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	<title>Femminicidi Archivi - Quotidiano di Palermo</title>
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	<description>Qdp - Giornale di informazione: una finestra su Palermo</description>
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	<title>Femminicidi Archivi - Quotidiano di Palermo</title>
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	<item>
		<title>L’eredità spezzata di Lea e Denise: quando il patriarcato mafioso soffoca il diritto di scegliere</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/lea-denise-patriarcato-mafioso-suicidio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emilio Corrao]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Sep 2026 09:59:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Femminicidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sacrificio di una madre e l’isolamento di una figlia rivelano le falle di uno Stato forte nella repressione ma fragile nella tutela umana delle sue vittime</p>
<p>L'articolo <a href="https://quotidianodipalermo.it/lea-denise-patriarcato-mafioso-suicidio/">L’eredità spezzata di Lea e Denise: quando il patriarcato mafioso soffoca il diritto di scegliere</a> proviene da <a href="https://quotidianodipalermo.it">Quotidiano di Palermo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La vicenda di <strong>Lea Garofalo</strong> e della figlia <strong>Denise Cosco</strong> rappresenta una delle pagine più dolorose e al tempo stesso emblematiche della lotta alla &#8216;ndrangheta e della ribellione al sistema patriarcale mafioso. Lea scelse di spezzare la catena dell&#8217;omertà denunziando le dinamiche criminali della propria famiglia e dell&#8217;ex compagno <strong>Carlo Cosco</strong>, spinta dal desiderio viscerale di offrire a sua figlia una vita libera dalla violenza e dalla sopraffazione. </p>



<p>Dopo anni trascorsi nell&#8217;ombra e nell&#8217;isolamento del programma di protezione, Lea venne attirata in un agguato a Milano nel 2009 e assassinata. Denise, ancora giovanissima, raccolse l&#8217;eredità morale materna: trovò la forza straordinaria di ribellarsi al proprio stesso padre, testimoniando contro di lui in tribunale e portando alla condanna degli esecutori del delitto. Cresciuta con il peso devastante di quel lutto, privata della propria identità e del diritto a una giovinezza serena, la ragazza ha portato con sé una ferita mai rimarginata fino alla sua tragica e recente scomparsa a trentacinque anni, la medesima età in cui la madre venne uccisa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;opinione</h2>



<p>Le storie di Lea e di Denise meritano più di un semplice trafiletto di cronaca. Una vicenda sconvolgente che racconta di più quando ci si sente costretti a rinunciare alla propria vita dopo averla rivendicata in maniera così forte e decisa. Il grido di dolore di Lea si amplifica in Denise, e con lei si lancia una denuncia sociale da non sottovalutare.</p>



<p><em>Lea Garofalo</em> e <em>Denise Cosco</em> incarnano <strong>la storia violenta delle mafie e del patriarcato </strong>che ne mutua i codici. È una <em>terribile storia di <strong>femminicidio</strong></em> e delle sue <em>conseguenze devastanti</em> su chi resta. Ma è anche qualcosa di più: è la storia di un <em>femminicidio</em> vissuto dentro ogni <em>sistema mafioso</em>, dove la donna non deve rispondere soltanto all’uomo che la opprime, ma all’intera organizzazione che ne controlla i gesti, la libertà, il corpo, la maternità, la vita stessa.</p>



<p>È la storia del <em><strong>retaggio</strong> del patriarcato</em> che, <em>nelle mafie</em>, diventa struttura di <em>dominio assoluto</em>.<br>La loro vicenda <em>è una storia di riscatto sociale</em> che oggi trova una culla nel progetto <em>“Liberi di Scegliere”</em>, perché racconta la forza dell’amore di una madre che, da sola e <em>contro ogni forma di violenza</em>, trova il coraggio di salvare la propria figlia.</p>



