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	<title>TAGLIO BASSO Archivi - Quotidiano di Palermo</title>
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	<description>Qdp - Giornale di informazione: una finestra su Palermo</description>
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	<title>TAGLIO BASSO Archivi - Quotidiano di Palermo</title>
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		<title>Avere 20 anni a Palermo tra università, lavoro e futuro: i dubbi e le speranze di Alessandro e Sofia</title>
		<link>https://quotidianodipalermo.it/avere-20-anni-palermo-tra-universita-lavoro-futuro-dubbi-speranze-alessandro-sofia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Padellaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Sep 2026 12:34:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[TAGLIO BASSO]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una città che si ama, ma che non sempre riesce a offrire le condizioni per costruire qui il proprio domani</p>
<p>L'articolo <a href="https://quotidianodipalermo.it/avere-20-anni-palermo-tra-universita-lavoro-futuro-dubbi-speranze-alessandro-sofia/">Avere 20 anni a Palermo tra università, lavoro e futuro: i dubbi e le speranze di Alessandro e Sofia</a> proviene da <a href="https://quotidianodipalermo.it">Quotidiano di Palermo</a>.</p>
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<p>Vent’anni <strong>Palermo </strong>possono essere tante cose insieme. Una città in cui crescere, studiare, uscire, innamorarsi e immaginare il futuro. Ma anche una città che, quando arriva il momento di cercare un lavoro o conquistare un po’ di autonomia, può mettere davanti ai giovani più di qualche ostacolo.</p>



<p>A raccontare <strong>Palermo</strong>, con gli occhi di due poco più che 20enni, sono <strong>Alessandro Ganci e Sofia Cangemi</strong>, due giovani con percorsi diversi, ma alle prese con alcune delle stesse amletiche domande: <strong>restare o partire?</strong> Studiare qui o cercare altrove? Quanto pesa il lavoro sulle proprie scelte? E soprattutto: <strong>Palermo può davvero diventare il posto in cui costruire la propria vita?</strong></p>



<p>Per <strong>Alessandro</strong>, 24 anni, «non è facilissimo essere ventenne a <strong>Palermo </strong>in questo momento storico. Penso &#8211; dice il giovane &#8211; che la città abbia una seria carenza di spazi di aggregazione, pubblici e privati, e che le istituzioni non si muovano in tal senso per restituire o dare spazi a noi».</p>



<p>Ma il problema non riguarda soltanto il tempo libero. «Anche lavorativamente parlando non è facile &#8211; racconta -. Più volte mi sono messo d’impegno nel cercare qualche impiego (anche part time) per darmi più autonomia economica ma <strong>non si trova nulla</strong> se non a condizioni davvero difficili. Mettere insieme un piccolo guadagno ed equilibrare lavoro/studio e attività ricreative (banalmente cercare il “che fare”) sembra sempre una sfida abbastanza pesante».</p>



<p>Anche <strong>Sofia</strong>, 21 anni, parla di una città fatta di contrasti. «Essere ventenne a <strong>Palermo </strong>è un’esperienza contrastante &#8211; ammette -. Dal punto di vista sociale definirei calorosi e accoglienti le persone della mia città, da altri punti di vista è una città un po’ lenta, fatta di disorganizzazione che spesso limita molto i miei coetanei».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo studio c’è, il lavoro è il problema</h2>



<p>Se c’è un ambito nel quale entrambi riconoscono a Palermo delle possibilità, è quello della formazione.</p>



<p>«Secondo me, dal punto di vista scolastico sì, <strong>Palermo </strong>offre buoni percorsi di studio, come nel campo universitario ad esempio &#8211; spiega <strong>Sofia </strong>-. Il problema, però, arriva nel momento in cui ci affacciamo al mondo del lavoro. A <strong>Palermo </strong>le opportunità ci sono ma spesso sono basate sulla convenienza del datore di lavoro».</p>



<p>Anche <strong>Alessandro </strong>distingue nettamente i due aspetti. «Il lavoro mi sembra l’aspetto più debole, soprattutto per chi cerca impieghi velocemente e di breve periodo. Dall’altro lato penso che per studiare <strong>Palermo </strong>sia una buona città. Permane l’aspetto delle attività ricreative, però la città rimane bella, con prezzi tutto sommato accessibili e più bassi rispetto al resto d’Italia. Offre un clima mite e possibilità di godere di paesaggi naturali meravigliosi a poca distanza dalla città».</p>



<p>E anche <strong>sull’università il giudizio è positivo</strong>, pur con qualche riserva. «L’università, checché se ne dica, con tutti i problemi che ha, forma talenti e dispone di un <strong>grande campus con strutture anche belle, e una docenza che spesso può essere di grande qualità</strong>».</p>



<p>Il confronto con il resto <strong>d’Italia</strong>, però, secondo <strong>Alessandro </strong>resta evidente. «Per me soffre un po’ il paragone con gli atenei del nord quando si parla di reti di contatti con il tessuto imprenditoriale ed accademico a livello globale, però ci si può lavorare».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Restare, ma a quali condizioni?</h2>



<p>È qui che la domanda sul futuro diventa inevitabilmente una domanda sulla possibilità di restare.</p>



