodi gravi e ripetuti, il silenzio o l’inerzia al pari dell’inadeguatezza diventano complicità e i complici sono tra noi. Il Tavolo va oltre il percorso interistituzionale già avviato per la prevenzione e la legalità sulle strade cittadine. Il Tavolo deve coordinare tutti gli attori coinvolti nella sicurezza urbana e sociale; intervenire nei quartieri più fragili con azioni immediate e misurabili; monitorare costantemente i fenomeni di violenza e devianza; costruire percorsi educativi e preventivi nelle scuole e nelle comunità; elaborare un Piano annuale della Sicurezza Integrata con obiettivi chiari e verificabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Meno parole e più fatti per una nuova “primavera palermitana”</h2>



<p>È tempo di passare dalla “carta” alla “strada”. Palermo non può essere lasciata sola. Non possiamo permettere che la paura diventi la normalità. La sicurezza è un diritto e le Istituzioni hanno il dovere di garantirla. Chi si sente inadeguato lasci il suo ruolo a chi è più volenteroso. Il Tavolo di Sicurezza Integrata è lo strumento che oggi manca e che deve essere attivato subito, senza esitazioni e senza alibi. Palermo deve riprendersi la sua “primavera”. Le persone ci sono, adesso tocca allo stato farsi avanti</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Palermo, tra violenza e degrado: la città chiede sicurezza</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/palermo-violenza-degrado-sicurezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emilio Corrao]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 07:28:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[sparatoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla sparatoria in via La Lumia agli incendi, passando per droga, aggressioni e degrado: cresce l’allarme sicurezza a Palermo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Palermo ha vissuto un’altra notte di tensione. In via La Lumia una ragazza di 21 anni è stata ferita alla testa da un colpo di pistola esploso durante una rissa. I carabinieri hanno arrestato un ventitreenne, individuato grazie ai video. Non convincono i silenzi del giovane sul reperimento dell’arma: ha dichiarato di aver sparato “per paura”, colpendo accidentalmente la giovane, ora fuori pericolo. Ancora sangue e movida fuori controllo. E fioccano le richieste dei residenti, che denunciano da tempo una situazione insostenibile.</p>



<p>Nelle stesse ore, dalla zona Tribunali-Castellammare arriva una nuova lettera: nel giorno dedicato a Falcone, la Vucciria è tornata a essere terra di nessuno, tra musica ad alto volume, droga e attività abusive fino all’alba. “Appena i controlli si allentano, il degrado riprende”, scrivono i cittadini. Si sottolinea l’inefficacia di azioni eccezionali che non generano alcuna stabilità sul territorio.</p>



<p>Sul fronte investigativo, un’operazione antimafia ha portato a 26 arresti, ricostruendo un traffico di cocaina gestito anche da detenuti al 41 bis tramite comunicazioni criptate su Signal. Allo Zen, invece, i controlli straordinari hanno portato al sequestro di armi, droga e denaro, oltre a sanzioni per gravi irregolarità igieniche in due esercizi commerciali e per furto di energia elettrica.</p>



<p>Grave anche l’aggressione al pronto soccorso dell’ospedale Cervello, dove un’infermiera è stata colpita alla testa con un’asta porta flebo da un gruppo di persone che accompagnavano un paziente. La polizia è intervenuta con difficoltà per riportare la calma. Al Cep, qualche giorno dopo l&#8217;omicidio di Placido Barrile, un incendio doloso ha distrutto i mezzi di una ditta edile. A poca distanza dal luogo della sparatoria che ha ucciso il pregiudicato con cinque colpi di pistola. Il timore di un collegamento tra i due fatti non è campato in aria, con un ritorno ad una recrudescenza della violenza criminale in strada che fa paura.</p>



<p>Tutti episodi che convergono su un’unica parola chiave: sicurezza. E, come già espresso, “la solidarietà non basta più”; appare inoltre fuorviante la narrazione rassicurante da parte delle istituzioni. Palermo non è una città sicura e urge un’azione coordinata e continua tra istituzioni, forze dell’ordine e comunità locale, con un presidio del territorio che non sia più emergenziale, ma costante e resiliente.</p>



<p>La recente mobilitazione per la piccola Alessia dimostra che la città, fatta di persone, è viva e pronta a reagire, mentre l’azione dello Stato oggi non riesce a tenere il passo. E attenzione: la criminalità, capace di adattarsi e riorganizzarsi rapidamente, trova spazio nei vuoti lasciati dallo Stato, nelle inefficienze della giustizia e nella scarsa valorizzazione degli spazi aggregativi.</p>