<p>È la storia del <em>diritto di scegliere in libertà</em>: il <strong>diritto alla vita</strong>, al lavoro e a una giusta retribuzione; il diritto alla tutela dello Stato e all’incolumità personale; il diritto alla libertà di espressione e alla libertà personale; il diritto alla famiglia e alla genitorialità; il diritto all’identità e a una normale vita sociale, quando invece si è costretti a cambiarla per ragioni di sicurezza.<br>È il diritto, troppo spesso negato, di vivere la propria giovinezza in serenità.</p>



<p>La loro vicenda <em>denuncia </em><strong><em>i limiti</em> di un’Italia</strong> spesso <em>priva di visione</em>, capace di intervenire efficacemente in chiave repressiva e giudiziaria, ma drammaticamente <em>carente</em> nella prevenzione, nella cura, nella protezione sociale e nella rinascita delle vittime. Il loro sacrificio non è solo una cronaca di sangue o una questione interna alle dinamiche criminali: <em>è un severo monito istituzionale</em>. </p>



<p>Per sconfiggere le mafie i tribunali non bastano. Servono <strong>percorsi educativi strutturati, reti assistenziali solide e un supporto psicologico continuo</strong>, <em>affinché nessuno rimanga mai più solo dopo aver scelto di schierarsi dalla parte giusta dello Stato</em>.</p>
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		<item>
		<title>Femminicidio è il termine corretto: è successo di nuovo, butta l&#8217;ex dal ponte e si uccide</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/femminicidio-e-il-termine-corretto-e-successo-di-nuovo-butta-lex-dal-ponte-e-si-uccide/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Sardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 10:15:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Femminicidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’orrore di Barberino del Mugello ci dimostra che non siamo di fronte a semplici delitti, ma a un fenomeno sociale mirato che richiede parole adeguate per classificarlo correttamente </p>
<p>L'articolo <a href="https://quotidianodipalermo.it/femminicidio-e-il-termine-corretto-e-successo-di-nuovo-butta-lex-dal-ponte-e-si-uccide/">Femminicidio è il termine corretto: è successo di nuovo, butta l&#8217;ex dal ponte e si uccide</a> proviene da <a href="https://quotidianodipalermo.it">Quotidiano di Palermo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Lorena <strong>Isceri</strong> aveva 46 anni quando la sua vita è stata spezzata sulla A1, a Barberino del Mugello. Picchiata con brutalità dal fidanzato <strong>Federico Vella</strong>, rinchiusa nel bagagliaio e lanciata nel vuoto da un viadotto prima che l&#8217;uomo si togliesse a sua volta la vita. Un episodio che lascia sgomenti per la sua spietatezza, ma che diventa l&#8217;ennesima spunta di un bollettino di guerra.</p>



<p>Bisogna allora sforzarci di comprendere la reale natura di ciò che sta accadendo. La vera <strong>sfida culturale</strong>, infatti, si gioca anche sul terreno dell&#8217;analisi e delle parole con cui scegliamo di definire questo orrore. Chiamarlo <strong>femminicidio</strong> non risolve il problema ma inquadra in una categoria specifica il reato che non puó e non deve essere catalogato come un classico omicidio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Vannacci e il femminicidio </h2>



<p>Di recente, le affermazioni del generale <strong>Roberto Vannacci </strong>hanno riacceso il dibattito sulla legittimità del termine, da lui bollato come <strong>un’invenzione linguistica superflua</strong> da cancellare in favore della dicitura generica di <em>omicidio</em>. Sostenere che una parola valga l&#8217;altra significa però ignorare la sostanza stessa delle cose: il linguaggio non serve soltanto a registrare un fatto, ma <strong>a spiegarne la matrice</strong>.</p>