<p><strong>Sofia </strong>non nasconde che l’idea di andare via esista. «La speranza di rimanere c’è, lasciare la famiglia e la propria terra lascia sempre un vuoto nel cuore, però se penso obiettivamente alle opportunità lavorative che offrono all’estero è naturale scendere a compromessi sulla stabilità lavorativa».</p>



<p>Anche le condizioni economiche pesano sulle sue scelte. «Assolutamente sì &#8211; risponde <strong>Sofia </strong>-. Dipende che tipo di lavoro e anche in base alle ore, gli stipendi non sono tanto alti e di conseguenza purtroppo non si può fare granché».</p>



<p><strong>Alessandro</strong>, invece, ha una formazione che guarda già oltre i confini della città. Ha studiato <strong>Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale e ora frequenta una doppia magistrale tra Economia applicata e Sviluppo e Cooperazione</strong>. Il suo percorso, spiega, ha una «vocazione molto internazionale» e potrebbe portarlo a lavorare fuori <strong>Palermo</strong>.</p>



<p>«Da questo punto di vista è chiaro che la mia professione potrebbe portarmi spesso fuori, in maniera alternata o permanente, però se potessi conciliare questa propensione che ho verso l’estero e la vocazione per lavorare in progetti che abbiano un reale riscontro sociale, <strong>Palermo </strong>non mi dispiacerebbe come città dove vivere. D’altronde è la città in cui sono cresciuto e dove vorrei poter costruire qualcosa di stabile nella mia vita. È tutto un forse, dovrei poter trovare qualche impiego che mi permetta di fare queste cose in maniera abbastanza equilibrata. Difficilotto».</p>



<h2 class="wp-block-heading">La politica: chi prova a cambiarla e chi non si sente rappresentato</h2>



<p>Anche il <strong>rapporto con le istituzioni</strong> racconta due atteggiamenti differenti.</p>



<p><strong>Alessandro </strong>è una persona politicamente impegnata e fa parte di una giovanile di partito a <strong>Palermo</strong>. «Sono una persona molto politica e politicamente esposta. Non si può e non si deve essere apolitici: al massimo si può essere apartitici, ovvero distanti dai singoli partiti. In ogni caso a me piace aver trovato una comunità politica di riferimento che crede nel cambiamento di questa città».</p>



<p>«Purtroppo &#8211; aggiunge <strong>Ganci </strong>&#8211; è difficile poterlo concretizzare, le istituzioni sono spesso molto ferme. Le assemblee di comune e regione sembrano essere due luoghi dove si fa a gara a chi è più assenteista e a chi si prende meno responsabilità, prendendo infine poche decisioni e con un indirizzo politico abbastanza discutibile. Per il resto mi sento parte della città e sarebbe impossibile non sentirsi tale, spero di poter essere più incisivo da questo punto di vista in futuro».</p>



<p><strong>Sofia </strong>vive invece un rapporto molto più distante con la politica. «Non mi sento molto rappresentata dalle istituzioni, non parlo soltanto di <strong>Palermo </strong>ma in generale dalla politica italiana», dice. E aggiunge «Penso che con l’attuale governo non ci sia molto spazio per i giovani».</p>



<h2 class="wp-block-heading">A trent’anni, tra famiglia e paura del futuro</h2>



<p>Poi c’è la domanda che forse più di tutte mette davanti all’incertezza: <strong>come questi giovani palermitani si immaginano tra dieci anni?</strong></p>



<p><strong>Sofia </strong>non nasconde di avere paura. «Il futuro mi spaventa, mi sto impegnando all’università per questo, proprio per cercare di assicurarmi un futuro».</p>



<p>«Spero di avere una famiglia in futuro, nonostante sia preoccupata delle generazioni future che già ad oggi fanno discutere. Ricordiamo tutti i femminicidi o giovani che girano armati. Ho esperienza ogni giorno con ragazzini che già in età precoce sentono il bisogno di sentirsi grandi: sono docente esperta in una scuola professionale e purtroppo sento ogni giorno esperienze di alcune mie alunne».</p>



<p><strong>Alessandro</strong>, invece, sembra non avere grosse paure: «Non mi spaventa tanto il futuro, almeno non quello mio personale. Mi preoccupa a livello generazionale, collettivo diciamo, come società e umanità. Sento però che il mio futuro è ricco di sfide ed esperienze che sono pronto ad accettare, mi stimola diciamo, piuttosto che spaventarmi». </p>



<p>E una <strong>famiglia</strong>? Sì, anche per lui è un desiderio. «Beh sì idealmente mi piacerebbe poter costruirmi una famiglia un giorno. Non so se 30 anni è una meta realistica per pensare a un obiettivo del genere, perché mi sembra che le scelte di questo tipo oggi vadano tardando sempre di più negli anni. Però sì, mi piacerebbe, magari qui a <strong>Palermo</strong>. Non so a che condizioni, né in che modo, però diciamo utopisticamente se potessi meccanicamente manipolare tutte le variabili della mia vita, forse sì».</p>
<p>L'articolo <a href="https://quotidianodipalermo.it/avere-20-anni-palermo-tra-universita-lavoro-futuro-dubbi-speranze-alessandro-sofia/">Avere 20 anni a Palermo tra università, lavoro e futuro: i dubbi e le speranze di Alessandro e Sofia</a> proviene da <a href="https://quotidianodipalermo.it">Quotidiano di Palermo</a>.</p>
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