<p>Molti giovani, privi di riferimenti e segnati dalla povertà sociale, diventano strumenti nelle mani dei boss, alcuni dei quali tornati in libertà dopo aver “pagato il proprio debito con la giustizia”. Un debito che, sul piano morale, resta aperto finché non si avvia un autentico percorso di pentimento e collaborazione.</p>



<p>I fatti confermano che la responsabilità della deriva sociale non ricade solo sulla criminalità, ma anche su chi è chiamato a governare, amministrare la giustizia e gestire le risorse pubbliche. Solo quando burocrazia, diritto e senso civico torneranno a essere pilastri solidi, la mafia, con tutta la deriva sociale che si porta dietro, potrà diventare ciò che deve essere: una pagina nera della storia, una montagna di merda, quel puzzo del compromesso da cui Palermo, come ogni città siciliana, non vuole più farsi contaminare.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Via Roma, il rider spinto in strada e il fallimento educativo di una città</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/via-roma-il-rider-spinto-in-strada-e-il-fallimento-educativo-di-una-citta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emilio Corrao]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 21:33:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il video dei due giovani in moto contro un rider extracomunitario riaccende il dibattito su degrado culturale, sicurezza e responsabilità sociale a Palermo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Due giovani in moto che affiancano un rider extracomunitario in bicicletta lungo via Roma, spingendolo con l’intento di farlo cadere. Un gesto ripreso in <strong><a href="https://www.facebook.com/share/r/1F1MZEb8zH/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">video</a></strong> e pubblicato sui social come fosse un trofeo da esibire per conquistare visualizzazioni e consenso virtuale. È questa l’ennesima immagine che Palermo consegna alla cronaca e che impone una riflessione ben più ampia del singolo episodio.</p>



<p>Ancora una volta la città si ritrova protagonista di un <strong>atto di violenza gratuita</strong> ai danni di chi affronta il lavoro con sacrificio e umiltà. Un’umiltà che troppo spesso si scontra con la mortificazione quotidiana inflitta da chi interpreta la libertà come <strong>diritto di sopraffazione</strong> sugli altri.</p>



<p>Il video diffuso in rete mostra non soltanto l’aggressione a un lavoratore, ma anche un <strong><a href="https://quotidianodipalermo.it/palermo-rider-speronato-in-via-roma-protestano-i-lavoratori/">preoccupante vuoto culturale</a></strong>. Tra chi subisce in silenzio e continua a lavorare con dignità e chi trasforma la violenza in intrattenimento, emerge con chiarezza un problema di integrazione sociale e civica che riguarda proprio quei giovani incapaci di riconoscere il valore del rispetto umano.</p>



<p>Un gesto tanto violento quanto scollegato da qualsiasi principio educativo dimostra come multe e sanzioni, da sole, non siano sufficienti contro chi non ha mai interiorizzato il senso della convivenza democratica. Ancora meno possono bastare quando la sopraffazione diventa linguaggio quotidiano e quando si tenta di imporre, attraverso la violenza, un modello fondato sulla prepotenza.</p>



<p>La cronaca cittadina degli ultimi mesi racconta una Palermo attraversata da segnali sempre più preoccupanti: <strong>episodi di violenza diffusa, criminalità organizzata</strong> che prova a riaffermare il proprio controllo sul territorio e un progressivo <strong>decadimento culturale</strong> che si manifesta anche nei comportamenti di giovanissimi privi di riferimenti educativi solidi.</p>



<p>È evidente che la sicurezza non possa più essere affrontata esclusivamente con interventi emergenziali o con strumenti repressivi spesso tardivi e insufficienti. Mancano risorse umane per rafforzare il controllo del territorio e risorse economiche per garantire continuità ed efficacia alle attività di prevenzione.</p>



<p>Serve invece un <strong>intervento strutturale</strong>, non più rinviabile. Serve investire nell’educativa di strada, con professionisti capaci di intercettare i ragazzi nei quartieri, ascoltarli e costruire relazioni autentiche prima che vengano risucchiati da modelli devianti.</p>



<p>Servono <strong>scuole a tempo pieno, vive, attrattive, ricche di attività culturali, sportive e laboratoriali</strong>, capaci di diventare veri punti di riferimento quotidiani e non semplici luoghi di transito.</p>