<p>Utilizzare la parola <em>femminicidio</em> non equivale a stabilire un&#8217;assurda gerarchia sul valore della vita umana, quasi che la morte di una donna pesi più di quella di un uomo. Al contrario, serve a circondare <strong>un perimetro preciso</strong>: <strong>identifica il reato commesso contro una donna in quanto tale, scaturito dall&#8217;incapacità dell&#8217;aggressore di accettare la sua indipendenza, un rifiuto, una scelta di separazione o l&#8217;interruzione di un rapporto di possesso</strong>. Un reato comune risponde a dinamiche criminali generiche; il femminicidio risponde a uno <strong>schema relazionale e tossico ben preciso</strong>.</p>



<p>I dati statistici su scala globale e nazionale mostrano una tendenza inequivocabile: mentre i delitti generali tendono a diminuire, le aggressioni mortali maturate in ambito affettivo o familiare continuano a mietere vittime. Ridurre questa realtà a un indistinto problema di ordine pubblico significa nascondere la radice sistemica e patriarcale del fenomeno.</p>



<p>Persino la premier <strong>Giorgia Meloni</strong> è intervenuta sulla questione per replicare alle posizioni di Vannacci, ribadendo con chiarezza che <strong>il femminicidio esiste </strong>eccome, e che la sua essenza risiede proprio nel rifiuto dell&#8217;autonomia e della libertà femminile. <strong>Riconoscere questa specificità non è un vezzo ideologico, ma il presupposto fondamentale per formulare leggi efficaci, tutele adeguate e percorsi di prevenzione nelle scuole e nella società</strong>.</p>



<p>Finché la pretesa di decidere della propria vita continuerà a trasformarsi in un fattore di rischio per tantissime donne, eliminare dal vocabolario il termine che ne descrive la spinta violenta sarebbe un grave arretramento. Chiamare le cose con il loro nome resta il primo passo irrinunciabile per poterle, un giorno, sconfiggere davvero.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Palermo, ripartono lavori per scuola intitolata a Sara Campanella: via libera a 2 milioni per Istituto Franchetti</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/palermo-ripartono-lavori-per-scuola-intitolata-a-sara-campanella-via-libera-a-2-milioni-per-istituto-franchetti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 09:34:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Cantieri]]></category>
		<category><![CDATA[Comune di Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[Femminicidi]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il finanziamento consentirà di completare le opere previste e superare una fase di stallo che si era protratta per mesi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>«Ripartono finalmente i lavori per riaprire la scuola intitolata a <strong>Sara Campanella</strong>, grazie a 2 milioni di euro utili al completamento dei lavori dell’Istituto Franchetti di via Amedeo D’Aosta». Con queste parole il sindaco di Palermo, <strong>Roberto Lagalla</strong>, ha annunciato la ripresa dell’intervento che consentirà di restituire alla città un plesso scolastico atteso da tempo da studenti e famiglie.</p>



<p>Il riferimento è all’Istituto Franchetti, struttura destinata a essere intitolata alla giovane Sara Campanella, studentessa ventiduenne di Misilmeri <a href="https://quotidianodipalermo.it/sara-campanella-chiuso-il-processo-i-genitori-denunciano-la-madre-di-argentino/">uccisa il 31 marzo scorso a coltellate a Messina dal collega universitario Stefano Argentino</a>, ventisettenne, che il 6 agosto si è tolto la vita in carcere.</p>



<p>I lavori, come spiegato dal primo cittadino, erano rimasti fermi a causa del mancato rispetto dei termini contrattuali da parte della ditta esecutrice. «Si è quindi proceduto in danno nei confronti dell’impresa inadempiente e, attraverso lo scorrimento della graduatoria della gara d’appalto originaria, è stata individuata la nuova ditta che si occuperà dei lavori. La giunta ha quindi dato il via libera al progetto esecutivo che consente l’immediata ripresa dei lavori», ha precisato Lagalla, ricostruendo l’iter amministrativo che ha portato allo sblocco dell’intervento.</p>