<p>Serve inoltre un <strong>coinvolgimento pieno del terzo settore</strong>, chiamato a svolgere il ruolo di collante tra territorio, amministrazione pubblica, forze dell’ordine e comunità locali. Solo attraverso una gestione condivisa del bene comune può nascere un presidio reale di cittadinanza attiva.</p>



<p>Palermo resta una città complessa, ma proprio per questo necessita con urgenza di un <strong>nuovo patto sociale </strong>capace di ricostruire fiducia, partecipazione e senso civico, senza mortificare il ruolo degli attori istituzionali e della società civile. Soltanto così sarà possibile restituire alla cittadinanza una città più sicura, più giusta e più umana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://quotidianodipalermo.it/via-roma-il-rider-spinto-in-strada-e-il-fallimento-educativo-di-una-citta/">Via Roma, il rider spinto in strada e il fallimento educativo di una città</a> proviene da <a href="https://quotidianodipalermo.it">Quotidiano di Palermo</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il mercato chiuso dai clan e il silenzio dello Zen: Palermo non può abbassare la testa</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/mercato-chiuso-clan-zen-palermo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Sardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 11:30:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Zen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un post sui social, le minacce agli ambulanti e un quartiere fermato dalla paura: il vero rischio è considerarlo normale</p>
<p>L'articolo <a href="https://quotidianodipalermo.it/mercato-chiuso-clan-zen-palermo/">Il mercato chiuso dai clan e il silenzio dello Zen: Palermo non può abbassare la testa</a> proviene da <a href="https://quotidianodipalermo.it">Quotidiano di Palermo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ci sono immagini che raccontano una città più di qualsiasi statistica, più di qualsiasi conferenza sulla legalità, più di qualsiasi slogan istituzionale. A Palermo, ieri mattina, una di quelle immagini era il <strong>silenzio di via Luigi Einaudi </strong>allo Zen. Nessuna bancarella, nessun ambulante, nessun mercato. Solo strade vuote nel giorno dei funerali di <strong><a href="https://quotidianodipalermo.it/mercatino-zen-clan-lutto-funerale-carmelo-barone/">Carmelo Barone</a></strong>, pregiudicato ritenuto vicino agli ambienti mafiosi del quartiere.</p>



<p>Non è stata una festa patronale. Non è stato il maltempo. Non è stata un’ordinanza comunale. È bastato un messaggio sui social, accompagnato poi da intimidazioni sul territorio, per fermare un intero mercato rionale. E <strong>questa è la notizia più inquietante</strong>.</p>



<p>Perché quando un quartiere si ferma non davanti allo Stato ma davanti alla paura, significa che qualcuno continua a esercitare un <strong>potere alternativo</strong>. Un potere che non ha bisogno di carte intestate, timbri o divise. Gli bastano i motorini che sfrecciano all’alba, poche parole dette nel modo giusto e la certezza che chi lavora preferirà perdere una giornata di guadagno piuttosto che rischiare conseguenze peggiori.</p>



<p><strong>Il punto non è Carmelo Barone in sé.</strong> Gli stessi investigatori lo descrivono come una figura marginale rispetto ai grandi equilibri mafiosi. Il punto è ciò che la sua morte ha rappresentato nel quartiere: la dimostrazione plastica che allo Zen esiste ancora un sistema capace di<strong> imporre decisioni collettive fuori da ogni regola democratica</strong>.</p>



<p>E attenzione a non minimizzare come qualcuno prova a fare sui social. Palermo ha conosciuto bene questo linguaggio. È il linguaggio del controllo sociale. Quello che inizia con il “favore”, continua con il rispetto imposto e finisce con <strong>l’assuefazione</strong>. È lo stesso meccanismo che trasforma il pizzo in una tassa normale, l’intimidazione in abitudine e il silenzio in sopravvivenza quotidiana.</p>



<p>In tutto questo, la scena più amara resta quella dei commercianti. Gente che si sveglia alle quattro del mattino per lavorare, che vive di incassi giornalieri e che ieri è stata <strong>costretta a restare a casa</strong>. Non per scelta. Non per lutto personale. Ma perché qualcuno ha deciso che il quartiere dovesse fermarsi. E quando il diritto al lavoro può essere sospeso con un post su Facebook, allora non siamo davanti a una semplice “bravata di quartiere”. Siamo davanti a <strong>un problema enorme</strong>.</p>