<p>Il finanziamento da 2 milioni di euro consentirà di completare le opere previste e superare una fase di stallo che si era protratta per mesi, alimentando preoccupazioni tra le famiglie e il personale scolastico. «Un passaggio fondamentale che, dopo un lungo periodo di stallo, ci permetterà di rispettare l’impegno preso nei confronti degli studenti e delle loro famiglie, restituendo una scuola moderna e funzionale», ha aggiunto il sindaco.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Violenza di genere e femminicidi. Forza Italia &#8220;Stop a pubblicità sessiste&#8221;</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/violenza-di-genere-e-femminicidi-forza-italia-stop-a-pubblicita-sessiste/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Com. stampa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Apr 2025 10:39:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Femminicidi]]></category>
		<category><![CDATA[omicidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La mozione articola le sue proposte su due livelli: azioni regionali e sollecitazioni al Governo nazionale</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con un atto che unisce prevenzione culturale, sostegno alle vittime e riforme giudiziarie, i deputati di Forza Italia <strong>Riccardo Gennuso</strong>, primo firmatario, e <strong>Stefano Pellegrino</strong>, capogruppo all’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) e secondo firmatario, hanno presentato una <strong>mozione parlamentare</strong> particolarmente articolata per proporre una serie di iniziative e provvedimenti per contrastare la violenza di genere e i femminicidi. La mozione mira a intervenire su più fronti: dalla formazione obbligatoria per giornalisti e professionisti coinvolti nella gestione dei casi di violenza, all’introduzione dell’educazione affettiva nelle scuole, fino alla richiesta di sanzioni nazionali contro la pubblicità che oggettivizza il corpo femminile.</p>



<p>La mozione parte da <strong>dati allarmanti su femminicidi in Italia</strong> nei primi mesi del 2025, tra cui i casi di <strong>Sara Campanella e Ilaria Sula</strong>, e sottolinea come la gran parte di questi sia stato compiuto da partner o ex. A ciò si aggiunge la<strong> condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per l’inerzia delle autorità giudiziarie nel contrastare la violenza domestica</strong>, con ritardi procedurali che favoriscono l’impunità. I centri antiviolenza, inoltre, denunciano una cronica carenza di risorse per gestire le segnalazioni e supportare le vittime.</p>



<p>«La violenza di genere non è un’emergenza sporadica, ma un fenomeno strutturale radicato in disuguaglianze culturali e normative», hanno dichiarato Gennuso e Pellegrino. «Serve un piano che agisca sulle cause profonde: stereotipi tossici, linguaggio e spesso rappresentazione mediatica distorti e carenze educative, senza dimenticare il rafforzamento del sistema giudiziario e dei servizi sociali».</p>



<p>La mozione articola le sue proposte su due livelli: azioni regionali e sollecitazioni al Governo nazionale. Sul piano nazionale, spicca la proposta di corsi di formazione per tutti i professionisti (fra cui vengono indicati anche i giornalisti) coinvolti a vario titolo nella prevenzione o gestione dei casi di femminicidio.<br>L&#8217;obiettivo specifico, per quanto riguarda gli operatori dell&#8217;informazione, è quello di garantire un linguaggio mediatico corretto, evitando narrazioni che associano il femminicidio a presunti “raptus” o “amori malati”, sminuendo la premeditazione o colpevolizzando indirettamente le vittime.</p>



<p>La mozione propone l’introduzione di percorsi obbligatori di educazione affettiva e relazionale in tutte le scuole, con un monte ore dedicato alla prevenzione della violenza di genere. L’iniziativa punta a insegnare agli studenti a riconoscere dinamiche relazionali tossiche, contrastare gli stereotipi e promuovere il rispetto reciproco. «È dalla scuola che parte il cambiamento culturale», ha spiegato Gennuso. «Se vogliamo fermare la violenza, dobbiamo educare le nuove generazioni a costruire relazioni sane».</p>



<p>Altro elemento caratterizzante è la richiesta al Governo nazionale di rivedere le norme sulla comunicazione pubblicitaria, introducendo sanzioni efficaci per le campagne che riducono le donne a oggetti o perpetuano stereotipi di genere. «La pubblicità che normalizza l’oggettivazione del corpo femminile alimenta una cultura del possesso», ha affermato Gennuso. «Serve un freno a messaggi che legittimano implicitamente la violenza».</p>