<p>Le parole del sindaco <strong>Roberto Lagalla</strong>, dell’assessore <strong>Giuliano Forzinetti</strong> e del presidente della Regione <strong>Renato Schifani</strong> sono importanti e doverose. Ma da sole non bastano più. Perché Palermo non ha bisogno soltanto di dichiarazioni indignate dopo ogni episodio. Ha bisogno di <strong>presenza costante</strong>, di controllo del territorio, di tutela concreta per chi denuncia e soprattutto di <strong>restituire ai quartieri popolari una cosa fondamentale: la fiducia nello Stato</strong>.</p>



<p>Per troppo tempo lo Zen è stato raccontato soltanto come un simbolo negativo. Ma dentro quel quartiere vivono anche famiglie oneste, commercianti perbene, ragazzi che studiano, associazioni che resistono. Ed è proprio a loro che si dovrebbe pensare oggi. Perché ogni volta che la criminalità riesce a imporre il proprio volere, anche solo per un giorno, a perdere non è soltanto un mercato rionale. Perde tutta la città.</p>



<p>La verità è che Palermo si trova davanti a un bivio delicato. Da una parte c’è una mafia meno organizzata rispetto al passato, meno militare ma ancora profondamente presente nel controllo sociale ed economico dei quartieri. Dall’altra c’è una città che rischia di abituarsi a tutto: ai<strong> fuochi d’artificio ai funerali dei pregiudicati, ai cortei celebrativi, ai mercati chiusi per ordine dei clan</strong>. Ed è proprio l’abitudine il pericolo più grande.</p>
<p>L'articolo <a href="https://quotidianodipalermo.it/mercato-chiuso-clan-zen-palermo/">Il mercato chiuso dai clan e il silenzio dello Zen: Palermo non può abbassare la testa</a> proviene da <a href="https://quotidianodipalermo.it">Quotidiano di Palermo</a>.</p>
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		<title>Mondello, rifiuti in spiaggia e motorini sui marciapiedi: di chi è la colpa?</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/mondello-rifiuti-spiaggia-motorini-marciapiedi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Sardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 11:16:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[mondello]]></category>
		<category><![CDATA[reset]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Mondello si ripete il degrado di ogni anno: oltre la polemica politica, emerge il nodo del rispetto per il bene pubblico</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La scena si ripete, puntuale, ogni fine settimana: la spiaggia di Mondello trasformata in un <strong>tappeto di rifiuti, sacchetti abbandonati, bottiglie e cicche di sigarette lasciate sulla sabbia</strong>. Tanto c&#8217;è chi le raccoglierà al posto nostro (su paati, hanno a travagghiari). Poco più in là, motorini parcheggiati sui marciapiedi, a volte persino sull’arenile, come se le regole fossero un dettaglio negoziabile (posti un cinné, e se posteggio lontano u muturi su futtunu). È un’anarchia diffusa, quotidiana, quasi normalizzata. E la domanda, a questo punto, non è più chi deve intervenire, ma perché continuiamo a comportarci così.</p>



<p>Il punto è proprio questo: il bene pubblico viene trattato come qualcosa di estraneo, distante, privo di valore. Nessuno si sognerebbe di lasciare la propria casa in quelle condizioni, di accumulare spazzatura sul pavimento o di consentire a chiunque di calpestare senza rispetto gli spazi in cui vive. Eppure, fuori da quella porta, tutto cambia con un ragionamento assolutamente sbagliato:<strong> la spiaggia è di tutti, quindi di nessuno</strong>. L&#8217;arenile, il mare, la strada, il marciapiede diventano territori senza responsabilità, luoghi dove il concetto di “mio” scompare e con esso anche quello di “nostro”.</p>