<p>Accanto alle proposte preventive, la mozione sollecita interventi repressivi: l’introduzione del reato autonomo di femminicidio nel Codice penale, con pene più severe, e il rafforzamento degli organici di questure, uffici giudiziari e servizi sociali che gestiscono i casi di “codice rosso”. «Non bastano le condanne: serve personale specializzato per accelerare le indagini e sostenere le vittime», ha aggiunto Pellegrino.</p>



<p>Sul piano regionale, la mozione propone la creazione di un Osservatorio permanente sulla violenza di genere, incaricato di monitorare il fenomeno, raccogliere dati e segnalare rappresentazioni sessiste nei media locali. Parallelamente, si chiede di potenziare i centri antiviolenza siciliani e di istituire protocolli integrati tra Comuni, ASP e scuole per identificare precocemente situazioni a rischio, con particolare attenzione alle aree periferiche e ai contesti socialmente vulnerabili.</p>



<p>«La Sicilia, una delle regioni con i tassi più alti di violenza domestica, deve diventare un modello nazionale», ha concluso Gennuso. «Combattere i femminicidi richiede coraggio: quello di investire nella cultura, di sfidare stereotipi radicati e di pretendere giustizia tempestiva. Con questa mozione, vogliamo dare un segnale chiaro: basta vittime, basta complicità».</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Memoria e sensibilizzazione: Palermo ricorda le vittime di femminicidio</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/memoria-e-sensibilizzazione-palermo-ricorda-le-vittime-di-femminicidio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Feb 2025 09:06:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Femminicidi]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>
		<category><![CDATA[violenza sessuale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>All'evento, promosso dall'ottava Circoscrizione, erano presenti oltre 200 studenti, provenienti dall’I.C.S. “Abba-Alighieri”, dal liceo linguistico “Ninni Cassarà” e dall’Istituto “ENDO-FAP Don Orione</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un&#8217;importante iniziativa di memoria e sensibilizzazione si è svolta a Palermo, promossa dall’Ottava Circoscrizione del Comune. L’evento ha avuto un duplice obiettivo: ricordare le donne vittime di femminicidio e richiamare le nuove generazioni all’educazione sentimentale e al rispetto reciproco.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un luogo simbolico per ricordare e costruire il futuro</h2>



<p>Oltre 200 studenti, provenienti dall’I.C.S. “Abba-Alighieri”, dal liceo linguistico “Ninni Cassarà” e dall’Istituto “ENDO-FAP Don Orione”, si sono riuniti ieri in Via Ammiraglio Rizzo, un luogo che negli ultimi anni è diventato un vero e proprio <strong>presidio contro la violenza di genere e a favore delle pari opportunità</strong>. Qui, grazie all’Ottava Circoscrizione, il Comune ha recentemente piantumato due alberi dedicati a <strong>Rosanna Lisa Siciliano</strong>, vittima di femminicidio il 7 febbraio 2012, e a Lia Pipitone. Inoltre, è stata collocata una &#8220;panchina rossa&#8221;, simbolo della lotta contro la violenza sulle donne, donata dall’Associazione anti-violenza “Millecolori Onlus”.</p>



<p>Alla manifestazione ha preso parte anche il <strong>Comitato Pari Opportunità del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Palermo, rappresentato dal Presidente Avv. Ninni Terminelli</strong>. Nel suo intervento, l’Avv. Terminelli ha sottolineato l&#8217;importanza di educare le nuove generazioni a relazioni sane e rispettose: “Serve una grande alleanza con le scuole, l’educazione sentimentale deve diventare una materia obbligatoria per preparare i giovani alla vita e alla libertà”.</p>