<p>Negli ultimi mesi il dibattito sulla gestione di Mondello si è acceso, anche per effetto delle iniziative del deputato <strong>Ismaele La Vardera</strong> che hanno di fatto tolto la <a href="https://quotidianodipalermo.it/mondello-revocata-la-concessione-demaniale-alla-immobiliare-italo-belga/">concessione centenaria all&#8217;Italo Belga</a>. Ma fermarsi allo scontro tra modelli – pubblico o privato – rischia di essere una scorciatoia (U viri chi cumminó La Vardera?). Le immagini dei weekend dimostrano una verità difficile da aggirare: quando non c’è controllo diretto, quando lo spazio è libero e accessibile, emergono comportamenti che nessuna gestione, da sola, può correggere. E, attenzione, era così anche negli anni scorsi. Anche perché ad Aprile 2025, 2024, 2023&#8230;, le cabine e gli ombrelloni dell&#8217;Italobelga non erano montati. Cambia ora solo chi pulisce all&#8217;alba.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="577" height="1024" src="https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/04/FB_IMG_1776597228086-577x1024.jpg" alt="" class="wp-image-53351" srcset="https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/04/FB_IMG_1776597228086-577x1024.jpg 577w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/04/FB_IMG_1776597228086-169x300.jpg 169w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/04/FB_IMG_1776597228086-768x1363.jpg 768w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/04/FB_IMG_1776597228086-866x1536.jpg 866w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/04/FB_IMG_1776597228086-150x266.jpg 150w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/04/FB_IMG_1776597228086-300x532.jpg 300w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/04/FB_IMG_1776597228086-696x1235.jpg 696w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/04/FB_IMG_1776597228086-1068x1895.jpg 1068w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2026/04/FB_IMG_1776597228086.jpg 1154w" sizes="(max-width: 577px) 100vw, 577px" /></figure>



<p>In questo quadro si inserisce la riflessione di <strong>Loredana Fierotti, vicepresidente di Reset</strong>, partecipata del Comune di Palermo che quest&#8217;anno avrà un ruolo determinante sulla pulizia della spiaggia: «Mondello è il biglietto da visita della nostra città &#8211; spiega in un post -. E gestirla non è solo una sfida stagionale, ma una responsabilità quotidiana che riguarda tutti. Come vicepresidente di Reset, vivo da vicino l’impegno delle nostre squadre che ogni giorno – e soprattutto nei weekend – lavorano sull’arenile per garantire pulizia e decoro. I numeri parlano chiaro: bastano poche ore di grande affluenza per produrre quantità enormi di rifiuti. Eppure, grazie al lavoro degli operatori, la spiaggia viene restituita ai cittadini in condizioni dignitose. Si apre adesso una fase importante &#8211; continua la dottoressa Fierotti -. L’ipotesi di una gestione interamente pubblica della spiaggia per tutta la stagione estiva rappresenta una sfida significativa, ma anche un’opportunità. Significa dimostrare che il pubblico, se ben organizzato e supportato, può garantire servizi efficienti e continuità. Ma è altrettanto evidente &#8211; sottolinea &#8211; che il decoro non può essere demandato solo agli operatori. Serve collaborazione, senso civico, rispetto delle regole. Non è accettabile vedere scooter sull’arenile o rifiuti abbandonati dopo poche ore. Noi faremo la nostra parte, con impegno e presenza costante. <strong>Ma Mondello è di tutti</strong>. E solo con il contributo di tutti &#8211; conclude la vice presidente di Reset &#8211; può davvero essere all’altezza della sua bellezza. Questa è la sfida. E dobbiamo affrontarla insieme».</p>



<p><strong>Parole che centrano il nodo</strong>: si può pulire, ma non si può sostituire il senso civico. Si può intervenire dopo, ma non evitare che accada. Ed è qui che il discorso si allarga. Perché non si tratta solo di Mondello, né solo della spiaggia. È un atteggiamento più ampio, che riguarda <strong>il rapporto con la cosa pubblica, con le regole, con gli altri</strong>.</p>



<p>E allora diventa fin troppo facile cercare un colpevole. Oggi si addita La Vardera, ieri la società concessionaria, domani l’amministrazione comunale o regionale oppure la Reset. Una catena infinita di responsabilità scaricate, mentre il problema resta intatto. Sui social si leggono accuse, si costruiscono narrazioni, si individuano nemici. Ma raramente si parla di soluzioni concrete. Molto poco di responsabilità individuale.</p>



<p>La verità è che <strong>non esiste ordinanza, controllo o modello gestionale capace di compensare un comportamento diffuso di incuria</strong>. Si può migliorare l’organizzazione, aumentare i servizi, rafforzare i controlli. Tutto necessario. Ma non sufficiente. Perché senza un <strong>cambio culturale</strong>, ogni sforzo sarà sempre <strong>una rincorsa</strong>.</p>