<p>Il Presidente dell’Ottava Circoscrizione, Marcello Longo, ha espresso grande soddisfazione per la partecipazione delle scuole e ha preannunciato ulteriori iniziative per diffondere valori fondamentali come il rispetto, la gentilezza e la pace. “Anche oggi – ha dichiarato Longo – abbiamo cercato di assolvere al dovere di fare ‘memoria operante’ di tutte le vittime di violenza, affinché il loro sacrificio non sia vano”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2025/02/1000120030-768x1024.jpg?v=1739005457" alt="" class="wp-image-27717" srcset="https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2025/02/1000120030-768x1024.jpg 768w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2025/02/1000120030-225x300.jpg 225w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2025/02/1000120030-1152x1536.jpg 1152w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2025/02/1000120030-150x200.jpg 150w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2025/02/1000120030-300x400.jpg 300w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2025/02/1000120030-696x928.jpg 696w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2025/02/1000120030-1068x1424.jpg 1068w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2025/02/1000120030.jpg 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>Alla sua voce si è unita quella della Presidente della Commissione Cultura dell’Ottava Circoscrizione, <strong>Mari Albanese</strong>, che ha ribadito il ruolo chiave delle scuole nella lotta alla violenza di genere, pur sottolineando la mancanza dell’educazione sentimentale nei programmi scolastici. “Il tema della violenza di genere &#8211; ha spiegato la Consigliera Albanese &#8211; è quanto mai attuale e le scuole continuano ad avere un ruolo determinante anche se l&#8217;educazione sentimentale non è, purtroppo, materia di studio. Noi, come Consiglio dell’Ottava Circoscrizione continueremo a creare avamposti di bellezza e di rispetto&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2025/02/1000120028-1024x768.jpg?v=1739005477" alt="" class="wp-image-27718" srcset="https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2025/02/1000120028-1024x768.jpg 1024w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2025/02/1000120028-300x225.jpg 300w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2025/02/1000120028-768x576.jpg 768w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2025/02/1000120028-1536x1152.jpg 1536w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2025/02/1000120028-150x113.jpg 150w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2025/02/1000120028-696x522.jpg 696w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2025/02/1000120028-1068x801.jpg 1068w, https://quotidianodipalermo.it/wp-content/uploads/2025/02/1000120028.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L’arte al servizio della memoria</h2>



<p>L’evento ha incluso anche un momento teatrale particolarmente intenso: una pièce recitata dalle  dottoresse <strong>Monica Brancato</strong> dell’Associazione “Fuori Riga” di Agrigento e <strong>Valentina Vetro</strong> dell’Associazione “Pace Fest” di Caltabellotta. Attraverso il teatro, si è dato voce alle vittime e si è stimolata una riflessione collettiva sul tema della violenza di genere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://quotidianodipalermo.it/memoria-e-sensibilizzazione-palermo-ricorda-le-vittime-di-femminicidio/">Memoria e sensibilizzazione: Palermo ricorda le vittime di femminicidio</a> proviene da <a href="https://quotidianodipalermo.it">Quotidiano di Palermo</a>.</p>
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		<title>Civico di Palermo, esce l&#8217;uomo che ha ucciso la compagna: la rabbia dei familiari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Sep 2023 12:22:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Femminicidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'uomo che ha bruciato viva la compagna a Pantelleria si trovava nello stesso reparto in cui stamani è morta la sua vittima</p>
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<p>Si trovava anche lui al reparto grandi ustionati dell&#8217;ospedale Civico di Palermo. Dopo il decesso della 48enne Annalisa Fontana, compagna a cui ha dato fuoco in una casa di Pantelleria, Onofrio Bronzolino è stato trasferito in un altro ospedale per sicurezza. Al passaggio dell&#8217;ambulanza in cui c&#8217;era il 52enne, è scattata la rabbia di familiari e amici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il video</h2>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Civico di Palermo, trasferito l&#039;uomo che ha incendiato la compagna: la rabbia dei familiari" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/qCJ34hopz7s?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>
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