<p>Mondello, in fondo, è solo uno specchio, non solo d&#8217;acqua. <strong>Riflette quello che siamo quando pensiamo che nessuno ci stia guardando</strong> (un cinné vigili, futtitinni). Riflette il divario tra ciò che pretendiamo e ciò che siamo disposti a fare. </p>
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		<title>Onda selvaggia a Mondello, spiaggia ridotta a immondezzaio: è colpa di La Vardera o dell&#8217;inciviltà dei palermitani?</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/onda-selvaggia-a-mondello-spiaggia-ridotta-a-immondezzaio-e-colpa-di-la-vardera-o-dellincivilta-dei-palermitani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Sardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 06:13:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[mondello]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo specchio di una città che deve scegliere chi vuole essere</p>
<p>L'articolo <a href="https://quotidianodipalermo.it/onda-selvaggia-a-mondello-spiaggia-ridotta-a-immondezzaio-e-colpa-di-la-vardera-o-dellincivilta-dei-palermitani/">Onda selvaggia a Mondello, spiaggia ridotta a immondezzaio: è colpa di La Vardera o dell&#8217;inciviltà dei palermitani?</a> proviene da <a href="https://quotidianodipalermo.it">Quotidiano di Palermo</a>.</p>
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<p>La spiaggia di Mondello, una delle cartoline più belle di Palermo, torna ancora una volta al centro del dibattito pubblico. Non per il suo <strong>mare cristallino</strong> o per il <strong>fascino della borgata</strong> marinara, ma per l’ennesima <strong>immagine indecorosa</strong> lasciata dopo una giornata di affollamento: poche ore di solita anarchia che ha lasciato <strong>rifiuti ovunque, degrado, assenza di regole</strong>.</p>



<p>È troppo facile, e forse anche comodo, cercare un responsabile di turno. Tirare in ballo il deputato regionale <a href="https://quotidianodipalermo.it/mondello-post-revoca-ad-italobelga-giletti-e-la-vardera-festeggiano-la-spiaggia-libera/">Ismaele La Vardera che si è battuto per una Mondello libera</a>, soprattutto da ombre poco edificanti, o qualunque altro protagonista della scena pubblica come sindaco e assessori, rischia di diventare un alibi collettivo. La verità, scomoda ma evidente, è un’altra: <strong>il problema è culturale</strong>. È l’inciviltà radicata di una parte della cittadinanza che continua a considerare gli spazi pubblici come <strong>terra di nessuno</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il degrado annunciato</h2>



<p>Quello che è accaduto nelle scorse ore era ampiamente prevedibile. Una giornata di sole in pieno aprile, temperature quasi estive e una spiaggia accessibile a tutti hanno attirato migliaia di persone. Ma a questa “invasione” non ha fatto seguito un <strong>adeguato senso di responsabilità</strong>.</p>



<p>Ambulanti abusivi che occupavano marciapiedi e arenile, motorini parcheggiati ovunque, perfino sulla sabbia, assenza di controlli efficaci, giovani lasciati senza alcuna regolamentazione: un quadro che si ripete ciclicamente e che non può e non deve reiterare durante l&#8217;estate che è alle porte. </p>



<p>Perché quando il sole tramonta, resta un conto da pagare, fatto di bottiglie, plastica, resti di cibo e sacchi abbandonati, con i gabbiani a completare lo scenario, ma soprattutto una sconfitta che non è solo istituzionale ma di tutta la cittadinanza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’intervento tampone non basta</h2>



<p>L&#8217;assessore <strong>Edy Tamajo</strong>, ha annunciato un intervento di pulizia straordinaria già alle prime luci dell’alba, dopo aver contattato l’assessore comunale Piero Alongi.</p>



<p>Un gesto doveroso che restituisce decoro alla spiaggia nel giro di poche ore. Ma resta, inevitabilmente, un’azione tampone. Perché <strong>il problema non è solo rimuovere i rifiuti</strong>: è evitare che vengano abbandonati. Oggi per esempio è prevista un&#8217;altra giornata calda e una nuova invasione: quanti interventi tampone serviranno?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il falso mito del “serve un padrone”</h2>



<p>C’è poi un’altra riflessione che emerge con forza: davvero la soluzione è tornare a un <strong>sistema chiuso, controllato da un unico soggetto</strong>, come accaduto per decenni con l’Italo Belga? Davvero per mantenere ordine bisogna rinunciare alla libertà di accesso?</p>



<p>È una scorciatoia pericolosa. Significherebbe ammettere che la collettività non è in grado di gestire un bene comune senza essere “<strong>sorvegliata</strong>” da un privato. Una resa culturale prima ancora che amministrativa. La spiaggia deve restare di tutti. Ma proprio per questo deve essere rispettata da tutti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una prova di maturità collettiva</h2>



<p>La stagione balneare che sta per iniziare rappresenta un banco di prova. Non solo per le istituzioni, chiamate a garantire <strong>controlli, sicurezza e servizi adeguati</strong>, ma soprattutto per i cittadini.</p>



<p>Le parole riportate nel post dell’assessore Tamajo sono semplici ma centrali: <strong>considerare il bene comune come un’estensione della propria casa</strong>. È qui che si gioca la partita. Perché nessuna ordinanza, nessun bando, nessuna presenza delle forze dell’ordine potrà mai sostituire il <strong>senso civico</strong> e una presa di coscienza e di responsabilità. E, forse l&#8217;aspetto più importante: un po&#8217; di amore verso la propria città.</p>



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		<title>Nessun omaggio in Palermo-Avellino per Giovanni Ferrara: un silenzio che pesa sul Barbera</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/nessun-omaggio-in-palermo-avellino-per-giovanni-ferrara-un-silenzio-che-pesa-sul-barbera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 09:25:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[palermo fc]]></category>
		<category><![CDATA[serie b]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://quotidianodipalermo.it/?p=52232</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'ex presidente, che contribuì alla rinascita rosanero, è morto nei giorni scorsi</p>
<p>L'articolo <a href="https://quotidianodipalermo.it/nessun-omaggio-in-palermo-avellino-per-giovanni-ferrara-un-silenzio-che-pesa-sul-barbera/">Nessun omaggio in Palermo-Avellino per Giovanni Ferrara: un silenzio che pesa sul Barbera</a> proviene da <a href="https://quotidianodipalermo.it">Quotidiano di Palermo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il silenzio, a volte, pesa più di qualsiasi parola. E quello calato in occasione di Palermo-Avellino lascia inevitabilmente spazio a una riflessione amara. Nessuno striscione, nessun minuto di raccoglimento, nessun gesto simbolico: né da parte dei gruppi organizzati né da parte del Palermo FC. Un vuoto che stona, soprattutto se si pensa alla figura di Giovanni Ferrara. </p>



<p>Ferrara, <a href="https://quotidianodipalermo.it/addio-giovanni-ferrara-ex-presidente-del-palermo-polizzi-sono-devastato/">morto qualche giorno fa,</a> non è stato soltanto un presidente. È stato uno di quegli uomini che, in un momento delicatissimo per il calcio palermitano, scelse di esporsi in prima persona. Dopo la radiazione del 1986, quando tutto sembrava perduto, contribuì alla rinascita del club, assumendosi responsabilità enormi in un contesto fragile e pieno di incognite. Non gestiva una macchina perfetta, non aveva alle spalle capitali illimitati, ma ha tenuto in piedi il Palermo con determinazione, tra mille difficoltà.</p>



<p>È facile oggi giudicare con il senno di poi, in un calcio che viaggia su cifre e logiche completamente diverse. Ma allora significava spesso mettere a rischio se stessi, le proprie attività, il proprio futuro. Ferrara lo fece davvero, arrivando persino a esporre l’azienda di famiglia pur di garantire continuità a una squadra che rappresentava molto più di un semplice club sportivo per la città.</p>



<p>Proprio per questo, il silenzio registrato allo stadio appare come una mancanza. Non si tratta di celebrare acriticamente o di riscrivere la storia, ma di riconoscere ciò che è stato. Un gesto, anche semplice, sarebbe bastato per ricordare un uomo che ha attraversato uno dei periodi più complicati del Palermo, lasciando comunque un segno concreto, culminato con la promozione in B, una quasi promozione in A e quella Coppa Italia di serie C del 1993 che resta ancora oggi un unicum nella storia rosanero.</p>
<p>L'articolo <a href="https://quotidianodipalermo.it/nessun-omaggio-in-palermo-avellino-per-giovanni-ferrara-un-silenzio-che-pesa-sul-barbera/">Nessun omaggio in Palermo-Avellino per Giovanni Ferrara: un silenzio che pesa sul Barbera</a> proviene da <a href="https://quotidianodipalermo.it">Quotidiano di Palermo</a>.</p>
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